Italia Viva esce dal governo, Conte bis al capolinea: gli scenari in campo

7 minuti di lettura

La crisi del governo Conte 2 è ufficialmente aperta. Ieri pomeriggio il leader di Italia Viva Matteo Renzi in una conferenza stampa ha annunciato il ritiro della delegazione ministeriale, con le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto.

A nulla sono serviti gli appelli che si sono susseguiti per l’intera giornata e fino ad un minuto prima che Renzi iniziasse la conferenza, con i messaggi di disponibilità al dialogo lanciati dal premier Giuseppe Conte; e con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri pronto a riaprire il dossier del Recovery Plan. “Crisi aperta da mesi e non da noi”, ha detto il leader di Italia viva – Abbiamo fiducia in Mattarella”.

Il Capo dello Stato era stato informato poco prima dal Presidente del Consiglio sullo stato di salute della maggioranza che al momento è del tutto incerto. E sembra che il Presidente abbia manifestato al premier le sue perplessità in merito all’ipotesi di andare in Parlamento a cercare i voti per sostituire Italia Viva. Anche se comunque Renzi ha escluso il ritorno alle urne e non ha chiuso definitivamente le porte alla trattativa.

Conte non ha gradito il gesto delle ministre renziane e dopo averne accettato le dimissioni parte all’attacco. Accusa Renzi di “grave responsabilità” e “notevole danno al Paese”, rivendica di aver cercato “fino all’ultimo utile” il dialogo ma il terreno è stato “disseminato di mine”. E la maggioranza sembra aver fatto quadrato intorno a lui.

A questo punto le strade che si aprono sono diverse. Conte potrebbe salire al Quirinale e rassegnare le dimissioni (ipotesi questa ritenuta al momento la meno probabile) in modo tale da trasferire al Presidente Mattarella la gestione della crisi con l’apertura delle consultazioni e la ricerca di una nuova maggioranza parlamentare. Passaggio che potrebbe terminare in due modi: o con un reincarico a Conte se avrà i numeri, oppure con l’incarico ad una figura di garanzia, probabilmente un tecnico in grado di realizzare un governo di scopo per traghettare il Paese verso nuove elezioni e che, con il consenso più ampio delle forze parlamentari, porti avanti i dossier più urgenti, l’emergenza sanitaria e la partita del Recovery. Con la prospettiva di elezioni entro giugno prima che scatti il semestre bianco. Ma come detto questa appare l’ipotesi meno gettonsata.

Ma Conte potrebbe anche decidere di sfidare Renzi come fece con Salvini e portare la crisi in Parlamento (e chi gli sta vicino avrebbe confermato che questa sarebbe la sua intenzione), assumendo l’interim dei ministeri lasciati liberi dalle ministre renziane e andare avanti, considerando che Italia Viva ha già annunciato che comunque voterà a favore sia dello scostamento di bilancio che del decreto ristori e del Recovery. Ma sfidare il leader di Italia Viva in Parlamento potrebbe rendere impossibile la ricucitura dello strappo, visto che diversamente da quanto avvenne nel 2019 non esisterebbe una maggioranza diversa dall’attuale disponibile ad un Conte ter, se non con il soccorso di un manipolo di “responsabili” che renderebbero la maggioranza sempre più precaria.

Al premier quindi non rimarrebbe che tentare di rimettere in piedi i cocci della maggioranza o cercare altri voti in Parlamento. Ma proprio su questo punto Conte sembra aver smentito le ipotesi circolate nelle ultime ore, assicurando che sarà disponibile a proseguire l’esperienza di governo soltanto con le forze politiche che compongono l’attuale maggioranza, quindi con Italia Viva ma non con innesti esterni. Una precisazione che però era stata diramata prima dello strappo definitivo e che era sembrata tanto un tentativo di ammorbidire Renzi dopo i toni ultimativi e le minacce del giorno precedente disapprovate dal Capo dello Stato. Quindi da ieri sera l’ipotesi responsabili sembrerebbe tornata in ballo.

La terza ipotesi è quella di un rimpasto dell’Esecutivo con una rivisitazione completa della squadra di governo, un nuovo patto di legislatura e dunque un Conte ter con un peso maggiore di Italia Viva. 

Renzi del resto non ha chiuso le porte all’attuale premier e ha chiarito: “Un nuovo governo Conte? Non abbiamo veti su nessuno, né pregiudizi su alcuno. Andare in Parlamento non è una concessione ma un elemento fondamentale. Se vorrà venire, ci troverà in Parlamento. A lui la scelta. Ma come non c’è alcun veto o pregiudizio da parte nostra, sia chiaro che sia per questa maggioranza che per una eventuale forma diversa non c’è un solo nome per Palazzo Chigi. Chi dice ‘o tizio o voto’ è irresponsabile”.

Insomma, tutti i possibili scenari sono aperti e bisognerà attendere le prossime ore per capire come Conte e gli alleati che hanno fatto quadrato intorno a lui, dal Pd al M5S fino a Leu, risponderanno alla mossa renziana. Di certo entro oggi Mattarella vorrà delle risposte e ovviamente delle soluzioni.

E a far discutere ci si è messo pure un post di Beppe Grillo, che nell’invocare un governo di “unità nazionale” è sembrato non dare per scontata la riconferma di Conte. Soltanto in un secondo momento, forse per non alimentare dubbi o polemiche o sollecitato da qualcuno, ha corretto il post specificando che non può esservi altro governo senza Conte alla guida. Ma pare che il premier non abbia affatto gradito la “dimenticanza”, visto che se nemmeno il Movimento 5 Stelle è disponibile a “morire” per lui, allora il suo destino potrebbe essere davvero segnato. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Giganti del web ed effetto-Trump. Censurati i liberi. Arriva la twittatura?

Articolo successivo

Bonomi “Il Governo non ascolta le imprese, Recovery Plan senza visione”

0  0,00