Forza Italia nel caos: polemiche sui ministri e prime defezioni. Berlusconi tenta la mediazione

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Non c’è pace dentro Forza Italia. Non è piaciuta la scelta dei ministri chiamati a comporre la squadra di governo, non piace la riorganizzazione interna al partito azzurro e non c’è accordo sulla scelta dei sottosegretari e delle figure che dovranno andare a sostituire le neo ministre Gelmini e Carfagna nei rispettivi ruoli finora occupati; quelli di capogruppo alla Camera e di vicepresidente di Montecitorio.

Tre deputati nelle ultime ore hanno abbandonato il gruppo forzista e sono passati al gruppo misto. Si tratta di Osvaldo Napoli, Daniela Ruffino e Guido della Frera che confluiranno nel movimento Cambiamo di Giovanni Toti. Il governatore ligure vedrà così aumentare la propria truppa parlamentare, che in verità era stata già oggetto di attenzioni e di corteggiamento da parte dell’ex maggioranza giallorossa nel tentativo di salvare il Conte 2

Sul piede di guerra ci sono soprattutto i parlamentari del Sud, con in testa Stefania Prestigiacomo, che non avrebbero apprezzato la scelta di Mara Carfagna come ministro per il Meridione. La Prestigiacomo avrebbe ventilato l’intenzione di lasciare il partito soprattutto perché delusa dal fatto che sia stata indicata proprio la Carfagna che, già da diversi mesi, stava praticamente con un piede fuori Forza Italia avendo costituito una sua corrente molto critica rispetto alla conduzione del partito e all’alleanza con la Lega.
Poi c’è la partita delle nomine: la scelta dei sottosegretari si sta rivelando molto più complessa di quanto potrebbe sembrare. Tanti gli aspiranti, pochi i posti disponibili, che non dovrebbero essere più di sei, decisamente pochi per poter accontentare tutti.
A sostituire la Gelmini nel ruolo di capogruppo vorrebbe andare Giorgio Mulè che però da molti è considerato troppo vicino a Matteo Salvini. Berlusconi punterebbe su Roberto Occhiuto, al quale vorrebbe assegnare un ruolo forte per lanciarlo alle prossime elezioni regionali come candidato in Calabria. Occhiuto in verità era stato già candidato la volta scorsa ma il suo nome non era risultato gradito agli alleati, né alla Lega, né a Fratelli d’Italia, e alla fine Berlusconi aveva dovuto rinunciare, proponendo al suo posto la povera Jole Santelli. Ma stavolta il leader forzista sembrerebbe deciso a non subire veti. Eppoi la Gelmini fino ad oggi ha sempre ricoperto un profilo moderato, anti-sovranista e marcatamente europeista, e c’è chi teme che con Mulè la politica del gruppo possa appiattirsi troppo sulle posizioni del Carroccio, proprio ora che la Lega si è dovuta ricollocare al centro.

Poi c’è da sostituire la Carfagna nel ruolo di vicepresidente della Camera. Berlusconi vorrebbe assegnare la poltrona a Maurizio Lupi anche per premiare la resistenza dei centristi nei confronti delle avance di Conte, resistenza che ha fatto naufragare l’operazione costruttori, impedendo all’ex premier di poter rimanere in sella. Ma fra gli azzurri c’è chi non la vede alla stessa maniera.

E infine la grana più grossa riguarda l’organizzazione interna. Berlusconi vuole affidare le redini del partito ad un triumvirato composto da Antonio Tajani, Licia Ronzulli e Anna Maria Bernini con funzioni specifiche. A Tajani i rapporti con il premier Mario Draghi e il governo, oltre che l’organizzazione del partito nei territori, affiancato dalla Bernini nel ruolo di vice, mentre la Ronzulli sarebbe incaricata di tenere i contatti con gli alleati del centrodestra, visto che vanta da sempre ottimi rapporti tanto con Salvini che con la Meloni.

In subbuglio c’è soprattutto l’area conservatrice del partito che si è vista scavalcata nella scelta dei ministri dagli ultra liberali Brunetta, Gelmini e Carfagna e che ora chiede un risarcimento. Con le nomine di Tajani, Bernini e Ronzulli, Berlusconi sembrerebbe deciso a placare i malumori, visto che si tratta di tre figure comunque legate al centrodestra tradizionale (l’alleanza con Lega e FdI) e poco sensibili ai richiami delle sirene centriste (leggi Renzi). Ma riuscirà nell’impresa di tenere unito un partito che ancora resiste grazie alla permanenza in campo del fondatore, rimasto ormai l’unico collante?

 

 

 

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