Gennaio Caldo. Dopo le feste ecco tutte le spinte di Conte

Politica

Un tempo era l’autunno caldo. Ora sarà gennaio caldo. Subito dopo le feste natalizie e Capodanno, si faranno i conti.

Gli italiani faranno i conti con la vera Manovra, non quella trionfalistica, annunciata urbi et orbi da Conte in tv e ai giornali. Ma quella vera: misurata con le bollette, con le tasse solo rimandate, non abolite.
E i partiti che reggono, sopportandosi, la traballante maggioranza giallorossa faranno i conti tra loro.

Il premier innanzitutto, ha paura del perimetro. Uno spazio di tempo per naufragare o reggere, che al momento appare molto risicato: “Il governo non cadrà, né ora né a gennaio”. Riletta in controluce la sua affermazione è inquietante. Lui stesso si è dato un limite, e non si tratta di una mera risposta mediatica.

Un limite utilizzato unicamente per scongiurare la ripresa post-festiva della guerra di nervi e di logoramento, scatenata dai pentastellati e da Italia viva, facendo affogare la Finanziaria, costringendo il governo all’esercizio provvisorio di bilancio, obbligando il capo dello Stato a sciogliere le Camere spedendo gli italiani al voto di marzo.

Il compromesso raggiunto a fatica sembra al momento aver scongiurato tale pericolo, ma il perimetro resta. Conte stesso sta lavorando ad un cronoprogramma, degno del nuovo umanesimo, per favorire la ripartenza dell’esecutivo. Ma tante nubi si addenseranno proprio a gennaio: l’Ilva, Alitalia, Mes (banco di prova fondamentale per i buoni rapporti con Bruxelles). Per non parlare delle autonomie, stoppate col governo gialloverde e oggi in bilico, tra modifica e archiviazione.

E ancora: il 20 gennaio, la Consulta dovrà pronunciarsi sull’iniziativa referendaria presentata dal leghista Calderoli per eliminare la quota proporzionale dal Rosatellum2.0. E il taglio dei parlamentari che dovrebbe essere operativo dal 12 gennaio? Sempre che qualcuno non raccolga prima le firme per un referendum confermativo.
Dulcis in fundo, le elezioni in Emilia e in Calabria, test cruciale per la tenuta del governo.
Il capo dello Stato indubbiamente vivrà un gennaio di fuoco. Dopo di che, dovrà prendere atto della situazione e decidere di conseguenza.

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