Tav. E’ scattata l’ora x per i grillini. Si giocano tutto in queste ore

Politica

Tav o no Tav? Sì Tav. Il premier Conte, rispondendo al “question time” alla Camera è stato chiaro, confermando la posizione espressa due giorni fa sull’argomento: “Costerebbe più interromperla, dati i pregressi accordi internazionali e la volontà francese di continuarla”.

Ma se Salvini ha segnato un altro punto a suo favore, le ripercussioni su Palazzo Chigi saranno dirompenti.
Che succederà in casa grillina? Di Maio ha ribadito il suo laconico no alla Tav, ma si tratta di una strategia debole, del ruggito del topo, del comizio del perdente. La sua base e i suoi vertici schiumano rabbia. Questa rischia di essere la classica goccia che farà traboccare il vaso.

Già sabato, i comitati per No-Tav scenderanno in piazza, e i manifestanti marceranno verso i cantieri al centro dei recenti episodi di cronaca. Si temono nuovi scontri. Per gli organizzatori la comunicazione di Conte è “istigazione alla violenza”, mettendo già le mani avanti sugli esiti cruenti della mobilitazione.

La giunta Appendino poi, vacilla. Insediatasi per rappresentare i territori e, tra l’altro, la loro volontà di opporsi alla Tav, adesso sembra destinata a perdere pezzi per strada. 5 consiglieri hanno minacciato le dimissioni.
E i deputati e senatori pentastellati? Di Maio, da oggi, ha un problema, anzi un macigno. Ingoiare il cambiamento di rotta del governo di cui fa parte, accettare il “tradimento” di Conte, la direzione imposta da Salvini (si legga nuova leadership), continuare a indebolirsi, tradendo una dopo l’altra tutte le battaglie ideali, o reagire. Ma come?

Reagire sul piano emotivo o ideologico vuol dire far cadere il governo. Spostarsi su altre battaglie, vuol dire puntellare un esecutivo a perdere, per il Movimento.
Scelte non facili, tenendo presente che Fico, Di Battista bussano alla porta e la schiera dei parlamentari dissidenti si ingigantisce.

Tav, Tap, inceneritori, consultazioni amministrative flop (dall’Abruzzo alla Sardegna), giustizia, sicurezza, giochetto europeo filo-casta (il teorema Bruxelles), al servizio dell’inciucio popolari-socialisti-liberali (smentendo le posizioni originali del Movimento, anti-Ue, anti-casta, anti-euro, forse ancora più estreme rispetto a quelle di Salvini), forse è veramente troppo per un partito.

Certo, il caso Russia e le autonomie saranno un ulteriore banco di prova per la tenuta del governo e per riequilibrare l’asse interno.
Ma come sembra, sulle autonomie si arriverà ad un ennesimo compromesso, e su Savoini Conte ha gettato molta acqua sul fuoco.
Si è notata infatti, l’assenza dei senatori pentastellati durante il discorso del premier. Un’assenza pesante, ma anche qui, è parsa una reazione viscerale, non politica, che ha offerto argomenti all’opposizione.
I giorni che verranno saranno decisivi non solo per il governo, ma pure per il futuro dei grillini.

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