Vacanze invernali senza settimane bianche e piste da sci. E la Svizzera gode

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Niente settimane bianche, a meno di ripensamenti dell’ultima ora il governo sembra deciso a non autorizzare l’apertura degli impianti sciistici.

“La scelta del Governo di tenere chiusi gli impianti sciistici potrebbe rappresentare la pietra tombale per l’economia di interi territori di una vasta area italiana”, ha denunciato l’assessore al Turismo della Lombardia Lara Magoni. E da parte delle Regioni montane c’è una richiesta molto forte di consentire l’attività sciistica, anche alla luce degli investimenti fatti dagli imprenditori del settore per adeguare le strutture ai protocolli di sicurezza anti-Covid.

Ma per il momento la possibilità che si possa sciare questo inverno è molto remota, almeno a giudicare dalle dichiarazioni dei ministri Boccia e Speranza che non sembrano lasciare aperta la porta a futuri ripensamenti.

I vicepresidenti e gli assessori delle regioni interessate hanno però approvato in sede di Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali. Il documento introduce tutte le misure di prevenzione del contagio da Covid da predisporre per l’utilizzo in sicurezza degli impianti durante la stagione invernale. Ma il ministro Francesco Boccia le ha rispedite al mittente: “Saranno discusse quando ci saranno le condizioni per aprire. Oggi non ci sono, non c’è stata discussione”. Insomma, un lavoro inutile.

E il premier Giuseppe Conte ospite ad Otto e Mezzo è stato ancora più categorico: “Si rischia altrimenti di ripetere il Ferragosto e non ci possiamo permettere le occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio. Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Per gli impianti da sci, tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile”.

A scatenare il malessere degli operatori il fatto che, mentre in Italia si esclude la possibilità di un’apertura delle stazioni sciistiche, la Francia si è presa dieci giorni di tempo per decidere senza dare nulla per scontato e anzi mostrandosi intenzionata a lavorare per consentire le attività così come l’Austria, mentre la Svizzera aprirà in sicurezza. Perché dunque in Italia il No categorico?

Due le risposte fornite a livello di governo; il timore appunto di ripetere gli errori dell’estate scorsa, quando a detta degli esperti si sarebbe consentito il “tana libera tutti” con spiagge e discoteche affollate (posizione questa comunque discutibile), e il timore che il freddo invernale, a differenza del caldo estivo, possa favorire la trasmissione del virus, allo stesso modo di come agevola ogni anno la diffusione delle influenze.

E mentre in Italia ci si scontra sulla riapertura, dalla Svizzera invitano i turisti italiani a non abbattersi e a trascorrere le vacanze invernali sulle montagne svizzere. Scrive la Stampa: “A Zermatt, ai piedi del Cervino, il sito dell’ufficio del turismo annuncia che l’intera infrastruttura della ferrovia di montagna e della funivia è a disposizione degli ospiti quest’inverno, con le precauzioni di sicurezza necessarie per garantire la salute di ospiti e dipendenti”. Peccato che Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta trovandosi in zona rossa non possono consentire gli spostamenti. Almeno per ora. 

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