Coronavirus. Le falle del Palazzo e le domande degli italiani

Politica

Il sistema paese fa acqua da tutte le parti. Siamo la sanità più prestigiosa d’Europa, emblema di una concezione pubblica della salute, in via di smantellamento ovunque in omaggio a utopie aziendaliste-liberal; eppure troviamo il tempo per fare polemica.

Gli altri paesi isolano l’Italia (annullati i viaggi dal resto del mondo, blocco della Francia, dell’Austria etc), e certi nostri media gongolano quasi che si tratti della rivincita globalista contro le passate politiche salviniane (il motto è chi di sovranismo colpisce, di sovranismo perisce).
Ma è noto, la sinistra anche di fronte al baratro legge la realtà con le lenti dell’ideologia. Preferisce quasi rallegrarsi quando si tratta di italiani che muoiono purché si salvi il teorema non discriminatorio e razzista nei confronti dei cinesi.

E poi, in fondo gli anziani possono anche soccombere, in fondo sono malati e a termine. Non sono queste, rilette in controluce, le dichiarazioni che fanno gli esperti: “Pazienti già compromessi”?
Gli italiani poi, non si fidano delle istituzioni, della loro comunicazione, rassicurante e catastrofista, segno di una acclarata incapacità di governare completamente la crisi.

Per non parlare del premier Conte: usa un linguaggio tranquillizzante, ma sfrutta ogni occasione per criticare i medesimi apparati di cui lui come vertice, è espressione.
Se l’è presa con le Regioni e i governatori, rei di non allinearsi alle disposizioni centrali, criticando addirittura il comportamento sbagliato e irresponsabile di alcuni ospedali del lodigiano. Centri di eccellenza col peccato di essere amministrati (Regione Lombardia e Regione Veneta) dalla Lega. Ma si sa, le vendette personali valgono più dell’interesse generale che a parole, si ritiene di rappresentare (regola che purtroppo vale per tutti i partiti).
Conte dovrebbe sapere che l’amministrazione della sanità spetta di competenza alle Regioni, decisione figlia della riforma del titolo V della Costituzione che la sinistra sua amica (le evoluzioni generiche del Pci, Pds, Ds, Pd) ha varato nel 1999, e che ha creato e sta creando numerosi contenziosi con Roma.
O si è centralisti o si è federalisti: un dilemma da risolvere che non può variare a seconda delle emergenze.

Vediamo ora, le domande che si pongono i cittadini:
E’ vero che il virus circolava già da dicembre-gennaio, come ammettono i virologi?
Come mai non è stato fatto nulla a livello di prevenzione?
Se è un virus scappato di mano alla Cina, si può ipotizzare un incidente di percorso voluto?
L’Europa oltre le chiacchiere cosa fa?
Le disposizioni che vengono emanate urbi et orbi per evitare il contagio (lavarsi le mani, starnutire ponendo la bocca sul gomito, evitare luoghi affollati), sono regole di buon senso che valgono per ogni virus, o riguardano specificatamente il coronavirus?
Siamo più contagiati perché abbiamo fatto più tamponi o cos’altro?
Se i positivi devono stare a casa (quarantena), rischiano di contagiare i loro famigliari?
E gli asintomatici, cosa devono fare se non si accorgono di essere malati?
Fanno bene per prevenzione, i governatori delle altre Regioni al momento non interessate e in contrasto col governo, a chiudere scuole, università e bloccare le manifestazioni pubbliche?
Domande che speriamo non restino inascoltate.

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