“Guerra di spie” fra Conte e Salvini. Putin e Trump “convitati di pietra”

Politica

“Guerra di spie” fra il premier Giuseppe Conte e il leader della Lega Matteo Salvini.

Il Presidente del Consiglio ieri ha riferito al Copasir, l’organismo di controllo parlamentare sull’attività dei servizi segreti, in relazione agli incontri che il ministro della Giustizia americano William Barr avrebbe avuto con i vertici dell’intelligence italiana sul caso Russiagate, incontri avvenuti pare senza rispettare i protocolli previsti e scavalcando di fatto le istituzioni italiane.

Conte era o no al corrente di queste “riunioni segrete”? Al termine dell’audizione ha indetto una conferenza stampa per ribattere alle accuse.

A detta del premier tutto si sarebbe svolto “in piena legalità e correttezza. Con il presidente Donald Trump – ha dichiarato – non abbiamo mai parlato di questa vicenda. Dice dunque il falso chi parla di collegamenti con il suo tweet di sostegno nei miei confronti ad agosto”.

Quanto ai suoi rapporti con William Barr, responsabile dell’Fbi, Conte chiarisce.“Non ho mai parlato con Barr, neanche al telefono”. L’audizione ovviamente è secretata e il premier misura molto attentamente le parole per non oltrepassare il confine fra ciò che può essere rivelato e ciò che invece non può trapelare.

Come riportato dall’Ansa a detta di Conte “Barr chiedeva uno scambio preliminare di informazioni con la nostra intelligence per verificare l’operato di agenti americani in Italia nel 2016. In particolare, l’oggetto di interesse era Joseph Mifsud, il docente maltese di stanza in quel periodo alla Link Campus University e che ha agganciato George Papadopoulos, consulente dell’allora candidato alle presidenziali Trump, per passargli la notizia che i russi avevano email hackerate ad Hillary Clinton. E’ uno dei punti di partenza del rapporto Mueller che ha fatto emergere contatti tra lo staff di Trump ed i russi. Per il presidente Usa Mifsud era un agente provocatore che voleva incastrarlo dimostrando che si era avvalso dell’aiuto di Mosca per essere eletto”.

Il presidente del Consiglio spiega inoltre che “il primo viaggio di Barr a Ferragosto, quando ha incontrato il direttore del Dis, Gennaro Vecchione, è servito  a definire il perimetro della collaborazione e chiarire le informazioni richieste. Poi c’è stato il secondo il 27 settembre, alla presenza anche dei direttori di Aise ed Aisi. Abbiamo chiarito, alla luce delle verifiche fatte, che la nostra intelligence è estranea a questa vicenda; estraneità che ci è stata riconosciuta dai nostri interlocutori che non avevano elementi di segno contrario”.

Tuttavia il premier ha ammesso che criticità in questa vicenda ci sono state e che sarà sua cura fare in modo che non si ripetano più. Come? Accettando la proposta di Matteo Renzi di istituire una cabina di regia per ciò che riguarda la gestione dei servizi segreti evitando che ad occuparsi di intelligence sia unicamente il Presidente del Consiglio? Strada che Conte avrebbe già scartato ma che potrebbe rappresentare un altro serio motivo di conflitto con il leader di Italia Viva che più volte in questi giorni ha invitato il primo ministro a fare chiarezza sull’affair Barr.

Poi però Conte è passato all’attacco e, prendendo spunto dal servizio giornalistico trasmesso dal programma Report sui rapporti fra Mosca e la Lega ha attaccato il leader dell’opposizione Matteo Salvini.

“Siamo al di là di un’opinione o di una sensibilità istituzionale – ha detto – forse Matteo Salvini dovrebbe chiarire che ci faceva con Gianluca Savoini, con le massime autorità russe, il ministro dell’Interno, il responsabile dell’intelligence russa. Dovrebbe chiarirlo a noi e agli elettori leghisti. Dovrebbe chiarire se idoneo o no a governare un Paese”.

Salvini ovviamente ha reagito e con un tweet ha replicato: “Nervoso e disperato perché è ormai in un angolino. Conte ha promesso mari e monti e poi si è rivelato per quello che è: un bluff”.

Insomma una vera e propria “guerra di spie”con due grandi convitati di pietra. Trump da una parte e Putin dall’altra, con un doppio Russiagate che viene rimbalzato da una parte all’altra della barricata.

Intanto su twitter si è scatenato il dibattito social all’insegna dell’hashtag #salvinirispondi.

E come era prevedibile si sono scatenate le tifoserie. Ecco due esempi fra i più moderati:

Vicenda tuttavia che sembra non scalfire più di tanto la fiducia degli italiani nei confronti del leader della Lega. Stando agli ultimi sondaggi il Carroccio navigherebbe ancora ben al di sopra del 30%. E domenica il primo vero match lo si vedrà in Umbria. Fino a qualche mese fa la vittoria del centrodestra appariva scontata, oggi l’alleanza fra Pd ed M5S ha riaperto la partita.

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