Open Arms. Tra un mese il destino di Salvini e il futuro di Renzi (e di Conte)

Politica

Morale del voto in Giunta. A occhio e croce abbiamo assistito ad un film già visto. Anche perché è un film già visto. La Diciotti come l’Open Arms. Esattamente con le stesse tesi contrapposte tra destra e sinistra, e la stessa relazione “giuridica” del presidente Gasparri, il quale ha messo al primo posto gli interessi nazionali, conformi alla Costituzione (correttamente tutelati dall’allora ministro degli Interni, col pericolo di sbarco di terroristi), rispetto al diritto del mare, al diritto internazionale, e al primato dell’accoglienza sulla sicurezza interna.

Mentre sul piano politico, in un contesto più suggestivo e marketing, Salvini ha continuato e continuerà tra un mese (il passaggio in Aula) a sostenere il primato dei confini, la difesa della patria; e la sinistra sosterrà il primato dell’umanità, ergo il tradimento, la responsabilità oggettiva del leader della Lega.
E poi, l’effetto-domino con effetti a 360 gradi. Salvini (equivalenza tra il caso Diciotti e il caso Open Arms), ribadirà che le sue scelte sono state condivise dall’intero governo e quindi, o tutti colpevoli o nessuno (da questione personale a istituzionale), e la sinistra parlerà (la solita solfa) del processo come di un atto non di vessazione e demonizzazione anti-Lega, ma di un atto dovuto per fare chiarezza. Nell’interesse dello stesso Salvini (premura pelosa).
Un tema, infatti, ormai viziato dalla propaganda e dalle strategie: vicende giudiziarie che diventano inevitabilmente vicende elettorali.

Ma resta il dato di fondo, anche alla luce della recentissima cronaca.
Da un lato, c’è una crescente disaffezione nei confronti di quella magistratura che da tanti, troppi anni, ha svolto un ruolo di supplenza nei confronti di una politica non all’altezza del suo mandato. Gli scivoloni del pm Palamara (le famose intercettazioni) hanno portato in superficie un mondo opaco, ambiguo, pieno di favori, pressioni, atteggiamenti lobbistici e soprattutto, inquietanti pregiudizi ideologici (vendette, rivelazioni, messaggi incrociati che in qualche modo riscriveranno l’intero periodo che va da Berlusconi a Salvini). Un momento delicato per il terzo potere dello Stato su cui, tra l’altro, continua a gravare l’assordante silenzio del presidente della Repubblica.

Dall’altro, le perturbazioni, sempre più ingestibili e drammatiche, in seno all’attuale maggioranza giallorossa. In Giunta, l’altro ieri, si è consumata l’ennesima farsa. Il no al processo con 13 contrari e 7 voti a favore, ha dimostrato quanto il governo sia debole ed esposto ad ogni tipo di ricatto. Dai dissidenti grillini a Renzi, il quale ormai è l’autentica spina nel fianco, il guastatore scientifico di Conte.

E vedremo se tra un mese, quando il voto si sposterà in Aula, se Iv confermerà la sua posizione. Cosa faranno i parlamentari renziani, non parteciperanno al voto o incasseranno preventivamente altre poltrone (il rimpasto dell’esecutivo), come già accaduto sui provvedimenti economici anti-Covid, distinguendosi ulteriormente in quello stillicidio che ha solo l’obiettivo di cucinare a fuoco lento Conte e far acquistare visibilità a Iv, al momento in crisi nei sondaggi, rischiando di essere un partito con tanti deputati e senatori e pochissimo consenso?
Renzi certamente starà ragionando. Su questo è molto bravo e disinvolto. Ma un mese è ancora molto lontano dall’eventualità di elezioni anticipate.

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