Bondage mania, parla Meluzzi: “Come influisce sul cervello. Così devia il sesso…”

Interviste

Cresce il numero delle persone, in Italia e non solo, che praticano il Bondage ovvero il fare sesso immobilizzando il partner nell’ambito di un gioco erotico che prevede coreografie e rituali particolari. Una pratica sessuale in cui c’è un dominante, colui cioè che immobilizza l’altro/a e dirige il gioco, e il dominato che si lascia schiavizzare facendosi legare con catene o altri strumenti atti a bloccare le capacità di movimento. Si tratta comunque di un tipo di sesso basato su un reciproco consenso e su accordi pattuti dalle parti in merito a ciò che può essere o non può essere fatto sul corpo del dominato. Ma come mai c’è questo desiderio di ricorrere ad una sessualità tanto trasgressiva? Da dove nasce questo piacere di farsi dominare all’interno di determinati giochi erotici? Abbiamo provato a capirlo con lo psichiatra Alessandro Meluzzi. 

Come spiega il sempre più frequente ricorso a pratiche sessuali di questo tipo?

“Il motivo che porta ad un aumento della tragressione è strettamente legato alla caratteristica del nostro cervello che porta sempre ad accentuare le differenze. Mi spiego meglio. Il cervello non coglie i colori in sè ma la differenza fra rosso, giallo e verde, a meno che non si è daltonici. Se lei produce una sovrastimolazione del sistema per alzare sempre di più la soglia dello stimolo, ad un certo punto è inevitabile si crei un processo di desensibilizzazione sistematica. Pertanto, se un bambino di dodici anni per esempio è esposto ad immagini pornografiche dove si vedono scene di sesso estremo, quando sarà adulto non si ecciterà mai di fronte ad un seno nudo. Quando c’è una desensibilizzazione sistematica è come se si verificasse una grande abulimia; come se per saziarsi un soggetto, invece di mangiare un panino, ne debba divorare dieci. La bulimia sessuale produce quindi la necessità di provare stimolazioni più forti con eventi sempre più complicati”.

Il fatto che nel bondage c’è un soggetto che si lascia dominare che sta a significare?

Uno dei meccanismi fondamentali del sadomasochismo è la dilatazione dell’empatia. Le persone più empatiche non sono quelle che provano maggiore affetto per una persona che vedono soffrire o che ha bisogno d’aiuto, ma quelle che al contrario godono nel dominare l’altro o che hanno piacere nell’essere dominati, immaginando nel contempo ciò che sta provando in quel momento l’altro. Si verifica una sorta di scambio simbolico ai confini fra il sadico e il masochista con un gioco di ruoli permanenti, nel quale non si capisce se la vera vittima sia il sottomesso che controlla colui che lo sottomette o piuttosto colui che domina e controlla il sottomesso. E’ una dilatazione estrema del provare piacere con il corpo e le sensazioni dell’altro”. 

E come spiegare invece il mix che spesso si verifica fra sesso e dolore, ovvero il provare piacere anche attraverso pratiche che provocano dolore fisico?

I circuiti del piacere e quelli del dolore nel cervello sono molto vicini. Tutti noi quindi proviamo sempre un po’ di dolore nel piacere come quando ad esempio abbiamo orgasmo, così come possiamo provare del piacere anche nel dolore. Piacere e dolore sono due facce delle stesse zone della nostra attività neurobiologica. I circuiti sensoriali sono molto vicini”.

Chi pratica certo tipo di attività sessuale potrebbe poi sviluppare delle forme sempre più estreme tali da sfociare nella violenza, nello stupro ecc.?

“Questo può capitare laddove ci si trovi in presenza di soggetti che hanno una personalità psicopatica. Il soggetto normale in genere si ferma sulla soglia della violenza anche ritualizzata. Se il soggetto non ha controlli morali sulla propria condotta, allora potrebbe diventare anche uno psicopatico violento”.

C’è anche una crisi di valori dietro lo sviluppo di certe pratiche?

Più che crisi di valori parlerei di crisi educativa. Viviamo in una società che sta puntando tutto sull’autorealizzazione personale, sull’individualizzazione delle cose. Basti pensare che sui documenti anziché utilizzare i termini padre e madre si scrive genitore 1 e genitore 2, e al posto di famiglia si parla genericamente di aggregazioni umane. Quando si separa l’uomo dall’assoluto eliminando la trascendenza, lo si sradica dal tessuto di provenienza, dalla comunità di appartenenza, dalla base, dalla patria, per costringerlo a diventare cittadino del mondo senza più un’identità, una cultura, delle tradizioni di riferimento, si finisce con il produrre un atomo isolato all’interno di un grande calderone indefinito e indecifrabile, che come massima forma di liberazione avrà quella di poter sviluppare senza freni le proprie pulsioni individualistiche. Diventa come una pallina di un biliardo che può andare in ogni direzione senza più alcun tipo di controllo”.

Dal punto di vista psichico come definirebbe le persone che si sottopongono consensualmente a queste pratiche? Persone normali o disturbate?

Vede, la normalità si definisce spesso in termini statistici. Purtroppo nella società odierna, il normale si differenzia sempre di più da ciò che non lo è, soltanto sulla base della quantità di persone che si uniformano ad un certo tipo di modello. Se c’è una maggioranza di persone che porta avanti una certa visione della vita, diventa molto difficile stabilire se ciò è, o meno, normalità. Tendo a pensare che le persone che ricorrono a questi rituali siano meno felici di quelle che vivono in un contesto più umano. Anche perché una disumanità di massa non rende affatto più felici. Se la stragrande maggioranza dei soggetti appartenenti ad una comunità è tossicodipendente, questo non vuol dire che tutti i tossicodipendenti siano più felici di chi non assume droga, soltanto perchè sono in numero superiore”. 

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