Nasce il Conte 2.0: il “gran rifiuto” di Di Maio a Salvini e le mosse in campo

Politica

“La Lega mi ha proposto di propormi come premier per il M5s e mi ha informato di averlo comunicato anche a livello istituzionale. Li ringrazio con sincerità ma con la stessa sincerità dico che penso al bene di questo Paese e a non me”. Queste le parole pronunciate dal leader 5 Stelle Luigi Di Maio all’uscita dal colloquio con il Presidente della Repubblica al termine del secondo giro di consultazioni.

Il premier uscente Giuseppe Conte ha ottenuto il mandato per formare un nuovo governo, un Conte 2.0 sostenuto da una nuova maggioranza M5S, Pd e probabilmente anche Leu. 

Ma perché Di Maio ha voluto ufficializzare le indiscrezioni circolate in questi giorni relative all’offerta ricevuta dal Carroccio di andare a sedersi sulla poltrona di Conte a capo di un nuovo esecutivo gialloverde? 

Il ringraziamento alla Lega è sembrato a molti un messaggio riferibile ai nuovi alleati del Pd e svela come nel Movimento l’alleanza con la Lega non fosse da tutti considerata del tutto archiviata. C’è chi addirittura riferisce di un forte pressing di una parte dei 5S a Di Maio rivolto a considerare la proposta di Salvini e ripartire con la vecchia maggioranza senza Conte. Pressing che avrebbe visto in primo piano il sottosegretario Buffagni, il ministro Fraccaro e Gianluigi Paragone, l’unico che si è espresso chiaramente contro l’accordo col Pd fino a minacciare di lasciare il Movimento. Soluzione,quella di una nuova alleanza col Carroccio, che inoltre non sarebbe dispiaciuta ad Alessandro Di Battista.

Ma Di Maio l’ha accarezzata o no l’idea di sedersi a Palazzo Chigi? Il fatto che abbia voluto dichiarare pubblicamente di aver “rifiutato” l’offerta dei leghisti, sembra tanto l’avvenuta certificazione di un sacrificio personale fatto per favorire la nascita del nuovo esecutivo giallorosso. Della serie: “Se avessi voluto avrei potuto essere premier con Salvini”.

Il leader pentastellato punta a rientrare nel nuovo governo con un nuovo ruolo da vicepremier nonostante il Pd abbia messo dei paletti ben precisi.

Stavolta infatti Conte non entrerebbe in gioco come “notaio” del contratto di governo ma come rappresentante del Movimento 5 Stelle, ragione per cui, a detta dei dem, non vi sarebbe motivo per assegnare ai grillini anche la vicepresidenza del Consiglio.

Per quella poltrona sono in corsa il vicesegretario Pd Andrea Orlando, o in alternativa Dario Franceschini, dato anche come papabile successore di Salvini al Viminale, dove però resta in sella anche il capo della Polizia Franco Gabrielli. C’è poi chi non esclude un ritorno al Ministero degli Interni di Marco Minniti per rassicurare chi teme una riapertura indiscriminata dei porti alle navi Ong ed una forte ripresa degli sbarchi. Soluzione però quella di Minniti, poco gradita ai renziani.

A Di Maio sarebbe destinato il Ministero della Difesa, ma il leader 5Stelle sembra voler restare nella cabina di regia di Palazzo Chigi.

Sarà questo il principale nodo da sciogliere nei prossimi giorni. L’aver voluto evidenziare la mancata accettazione della proposta di premiership avanzata da Salvini insomma, potrebbe essere messa sul piatto delle trattative per rimarcare come il leader si sia “sacrificato” per favorire l’alleanza col Pd, allontanare le elezioni e riportare i dem nelle stanze del potere.

E dopo aver rinunciato a fare il premier, come negargli anche il diritto di restare vice di Conte? Capiremo nelle prossime ore chi la spunterà in questa partita a scacchi, ma certo è che rinunciare alla vicepremiership per il leader pentastellato suonerebbe come una sconfitta.

Ciò che Di Maio non può permettersi di fronte ad un Conte che sembra ormai proiettato verso un ruolo da leader all’interno del Movimento con la benedizione dello stesso Beppe Grillo e della maggioranza dei gruppi parlamentari.

Ma l’intenzione di Di Maio è sembrata anche quella di smontare la narrazione di Salvini, che ha parlato di una crisi motivata dai troppi no dei % Stelle e dal sospetto di un accordo sotterraneo col Pd per bloccare i progetti della Lega. Se è vero tutto questo, perché dunque il leader del Carroccio avrebbe fatto di tutto per rimettere in piedi il governo gialloverde arrivando ad offrire a Di Maio la poltrona di Conte? 

 

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