Ddl omofobia, parla Meluzzi: “Attenti, dopo il Covid rischiamo un’altra dittatura”

Politica

Continuano le proteste contro il Disegno di legge anti-omofobia chiamato Zan-Scalfarotto dal nome dei parlamentari proponenti. Il progetto di legge prevede  di punire con “la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Il timore di molti è che si finisca per colpire seriamente la libertà di pensiero, ad iniziare da quella di chi vuole difendere la famiglia naturale trasformando una legittima opinione in un’istigazione alla violenza. Per questo il popolo del Family Day ha deciso di tornare in piazza contro un progetto di legge che di fatto renderebbe reato il contrasto all’ideologia gender. Un rischio che vede concreto anche il professor Alessandro Meluzzi, psichiatra, scrittore e opinionista televisivo che abbiamo intervistato.

Il popolo del Family Day è pronto a scendere in piazza contro il Ddl Zan-Scalfarotto proprio come fece contro il Ddl Cirinnà sulle unioni civili. Anche secondo lei questa legge è l’anticamera di una nuova dittatura?

“Ritengo sempre molto pericolosa l’introduzione di leggi che vanno a punire i reati di opinione, perché non si può processare il libero pensiero nelle aule dei tribunali. Ancora di più quando ci si trova di fronte a questioni che per natura comportano divergenze di vedute e di opinione. Ora, pensare che la famiglia naturale sia una sicurezza per i bambini, o pensare che al contrario sia un danno, sono due posizioni antitetiche che non possono essere ricondotte ad un’unica visione. Pensare di punire tutti coloro che considerano la famiglia formata da un padre e una madre un bene per i figli e si battono contro l’affermazione di diverse forme di unione, è una cosa aberrante. Sebbene il diritto positivo ci abbia giustamente insegnato a separare le questioni di fede dal campo della giurisdizione pubblica, è però altrettanto vero che continua a persistere un diritto naturale che da sempre regola l’umanità, secondo il quale c’è una vita che si genera dall’incontro di due persone di sesso diverso. Pensare di sanzionare la difesa di un principio naturale prima ancora che etico, è un qualcosa che forse non si è visto neanche nei regimi totalitari. Siamo di fronte ad una questione che riguarda la civiltà del diritto, il bene stesso dell’umanità, dello Stato e della legge, e quindi credo che sia necessaria una mobilitazione democratica”.

Che tipo di mentalità riscontra da psichiatra dietro questa volontà di punire chi non accetta l’ideologia gender?

“Parlerei di una mentalità totalitaria da parte di minoranze che in quanto tali pretendono di imporre le loro opinioni con il ricorso ad esperienze storiche del passato. Ci vedo dietro la teoria delle minoranze attive, che fu anche alla base del fascismo, e che trae origine dal principio di Pareto, secondo il quale il 20% delle cause provoca l’80% degli effetti. In questo caso però direi che l’affermazione di dette teorie è soprattutto favorita da una colpevole inerzia culturale delle società liberali che non sono state capaci di resistere abbastanza”.

Bisognava intervenire prima? Ci sono responsabilità circa una sottovalutazione del pericolo?

“Ci sono responsabilità intellettuali evidenti, ma anche una certa arrendevolezza da parte delle istituzioni di carattere morale come la Chiesa, oltre ad una debolezza del mondo delle famiglie che si sono troppo spesso piegate ad una dittatura delle minoranze. Poi vedo colpe gravissime in alcune istituzioni dello Stato, nei partiti, ma non tutto è perduto. Penso anzi che la battaglia, quella vera, cominci adesso”.

Come si può reagire arrivati a questo punto?

“Dobbiamo arrivare, se necessario, al boicottaggio degli atti amministrativi, alla disobbedienza civile, a tutte quelle forme che fanno parte di una resistenza gandhiana al male”.

Anche a forme estreme come farsi arrestare disobbedendo civilmente?

“Esattamente, ma non solo: se necessario, per difendere la propria libertà di pensiero, io sarei pronto anche a forme ancora più estreme tipo quelle praticate dai bonzi birmani, come quelle dei cecoslovacchi a Praga, come quelle messe in atto da tutti coloro che si sono battuti contro il nazismo, il comunismo e i totalitarismi della storia. Altro che antifa, il vero antifascismo oggi passa da qui”.

Non è un paradosso che si debba minacciare il ricorso a forme estreme di resistenza contro una legge che nasce con il pretesto di combattere delle presunte discriminazioni?

“Qui non si combatte nessuna discriminazione, perché le discriminazioni sono già punite dal codice penale che prevede una serie infinita di reati contro chi discrimina sotto varie forme. Con questo Ddl si vogliono punire le opinioni contrarie e la possibilità di esprimersi. Si viene ad aprire una deriva dagli esiti inimmaginabili, rischiamo davvero di ritrovarci in una società degli incubi dove il concetto di democrazia diventa l’arma per imporre forme di dittatura. Una di quelle buone intenzioni di cui è lastricata la via che conduce a Satana”.

Siamo appena usciti da due mesi e mezzo di quarantena obbligatoria. Qualcuno ha detto che si rischia di passare dalla dittatura anti-Covid alla dittatura pro gender. E’ d’accordo?

“Secondo me il coronavirus e le restrizioni sanitarie sono servite a preparare il terreno per cambiare la società con l’arma della paura. Le dico la verità, quando nel ’68 stavo in piazza a tirare le pietre e a contestare il sistema, non avrei mai immaginato che un domani lo Stato sarebbe arrivato ad imporre le mascherine a milioni di persone. Invece oggi abbiamo la prova che le dittature possono manifestarsi sotto varie e diverse forme e in maniera del tutto imprevedibile ed inaspettata”.

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