Lega3.0. Ecco il nuovo Matteo-dc. E la contro-strategia dei bossiani (Giorgetti in testa)

Politica

1000 leghe sotto i mari, anzi 1000 leghe sopra i mari. Stiamo parlando dell’ennesima trasformazione, dell’ennesima mutazione genetica del Carroccio.

Il prossimo 21 dicembre, si completerà la transizione salviniana e decollerà il prodotto raffinato del nuovo centro-destra a trazione sovranista, studiato apposta per vincere alle politiche, quando e se cadrà il governo giallorosso.
Bisognerà solo vedere in che misura il “partito bossiano” espressione dei poteri forti del Nord, dei governatori veneti, lombardi e pure friulani, del blocco sociale e imprenditoriale che vota e sovvenziona la Lega, sarà d’accordo.

Umberto Bossi, ormai ridotto a lumicino, ha detto chiaramente la sua: “Non fate il funerale al partito”. Un messaggio neanche tanto in codice.
E Roberto Calderoli, e soprattutto Giancarlo Giorgetti? Gli stessi che l’hanno mandato a sbattere costruendo al Capitano una falsa pista, tanto da convincerlo a dimettersi, togliendo la spina al Conte-1?

Sicuramente acconsentiranno alla fase nuova, ma svuotandola subito dopo dall’interno. Come dire, ogni volta che Matteo Salvini cresce troppo, si impossessa autoritariamente del potere nel partito, creando una sua generazione di servitori militari e militarizzati, battono un colpo per ridimensionarlo.

Prova ne è stata, quando Giorgetti ha guidato la rivolta dei governatori contro l’autonomia che stava partorendo l’esecutivo gialloverde (ritenuta contraria ai loro interessi); quando ha guidato la rivolta dei parlamentari-peones contrari alla loro riduzione, voluta da Luigi Di Maio; e quando, nella prospettiva di una Manovra lacrime e sangue, ha operato e collaborato ideologicamente per tranquillizzare Bruxelles, in asse con Tria-Mogavero e il Colle.

Non a caso, dopo la vittoria del centro-destra in Umbria-versione Salvini, Giorgetti ha immediatamente aperto ad una costituente per decidere il nuovo Rosatellum: dovrà essere un sistema elettorale maggioritario. Dando parecchio ossigeno a un governo che, al contrario, vive quotidianamente sul filo di lana e del rasoio.

Con questi chiari di luna (Silvio Berlusconi che oscilla tra il salire sul Carroccio e, da nostalgico del modello-1994, il guardare definitivamente al rinato mondo centrista, addirittura in competizione con Matteo Renzi; una Giorgia Meloni, in bilico tra sovranismo e conservatorismo), Salvini affronterà il 21 dicembre. Giocando le sue carte.
La Lega del resto, ha già vissuto alti e bassi elettorali, e cambiamenti di rotta a 360 gradi.

Nata come bandiera anticentralista romana, icona dell’estremismo padano, ha conosciuto momenti “sovversivi”, come la secessione Padana, epoche celtiche come il giuramento al dio-Po’, momenti federalisti, e poi prima, in parallelo con “Noi per Salvini”, ora soltanto come Lega, la penetrazione nazionale e nazionalista.
Riempiendo il vuoto di destra lasciato da Alleanza nazionale che Fdi non è riuscito a colmare.

I successi della Lega2.0 (dal 4% al 37%) sono arrivati con la strategia sovranista e con l’efficacia mediatica dei social. Col primato degli italiani, con il nuovo Welfare, col binomio ordine-sicurezza, con la battaglia anti-immigrazione.
Adesso Salvini dovrà mediare tra la spinta sovranista e l’esigenza di allargare il consenso del nuovo centro-destra, assorbendo gli altri partiti e diventando inesorabilmente, da partito del 40%, un soggetto-omnibus, con dentro tutto e il contrario di tutto: sovranisti ed europeisti moderati, sociali e liberali, statalisti e liberisti, cattolici e laici.

Riuscirà il Capitano a federare queste diverse anime intorno alla sua persona? E cosa accadrà quando il partito-omnibus sarà accusato di aver rifatto la nuova Dc? Da una parte, il ritorno al governo farà da tranquillante e tranquillizzante, dall’altra inevitabilmente creerà scontento e correnti radicali e alternative alla nuova linea, anche a rischio di scissione nel nome e nel segno della purezza originaria. Un po’ come è accaduto e sta accadendo ai 5Stelle, come accadde a suo tempo ad An e alla stessa Fi (medesimo discorso per la sinistra, dal Pci al Pds, dai Ds al Pd).

Per adesso una cosa è certa: nel logo della Lega ci sarà solo “Lega-Salvini premier”. Sparirà la parola Nord. Ma di cambiare l’articolo 1 dello Statuto, dove si fa ancora riferimento “all’indipendenza della Padania”, non se ne parla. Un primo evidente segno di cerchiobottismo? No, è il primo segno di Matteo-scudo crociato. Matteo3.0.

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