M5S, Rousseau volta le spalle a Grillo e Di Maio: si corre nelle regioni

Politica

Stavolta la rete ha “tradito” i vertici, bocciando la decisione di non schierare il Movimento 5 Stelle alle regionali in Emilia Romagna e in Calabria.

Una “via di fuga” che i maggiorenti del partito, pare con l’avvallo di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, avevano provato a mettere in campo per arginare la perdita di consensi. Invece il 70% degli iscritti della Piattaforma Rousseau ha risposto che il Movimento alle elezioni ci dovrà essere comunque, anche se presentarsi in Emilia Romagna e in Calabria, per giunta senza alleati, significherebbe perdere a tavolino.

Riporta il Corriere della Sera: “Lunedì sera si sono visti a Roma i principali esponenti del Movimento, dal capo politico a Roberto Fico. Con loro anche Paola Taverna, i ministri Bonafede, Fraccaro, Spadafora, Patuanelli, il capogruppo al Senato Gianluca Perilli, il vice alla Camera Francesco Silvestri, Max Bugani e il viceministro Giancarlo Cancelleri. In contatto telefonico con Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Nel pomeriggio c’è stato il passaggio a vuoto tra Di maio e gli eletti delle Regioni. Al summit c’è incertezza: la volontà generale è quella di stoppare la corsa, ma nessuno se ne assume la paternità. Il no di Di Maio alle alleanze pesa. Arriva la decisione salomonica di tentare la mediazione con il quesito su Rousseau, una scelta «calata» come una carta della disperazione. Si lavora al post, ma non tutti gli esponenti — specie quelli dell’area ortodossa— condividono la modalità e la formulazione”.

Invece stavolta gli iscritti hanno detto no (anche se non è facile capire da che parte stava il sì e da quale il no) e adesso sarà molto difficile chiamarsi fuori dalla corsa. Gli unici a gioire sono stati i dirigenti locali delle due regioni chiamate al voto dove il M5S correrà comunque da solo visto che sul territorio nessuno è disposto ad avvallare alleanze con il Pd. E c’è chi vede in questo atteggiamento un comportamento anomalo e per certi versi contraddittorio.

Perché alla fine che senso ha avuto siglare l’accordo con i dem in Umbria dove le possibilità di vittoria erano quasi pari allo zero e non farlo in Emilia Romagna dove potrebbe fare la differenza?

Ad essere preoccupato sarebbe soprattutto Beppe Grillo che, secondo i retroscena giornalistici, vedrebbe sempre più a rischio quell’alleanza di governo che ha benedetto in prima persona. E l’eventuale vittoria del centrodestra nella storica regione rossa, non farebbe che minare ancora di più la già precaria maggioranza giallorossa, aumentando il malcontento dei dem sempre più tentati dall’idea di staccare la spina soprattutto per spuntare le armi a Matteo Renzi.

Alla fine non presentarsi in Emilia avrebbe potuto comunque favorire i dem e soprattutto avrebbe messo i 5 Stelle al riparo dall’accusa di aver agevolato il centrodestra con una corsa in solitaria e senza speranza di successo.

Stavolta insomma dalla Piattaforma Rousseau non è arrivato l’aiuto sperato e sempre ricercato per legittimare decisioni particolari e destinate ad incidere sul futuro del Movimento.

Stavolta il voto della rete ha ulteriormente aggravato la situazione, mettendo Di Maio ancora più nei guai, sia nei confronti degli alleati di governo che all’interno dei pentastellati. Dove un centinaio di consiglieri regionali hanno chiesto un incontro al capo politico, nominando Roberta Lombardi come loro portavoce. Obiettivo dell’incontro, fissare una linea di condotta sul territorio per evitare che ognuno proceda in ordine sparso. 

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