Crisi. “Amaro 18”, tra rottamatori, responsabili, soccorritori, traditori

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Dal dramma alla farsa. Ebbene sì, rischiamo di galleggiare per giorni dentro una bolla, senza capire né dove siamo, né dove andremo. Dando il peggiore spettacolo che la storia repubblicana abbia mai offerto.
Adesso tutti aspettano lunedì e martedì per vedere come andrà. E, soprattutto, se si troveranno i famosi 18 senatori che devono sostituire quelli di Iv, sempre che qualcuno di questi non tradisca Renzi.

Una cosa è certa: Conte si tiene saldamente aggrappato a un potere indubbiamente indebolito, e in Aula si andrà a cercare in modo trasversale le sue nuove truppe, anticamera di quello che forse sarà in futuro il suo partito personale. Non è una novità: l’uomo ci ha abituato alle acrobazie. Prima è stato “l’avvocato del popolo” di un governo gialloverde, un esecutivo populista-sovranista, poi improvvisamente, da arbitro, garante, notaio di Salvini e Di Maio, è diventato il premier tosto di una coalizione giallorossa, riformatrice e simbolo “del nuovo umanesimo”; poi il “Napoleone anti-pandemia”; adesso nessuno si meraviglierà se sarà il presidente del Consiglio di un “Conte-ter”, con Mastella, inteso come categoria dello spirito.

Infatti, specialmente al Senato, già ci sono interessanti movimenti di truppe. Quando le cercava Berlusconi erano venduti, quando le cerca la sinistra sono eroi. I nomi sono tanti: responsabili, volenterosi, voltagabbana, soccorritori, ma la sostanza è sempre la stessa: un mix di interessi poltronistici, trasformismo e senso delle istituzioni.
L’Italia è indubbiamente il laboratorio delle migliori e peggiori alchimie politiche.

La partita di Conte è chiara. Per questo non è salito al Colle da dimissionario. Ha solo riferito, spiegato, la nuova situazione e ha promesso a Mattarella che parlamentarizzerà la crisi.
Bisognerà vedere se alla Camera o al Senato porrà la fiducia a una sua dichiarazione, che sarà sicuramente enfatica, piena di patriottismo, coscienza dei tempi, emergenza sanitaria da gestire con unità e coesione nazionale, o andrà a farsi ratificare il nuovo Decreto; oppure andrà a proporre il suo nuovo Recovery. E a questo punto metterà i partiti in grande difficoltà: far cadere il governo o far cadere i soldi salvifici della Ue, che ci faranno uscire dallo spettro della miseria?

La partita di Renzi è ondivaga. E’ uscito dalle sacche dell’opportunismo, ritirando i suoi ministri, nessuno potrà dire che il caos era per aggiungere un posto a tavola, ma dovrà continuare a sembrare costruttore e costruttivo sulle ricette e comunque dovrà evitare uno slittamento verso destra o il voto. Appoggerà dall’esterno il nuovo Conte? Pd e 5Stelle che ormai lo considerano il Male assoluto, hanno ribadito che non lo vogliono al governo, ma l’appoggio esterno è un’altra questione.

Il centro-destra, forte dei sondaggi che lo danno vincente, gioca di rimessa. Da un lato chiede le elezioni, che non ci saranno (c’è il Recovery, il semestre bianco: è inverosimile che Mattarella sciolga le Camere prima); dall’altro, potrebbe condividere un esecutivo di scopo, tecnico, che faccia da regia istituzionale a questo momento lacerante.
Cartabia? Lamorgese, come ha sussurrato Renzi? Dal cilindro del centro-sinistra, potrebbe uscire anche una sorpresa: un nuovo premier tipo Franceschini, Orlando, Zingaretti. Con una maggioranza allargata.
Se sono rose s-fioriranno.

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