Conte-Renzi: dietro la loro pace armata, i soldi del Recovery Fund

Politica

Se un giorno fa, il soviet di Italia Viva ha dato l’ultimatum al governo giallorosso di cui tra l’altro, fa parte; ieri, smentendo sé stesso, per bocca di Rosato, ha detto che ci sono segni di miglioramento. E che, quindi, il sempre attivo Renzi, può stipulare con Conte una “pace armata”.

Delle due l’una, o Matteo gioca solo di tattica, per mere ragioni di visibilità (visto il 3% dei sondaggi da cui non schioda), o ha in mente un logoramento concordato con l’altro Matteo. Il Capitano leghista, è noto (per sommo dispiacere della Meloni), ormai è sempre più proteso verso l’asse istituzionale-emergenziale, mirato a varare un “governo del presidente”, che ci porti indolormente al voto, risolvendo i temi e i problemi strutturali che l’attuale esecutivo non riesce nemmeno ad affrontare.
E tra i “volenterosi” che gli servono per ottenere i numeri parlamentari per il cambio di volta, quelli dei renziani sono fondamentali.

Come si è ampiamente capito, l’oggetto del contendere tra Renzi e Conte non era e non è, soltanto una questione di nomine (Bellanova docet), o un rimpasto con tre vice presidenti del Consiglio (l’ex sindaco di Firenze, Di Maio e Zingaretti). Non era e non è, soltanto il niet alla cabina di regia, la famosa task force alla Colao, che il premier si è inventato per delegittimare i suoi ministri e per controllare direttamente i progetti del Recovery. C’è dell’altro.
E lo si spiega con la straordinaria convergenza tra i desiderata di Bruxelles e i lavori del New Generation Eu- Recovery Plan. Stessi perimetri, stesse priorità: digitalizzazione globale, intelligenza artificiale e green economy. E la sanità solo all’ultimo posto: appena 9miliardi previsti dei 209 che arriveranno; mentre ben 17 miliardi saranno destinati ai progetti relativi alla parità di genere, 48 alla digitalizzazione e 74 alla transizione ecologica.

Guarda caso, medesimo orizzonte della presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. Ma il Recovery Fund e il Mes, non dovevano risollevarci dalla crisi pandemica? Queste priorità, sono invece, la dimostrazione evidente che si tratta di strumenti ideologici, per forzare, sulle ali dell’emergenza sanitaria, la costruzione della società futura. Un’Europa liquida, apolide, laicista, governata dalla rete globale.
Conte, per salvare capra e cavoli, ha detto che farà un passo indietro sulla cabina di regia e che il parlamento è sovrano. Ergo, si discuterà di ogni cosa in Aula.
Ma ci si può fidare di un premier che si è esteso i poteri speciali fino al prossimo anno? Un prolungamento direttoriale che neanche Orban ha fatto? E ancora: ci si può fidare di un premier che regna da mesi a suon di Dpcm, che illustri giuristi e costituzionalisti hanno ritenuto incostituzionali?
A ulteriore prova della sfiducia che circonda l’avvocato del popolo, pure la disistima dei sindaci che fanno parte del centro-sinistra.
Sala, Nardella e De Magistris, hanno chiesto di avere il 10% dei soldi per le loro città metropolitane. Anche loro non si fidano di Conte.
Quante mozioni di sfiducia partiranno con il 2021?

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