Governo giallorosso: li unisce Greta, Carola, Robespierre e il transumanesimo

Politica

Si può avere fiducia di un ceto dirigente che cambia bandiera ogni mese, si sposta col vento che passa e che dice tutto e il contrario di tutto? E si può confidare in leader unicamente mediatici che, per la poltrona, danno luogo a transumanze vergognose?

E’ vero, è acclarato, per il nuovo rapporto tra media, società e politica, ormai i partiti si sono definitivamente trasformati in soggetti commerciali, che occupano un brand, coprono i loro target col marketing elettorale e utilizzano, non credono più negli argomenti, nei valori che dicono di servire… visto che li tradiscono per primi.
Solo così si spiegano i voli pindarici, le trasformazioni copernicane, i mutamenti di pelle così disinvolti.
Ma quando è troppo è troppo. Pure per l’analista-osservatore.

Conte, aveva promesso in Parlamento che la sua esperienza si sarebbe conclusa, se fosse finito il suo (primo) governo e sarebbe tornato a fare l’avvocato. E invece no: nel giro di poco, sta guidando l’operazione “Di Maio-Zingaretti-Renzi”, con estrema e compassata spavalderia, annunciando addirittura una nuova stagione riformatrice, un nuovo umanesimo, dopo essere stato il premier del cambiamento. Da “avvocato del popolo”, come abbiamo scritto prima di molti, ad “avvocato del ceto politico, delle lobby”, che hanno paura del voto e di Salvini.

E i 5 Stelle? Fieri oppositori del partito delle banche, di Bibbiano, della casta, dei corrotti, cioè dei dem, puniti col referendum del 4 dicembre e col voto del 4 marzo, che ad agosto si mettono a fare il governo proprio con loro, con lo scopo di essere “contro”. E gli stessi dem, alternativi al populismo gialloverde, rappresentanti del buono, del giusto, dell’etica, della morale, professionisti dell’umanità, che tornano al potere, purché Di Maio chieda scusa e si attui una politica di svolta, di discontinuità, rispetto a qualche mese fa.

Tutto grottesco, senza senso, senza coerenza. E che dire di Salvini? Che mette in crisi il suo governo dalla spiaggia, dal Papeete, gridando a un golpe a cui andandosene ha spianato la strada? Solo per capitalizzare un elettorato di piazza che col tempo svanirà. Perché è tutto liquido, consenso, gradimento. E gli italiani, è il nostro dna, si affidano sempre al salvatore di turno della patria, purché soddisfi tutte le loro aspettative, esigenze, interessi; per poi riservare un piazzale Loreto per deresponsabilizzarsi, quando ciò non accade: è successo con Berlusconi, con Renzi, succederà pure con Salvini.

Lega e 5Stelle incarnavano quello che gli esperti chiamano “populismo-sovranista”. La loro non era un’unione contro natura. Insieme avevano vinto in omaggio alla nuova categoria politica “alto-basso”, popoli contro caste; identità culturali, storiche religiose contro globalizzazione; sovranità contro economia finanziaria. Una categoria, che da Trump alla Brexit, ha sostituito la vecchia dicotomia “destra-sinistra”, usurata e tramontata.

Avrebbero potuto, secondo gli esperti, far nascere una “nuova ideologia italiana”, dando il meglio delle loro storie: la Lega portando in dote l’identità, la tradizione, la religione, le ricette sulla sicurezza, l’immigrazione, l’anti-Ue. Come stava iniziando a fare. I pentastellati avrebbero portato in dote la moralizzazione della vita pubblica e un nuovo Welfare, una nuova visione dell’economia, di politica industriale italiana, una nuova ridefinizione del pubblico, da decenni combattuto e umiliato da un ultraliberismo fallimentare.

La stessa concezione contrattuale, non era e non è, un errore, ma un elemento nuovo: due partiti diversi che non scrivono un compromesso (che produce inevitabilmente un annacquamento dei valori e dei programmi), ma che trovano una sintesi sulle cose da fare. Il contratto, con la caduta del governo gialloverde, non ha evidenziato i suoi limiti, è stato soltanto tradito dal ritorno degli interessi di parte e di bottega, in questo caso specialmente del partito di Salvini.

Invece, con l’alleanza giallorossa, lasciando da parte le ragioni su cui si fonda il governo e che abbiamo già esposto, sul piano dei contenuti, daranno il peggio di loro e il peggio all’Italia. Il Pd, col pretesto della rottura con le scelte di Salvini, esprimerà tutto il suo livore ideologico, accentuando la sua identità di partito liberal, radicale di massa. Con politiche liberiste, in economia, laiciste sui temi etici, ultraeuropeiste in politica estera, e ultragarantiste in materia di giustizia. Medesimo percorso quello dei grillini (che con la Lega si frenavano): che faranno emergere i loro contenuti nichilisti sul piano valoriale, il loro utopismo sul piano economico, la loro mistica ecologista.

Li unirà Greta, Carola, la New age, Robespierre. Altro che nuovo umanesimo, la loro punta di diamante sarà il transumanesimo: il gender, le adozioni gay, i matrimoni arcobaleno, la liberalizzazione delle droghe, l’eutanasia etc. E vedremo se qualche pentastellato o dem con ancora la testa sulle spalle, potrà accettare, ingoiare, l’incontro tra la Tav e l’anti-Tav, la decrescita felice e lo sviluppo economico.

Ma il danno più grande sarà che il Conte-2 contribuirà al ritorno della vecchia dicotomia “destra-sinistra”: una sinistra 5Stelle-Pd benedetta da Grillo, Renzi e Zingaretti, e una destra restituita all’opposizione (Lega, Fdi e Fi).

Bipolarismo che in 25 anni non è riuscito a governare la modernità, perché minato al suo interno. Coalizioni speculari-Brancaleone, con dentro tutto e il contrario di tutto: liberisti e statalisti, nazionalisti ed europeisti, cattolici e laici, liberali e riformisti, conservatori e progressisti. Schieramenti senza omogeneità culturale e quindi, senza governabilità coerente. Con i risultati nefasti che la seconda Repubblica dal 1994 ha prodotto. E la terza, abortita col Conte-1, rischia di essere peggiore col Conte-2.

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