San Giovanni. La piazza fa bene a Salvini e Salvini fa bene alla piazza?

lunedì, 21 Ottobre 2019
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Dalla risposta a queste due domande dipende il futuro del centro-destra.

Silvio Berlusconi, ad esempio, ha ricordato l’adunata del 2006, quando si parlava di un milione di persone. Ma numeri a parte, quella di sabato scorso (200mila o 80mila, come dichiarato dalla Questura), non può non evocare pure la prima piazza San Giovanni del centro-destra, quella subito dopo il cosiddetto “ribaltone”, quando sul palco c’erano un altro Cavaliere, Casini e Fini, orfani freschi di Bossi, reo di aver fatto cascare il primo governo del Polo della Libertà-Polo del Buon Governo della storia repubblicana del dopoguerra; una caduta con la presunta regia dell’allora presidente Oscar Luigi Scalfaro.

E anche in quell’occasione, le parole d’ordine furono le stesse di due giorni fa: inciucio, poltrone, golpe del Palazzo, del ceto politico che ha paura, golpe della Ue, dei poteri forti, popolo contro élites. E film strautilizzato: “il vero popolo, la vera Italia contro la falsa Italia, quella della sinistra, dell’economia, delle lobby bancarie, del mondialismo, dei giornalisti radical-chic”.

Ma il centro-destra “ridotto”, non tornò al potere, ci furono i governi Dini, Prodi, D’Alema, Amato; e solo nel 2001, dopo elezioni regionali trionfanti, riuscì a riconquistare Palazzo Chigi. Un insegnamento che dovrebbe far riflettere Salvini: la “Reconquista”, per dirlo alla spagnola, si costruisce con la politica, non con la piazza. Formando una classe dirigente, più modello amministrativo del Nord, che non modello improvvisato e populista del Centro-Sud.

Ma riprendiamo la cronaca relativa al buon successo di sabato. Una manifestazione riuscita che, tra l’altro, ha ridicolizzato l’ennesima operazione mediatica e ideologicamente in malafede, di accostare l’attuale centro-destra di opposizione a Casa Pound, al pericolo fascista nazionale e internazionale (russo), evocato ossessivamente dalla tv (Piazza Pulita in primis) e da Repubblica.

Ma il tema è diverso e qui ritornano le domande di apertura.
Questi ripetuti bagni di folla che fa Salvini – va detto – continuano a tenerlo in una dimensione parallela rispetto alla realtà. Come dentro una bolla mediatica e sloganistica, che gli impediscono di agire razionalmente. Noi siamo dentro una Repubblica parlamentare e nemmeno presidenziale. E i giochi si fanno e disfano in modo diverso, rispetto alla narrazione social, alle grida ideologiche e astratte. Ciò spiega, infatti, gli errori del Capitano, a proposito della caduta del governo gialloverde. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico.

E Salvini rischia di far male pure alla sua piazza. Anche lui sta imprigionando (e il tempo è sempre un pericolo per tutti) milioni di voti in un ghetto inutile. Così il centro-destra diventerà unicamente un grande amplificatore vuoto e velleitario: la bandiera di una mega-frustrazione e mega-impotenza di massa. Magari sperando in qualche inciampo di Renzi che sembra tenere in ostaggio e sotto scacco Conte, Di Maio e Zingaretti.

Infine, l’unità del “ritrovato” centro-destra. A San Giovanni abbiamo avuto la rappresentazione plastica delle sue possibilità, potenzialità e dei suoi vulnus.
Era una manifestazione organizzata dalla Lega, a cui sono stati invitati sia Fi, che in un primo momento non voleva partecipare, e la Meloni. Logico poi, che la mission andava cambiata. Infatti, i tre si sono fatti parecchi dispetti: lite sui simboli, sulle bandiere etc. Come inizio non è male.

Ma il dato è tratto e dobbiamo dirlo: Berlusconi sembra fuori schema, troppo legato ad una concezione della politica e dello schieramento “da 1994”. Schema superato: Fi non è più centrale e forte elettoralmente. Il centro-destra e lo si è capito chiaramente a Roma, si avvia a diventare un polo a trazione leghista e sovranista, dati i rapporti di forza odierni. E poi, insistere su magistrati, comunisti, tasse, manette, lo relega a un immaginario ormai sfumato e anacronistico, anche se il pericolo in parte, nel Conte-2 (si pensi alla Manovra) sussiste.

La Meloni, sabato ha rubato la scena, ma resta oscillante tra sovranismo e conservatorismo nazionale. Un ruolo che indebolisce non lei, ma Fdi.
Quindi, Berlusconi e la Meloni saranno solo tollerati da chi ha bisogno di loro per mere esigenze aritmetiche (vincere nelle Regioni dall’Umbria in poi), e da chi ha in mente un listone unico mirato ad assorbirli (dal Vangelo secondo Matteo)?
La questione è complessa e di non facile soluzione. I tre partiti dovranno lavorare molto sul collante, sul mastice, ammesso che le intenzioni unitarie permangano.

Berlusconi fuori gioco? Non proprio, ponendo la questione del centro oggi lasciato libero e oggetto di attenzione da parte di Renzi, Calenda e Conte, la nuova strategia gli può offrire una chance non da poco.
Ma il prezzo sarà non accettare “l’egemonia sovranista” di Salvini.

Questa è la partita di domani. Non a caso Brunetta si è rifiutato di andare a San Giovanni e la stessa Francesca Pascale, molto influente in casa azzurra, ha fatto lo stesso, lanciando un allarme ben preciso. Le unità si costruiscono sui valori condivisi, e l’armamentario, anche se più ammorbidito, che Salvini ha ribadito sabato (Dio-patria-famiglia, sicurezza, immigrazione), che non va incontro all’Europa, alla laicizzazione, alla globalizzazione a ai diritti civili (sensibilità liberal presenti in casa azzurra), rischiano di vanificare una prospettiva in crescita, ma che dalla piazza deve obbligatoriamente passare alla buona politica.

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