Cashbakc, parla Rinaldi (Lega): “Cosa rischiano i cittadini”

Interviste

Cashbakc e “bonus befana” sarebbero queste le misure messe in campo dal governo per combattere l’evasione fiscale. Il cashback punta a scoraggiare i pagamenti in contanti a favore di quelli elettronici, tracciabili e sicuri, in modo tale da far emergere il nero. Il bonus invece consisterebbe in un premio per i soggetti che nell’anno precedente avranno speso di più in moneta elettronica. Una strategia che non piace ad Antonio Maria Rinaldi, europarlamentare della Lega, economista, animatore del sito Scenari Economici che abbiamo intervistato.

Le piace la proposta del cashback e ritiene che sia una soluzione giusta per combattere l’evasione?

Ricorda come Fantozzi definiva la famosa corazzata? Ebbene, io penso la stessa identica cosa di questa misura del governo. La vera evasione non è quella dei cittadini ma quella delle multinazionali che si nascondono dietro i paradisi fiscali. Non mi pare però che ci sia qualcuno deciso ad andare a mettere il naso da quelle parti. Non si scoraggia l’evasione obbligando i consumatori a pagare il caffè con la carta di credito. Poi se vogliamo c’è anche una questione di privacy nella tracciabilità di ogni tipo di acquisto, dal negozio di alimentari fino al giornalaio. In questo modo c’è il rischio di ‘schedare’ il cittadino, i cui dati potrebbero essere poi facilmente venduti per finalità commerciali fino all’altra parte del mondo. E questo senza entrare poi nel merito delle transazioni, dei costi per gli utenti e dei ricavi per le banche”.

C’è chi intravede dietro questa misura un regime di polizia fiscale, ovvero la pretesa di controllare ogni centesimo che esce dalle tasche dei cittadini. C’è dunque una privazione della libertà personale?

“La moneta secondo me è anche simbolo di libertà. Quindi difendere il diritto del cittadino di poter spendere i suoi soldi come meglio crede significa essere liberi. In Italia i cittadini sono trattati tutti come potenziali evasori quando la stragrande maggioranza invece lavora onestamente e paga le tasse. Questo principio è a mio giudizio antidemocratico. Deve essere lo Stato a scoprire l’evasore, non tocca al cittadino dimostrare di non esserlo”.

Quindi quello del contante sarebbe un falso problema?

“E’ sbagliato il principio di partenza. L’evasione non si combatte limitando il contante ma abbassando le tasse con una loro più equa distribuzione. Questa la vera sfida da vincere. Ma mi pare che questo governo da questo orecchio non ci senta proprio preferendo il ricorso a misure destinate a rendere ancora più complicata la vita delle persone.”

E per quanto riguarda il “bonus befana”? 

Questo bonus in realtà dovrebbe essere un credito di imposta da applicare al superamento di certe soglie che mi pare siano però alla portata di chi è in condizione di spendere di più. Quindi alla fine a beneficiarne saranno i grandi acquirenti, non certo i normali cittadini. Ancora una volta ci troviamo di fronte a provvedimenti ritagliati su misura per le elite, non per i lavoratori che sono la grande maggioranza del popolo italiano. 

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