Un altro Matteo l’incubo di Conte: servizi segreti e dintorni

Politica

Sembra proprio che il premier Giuseppe Conte sia destinato a non trovare pace con gli alleati.

Se prima l’incubo si chiamava Matteo Salvini con le sue politiche anti-europeiste, adesso ha assunto le sembianze di Matteo Renzi, ex segretario del Pd e ora a capo di Italia Viva movimento nato dalla scissione dei dem che per ora può esercitare un forte peso sul governo grazie ad un nutrito numero di parlamentari.

Da giorni i due hanno inscenato un duello a distanza, con Conte che ha criticato l’eccessivo protagonismo di Renzi. Il quale da parte sua ha fatto capire a chiere lettere che, pur non avendo nessuna intenzione di mettere in crisi l’esecutivo, non si farà relegare ai margini della maggioranza.

L’ultimo pesante attacco del leader di Italia Viva al Presidente del Consiglio è arrivato con l’invito formale a chiarire la vicenda “Russiagate”, ovvero gli incontri avuti dal capo del Dis Gennaro Vecchione con il ministro della giustizia americano William Barr e il procuratore John Durham , avvenuto a Roma in un luogo diverso dall’ambasciata Usa.

Barr avrebbe sollecitato un aiuto dei servizi italiani per fare chiarezza sul Russiagate, ovvero le presunte interferenze russe sulle elezioni americane, ma lo avrebbe fatto aggirando tutti i protocolli previsti in questi casi. Sulla vicenda sta indagando il Copasir. 

Renzi ha invitato Conte a chiarire l’intera vicenda al Copasir e nel contempo lo ha sollecitato a liberarsi della delega ai servizi segreti affidandola ad un “professionista”. 

Intervistato da Lucia Annunziata nel programma In Mezz’Ora su Raitre, Renzi ha attaccato: “I Servizi segreti italiani vanno messi in condizione di lavorare perché da loro dipende la vita dei nostri connazionali rapiti all’estero, delle operazioni di contro-proliferazione del terrorismo e sono in stragrande maggioranza degli straordinari professionisti – ha detto per poi aggiungere- Aisi e Aise sono professionisti eccezionali. Personalmente penso che il presidente del Consiglio, in generale e nello specifico quello di adesso, farebbe bene a dare la delega dell’Autorità delegata ai Servizi. Suggerisco, nell’interesse del presidente del Consiglio, di avere un signor professionista che si occupi di queste cose e di non metterci sempre lui in mezzo”.

Parole pacate, per dire che Conte non ha le competenze giuste per gestire una delicata materia come quella legata ai servizi di intelligence. Il premier da parte sua ha però già smentito di voler cedere la delega impegnandosi in prima persona a fare chiarezza sulla vicenda.

Tutti sanno quanto Renzi tenga al comparto della sicurezza, più di qualcuno ha collegato il suo impegno a far nascere il governo giallorosso proprio all’esigenza di non restare tagliato fuori dalle nomine che a breve interesseranno diversi settori, da quello della sicurezza appunto,  a quello dell’energia finendo con le società partecipate dallo Stato. E, guarda caso, la strategia renziana è stata sempre quella di puntare sui “professionisti”. Di area, ma pur sempre professionisti non politici. 

Il sospetto che serpeggia nella maggioranza, soprattutto nel Pd, è che Renzi voglia creare una sorta di “opposizione interna” . Non a caso per il momento ha detto che non interverrà nei tavoli di governo, quelli dove si assumono le decisioni, nonostante il pressing dello stesso Conte che pensa così di legarlo alle scelte di governo.

Invece l’ex leader dem sembra deciso a tenersi le mani libere, affidando le trattative di governo a Ettore Rosato e Teresa Bellanova, ma senza precludersi la possibilità di dire la sua in contrasto con il resto della maggioranza. Sperando così di far crescere il suo movimento anche dal punto di vista elettorale (oggi è valutato intorno al 5-6%).

Infatti se l’altro Matteo, cioè Salvini, stando nel governo era costretto a giocare a “carte scoperte”, il ruolo di Renzi è ancora più insidioso, grazie proprio al fatto di essere “battitore libero” e quindi di poter agire in maniera quasi indisturbata.

E dentro il Pd c’è chi è deciso ad andare allo scontro con l’ex premier, vedi Orlando e Franceschini, e chi, come gli ex renziani rimasti nel partito, vuole mantenere un dialogo costruttivo con l’ex premier.

Insomma per Conte il terreno della maggioranza diventa ogni giorno di più un campo minato. E c’è chi vede le premesse di una “guerra di nervi” che potrebbe presto far deflagrare il governo come avvenuto a quello gialloverde. Anche se difficilmente si troverà qualcuno disposto ad insossare i panni del Salvini della situazione.

Ma sono talmente tanti i dossier divisivi per la maggioranza, dalla riforma della giustizia allo ius culturae, passando per l’abbassamento delle tasse, la patrimoniale, l’immigrazione, il rilancio delle infrastrutture ecc. che navigare a vista per Conte sembra impresa quasi proibita. 

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