Centro2.0. Conte, Berlusconi, Renzi, Calenda: è iniziata la guerra di occupazione

Politica

Centro di gravità permanente oppure ombelico del “mondo”. Sparito dai luoghi geografici e politici della cosiddetta seconda e terza Repubblica, sta inesorabilmente tornando di moda. Dalla Dc “partito unico dei centristi” ai “centristi negli altri partiti”, questo luogo è stato sempre visto come il viatico e il portafortuna per far vincere i poli contrapposti.

E anche adesso, dopo la parentesi gialloverde, “polo populista-sovranista” (Lega e 5Stelle) contro “opposizione liberal e radicale di massa” (Fi, Pd), con Fdi nel mezzo (sovranisti e d’opposizione), col nuovo governo giallorosso, le categorie classiche sono in netto recupero: “Nuova sinistra” (5Stelle e dem) e “destra-modello 1994” (Fi, Lega e Fdi).

Ma al conto manca un pezzo non da poco: in molti, in tanti (è la loro strategia), non possono permettersi di lasciare sguarnito il centro, ammesso che esista ancora in termini elettorali. Centro lasciato troppo libero dalla radicalizzazione degli ultimi anni.
Da giorni, infatti, è partita la guerra per la conquista del centro.

Ci sta pensando Fi, per evitare che la zona venga presidiata dalle truppe renziane. Berlusconi e i suoi (salvo gli amici della Carfagna che ha fatto in proposito, una cena ritenuta pericolosa, forse filo-Renzi), non è una novità, lavorano alla ricomposizione di un’area liberale, cristiana, moderata e filo-europeista, capace di depurare e ammorbidire l’egemonia sovranista di Salvini, ritenuta troppo estremista, ideologica e invisa a Bruxelles.

Ci sta pensando il premier Conte, con l’appoggio della Cei e di buona parte del mondo imprenditoriale e del civismo. Il premier da notaio ad arbitro del governo gialloverde, è oggi ben saldo in sella. E’ stato capace di presiedere il governo più a destra della storia repubblicana e ora il governo più a sinistra. La sintesi di questi due estremi è, non a caso, il centro.

Conte è l’immagine-simbolo di un centrismo mediatico, compassato, forte proprio nella mediazione (qualcuno lo legge come relativismo, come arte del reale possibile, come pure trasformismo, ma sa di perfetta autobiografia della nazione).

Renzi con la sua “Italia viva”, fresca di fabbrica, è convinto di tornare ai fasti del suo partito d’origine, il Ppi che poi ha contribuito a fondare il Pd. Stesse parole d’ordine (con qualche ingrediente più progressista) di Conte e del Cavaliere: partito liberale, riformatore, cristiano-sociale. Certamente, appena completata l’operazione di acquisizione dei suoi fedeli alla Camera e al Senato, condizionerà dall’esterno il governo, e dall’interno il Pd zingarettiano (grazie all’azione dei suoi Cavalli di Troia, dalla Ascani a Lotti, a Marcucci, restati, come pare, nella casa del padre-dem).
Il sogno di Renzi, oltre a sostituire ed eliminare politicamente Conte dal centro, è arrivare ad una sorta di Ulivo2.0: un centro-progressista (guidato e gestito da lui), alleato di una sinistra democratica (il Pd), maggiormente in grado di dialogare con Leu e riavvicinare la ditta (D’Alema, Bersani).

Liberale, cristiano, europeo, erano le stesse parole d’ordine di Calenda. Sparito dalle recenti cronache. Che farà? Certamente Renzi l’ha spiazzato e svuotato.
In vista del voto (c’è tempo) si vedrà chi vincerà questa guerra. Di generali centristi ce ne sono parecchi, bisognerà vedere se esistono gli eserciti centristi.

Al momento nessuno di loro si cimenterà con liste alle regionali che incombono, Renzi nemmeno a pensarlo. La sua parola d’ordine è visibilità e organizzazione. Tanto le politiche ci saranno solo dopo la scelta del successore di Mattarella.
Ma la politica è una scienza particolare, fatta di cicli e di eterni ritorni. E l’Italia è famosa per la moviola. Partiti che si fondono e poi vanno al punto di partenza. Due casi di scuola, guardando indietro: Fi e An, ad esempio, si sono messi insieme, hanno varato il Pdl, poi hanno litigato, si sono scissi e hanno ripreso le vecchie sigle, il Cavaliere ha rispolverato Fi e la destra Fdi-An.

Medesimo giro di giostra a sinistra: Ppi e Ds (già Pds), hanno dato vita al Pd e poi sono tornati all’origine: Renzi con Italia viva (simil-Ppi), Ds con il Pd verso Leu e la ditta.
Peculiarità italica o anomalia?

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