Governo, parla Geloni: “Renzi è debole, non farà cadere Conte”

Interviste

Alta tensione nel governo fra il premier Giuseppe Conte e il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Da giorni i due hanno inscenato un duello a distanza, con Conte infastidito dal protagonismo eccessivo dell’ex leader dem, e Renzi che sembra volersi ritagliare il ruolo del capo dell’opposizione interna alla maggioranza. Ovviamente c’è chi si chiede quanto il governo potrà durare in queste condizioni. Lo abbiamo chiesto a Chiara Geloni, politologa, responsabile del sito online di Articolo 1, molto vicina a Pierluigi Bersani e autrice di Titanic, come Renzi ha affondato la sinistra.

Sembra proprio che il nome “Matteo” non porti bene al premier Conte. Prima c’era Salvini, adesso Renzi a creargli problemi. E’ così?

“Sì, anche se va detto che al primo Matteo, cioè Salvini, non è andata tanto bene, quindi non porta fortuna fare i bastian contrari a tutti i costi. Mi sembra comunque che si stia dando troppa importanza al Matteo di oggi, come forse se ne è data troppa al Matteo di prima”. 

Il paragone di Andrea Orlando fra la Leopolda di Renzi e il Papeete di Salvini ci sta?

Orlando ha detto una cosa sacrosanta, ossia che gli ultimatum sono sempre antipatici, sia che arrivino dalla Leopolda, sia che partano dal Papeete. Mi sembra un discorso ineccepibile. Ho visto che qualcuno ha reagito in maniera scomposta, come se Orlando avesse bestemmiato la Leopolda. Ora, con tutto il rispetto per chi ci va, non mi risulta sia stato ancora riconosciuto come luogo sacro. Non dimentichiamo poi che in questi anni la kermesse renziana è stato un luogo dove si è sperimentata sempre molta autoesealtazione collettiva e dove spesso si sono dette delle parole fuori posto”.

Renzi sta diventando l’elemento di disturbo della maggioranza? Non era però prevedibile?

Siamo in presenza di un governo nato molto in fretta, da una coalizione che fino al giorno prima veniva da molti considerata impossibile, quindi credo che una fibrillazione sia comunque fisiologica. Alla fine non drammatizzerei più di tanto”.

Molti osservatori ritengono che l’obiettivo di Renzi sia quello di giocare un ruolo attivo nella prossima tornata di nomine che riguarderanno diversi comparti, da quello della sicurezza a quello dell’energia finendo con le numerose partecipate. E’ così?

Renzi è uno dei senatori che sostiene il governo, non si può interpretare la politica unicamente sulla base di ciò che vuole o non vuole fare. Lui ovviamente vorrà avere voce in capitolo, allo stesso modo di come vorranno averla tutte le altre componenti che fanno parte della maggioranza. E’ un discorso di coalizione. Tutti sono necessari per tenerla in vita, ma nessuno ha in mano le chiavi per far cadere l’esecutivo. Renzi farà ciò che vuole, ci saranno delle trattative fra le forze di maggioranza sui contenuti dei provvedimenti e le nomine da fare, costerà caro ciò che ognuno riuscirà ad ottenere nell’ambito di una mediazione. Renzi non può diventare un incubo”.

Ma di fatto lo è, o no?

“Guardi, a me sembra che lo si stia gonfiando troppo a livello mediatico. Anche Fornaro o Speranza se volessero potrebbero creare problemi alla maggioranza, alla stessa identica maniera di come fa lui. Tenga conto poi che Renzi si sarebbe fatto comunque sentire anche se fosse rimasto nel Pd, il fatto che sia uscito non vuol dire nulla. Sappiamo tutti come è fatto e quanto ami utilizzare certi toni per stare sui giornali”.

Vede all’interno della maggioranza un asse Renzi-Di Maio contrapposto ad un asse Conte-Zingaretti- Leu?

Può accadere che su alcuni punti vi possano essere convergenze trasversali all’interno della maggioranza. Spesso gli assi si vedono anche dove non ci sono. Ad ogni modo non ci troverei nulla di strano se fra Renzi e Di Maio si dovesse creare un’intesa su determinati temi. Dentro questa coalizione c’è un pluralismo che definirei inevitabile e non è detto sia un male per il governo”.

Intanto il Movimento 5 Stelle porta a casa il taglio dei parlamentari. Pd e Leu non erano contrari? Che ne pensa?

“Personalmente non la ritengo una priorità per il Paese. Si tratta di un provvedimento che non nasce oggi ma è figlio di una precisa strategia resa possibile dalla politica del popcorn che ha favorito il precedente governo gialloverde. La riforma era arrivata già alla soglia dell’approvazione definitiva con i voti di Lega e 5 Stelle e prevedeva un taglio dei parlamentari privo delle necessarie garanzie costituzionali. Garanzie che Pd e Leu hanno invece considerato essenziali. Nessuno si è mai opposto al taglio in linea di principio, parlano gli atti parlamentari, anche perché si tratta di un provvedimento previsto dai programmi elettorali dell’Ulivo e del Pd. Questa riforma andava fatta in un contesto di garanzie costituzionali e di adeguata rappresentanza. Fortunatamente la quarta lettura è arrivata oggi che la maggioranza è cambiata ed è stato possibile inserire le modifiche necessarie. Se fosse stata approvata dalla vecchia maggioranza sarebbe stata una pessima legge. Non dimentichiamo poi che per i 5 Stelle era un punto irrinunciabile, dire di no avrebbe reso impossibile l’accordo di governo”.

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