Governo. Lega di lotta e di governo. Ecco perché Salvini non farà come Renzi

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La sinistra continua a dividersi sull’interpretazione della nuova linea della Lega. C’è una parte che ripete come un mantra, la storia che Salvini si è convertito sulla via di Damasco. Giungendo finalmente alla verità, al bene, ai giusti valori, come l’europeismo, l’integrazione, l’atlantismo, la moderazione; valori che guarda caso sono rappresentati per diritto divino dal Pd.

Pd “centro di gravità permanente”: è lui che perde le elezioni, è lui che vince, lui che scomunica, lui che legittima.
Un’altra parte non si fida invece, dell’opportunismo peloso degli ex-padani; teme la presenza ingombrante di Salvini, rievocando lo spettro di “Renzi nel governo Draghi”.
E Salvini? Sta giocando al meglio la sua partita. Certo, una partita difficile, impegnativa, che ha due obiettivi: non perdere consenso a favore di Giorgia Meloni e non perdere il treno delle cose da fare e delle risposte da dare, che senza la decisione del leader leghista, sarebbero state appalto unicamente di Fi, da sempre collaborazionista con le istituzioni.

Tra il garantire a operai, impiegati, professionisti, negozianti, ristoratori, albergatori e piccole e medie imprese, che rischiamo di morire, provvedimenti subito, e il rimandare la speranza alle prossime elezioni, c’è tutta la distanza tra il Carroccio e Fdi.

Intanto una cosa è certa: il centro-destra non c’è più. Sarà difficile riunirlo senza ripercussioni, effetti specifici, divisioni, in occasione delle incombenti amministrative. Al momento la maggioranza che si è riunita intorno al nuovo premier è di fatto l’apripista di un nuovo bipolarismo tra un “sovranismo costituzionale”, compatibile con Palazzo Chigi e una sinistra meno massimalista e meno laicista del passato. Draghi stesso, come figura è garanzia di un’economia sociale di mercato (“meno sussidi, più investimenti”) che, dato il momento di emergenza pandemica, e dato l’obiettivo di gestire e amministrare bene i fondi del Recovery, non si occuperà sicuramente di diritti arcobaleno.

E che sta facendo Salvini? Una comunicazione di lotta e di governo. Sa che se riuscirà a portare a termine qualche legge importante avrà recuperato i punti percentuali che ha perso abbandonando la maggioranza gialloverde. Sa che, nel bene e nel male, costituisce l’ago della bilancia di un governo che sarebbe stato eccessivamente sbilanciato verso i giallorossi, anche se moderato dai tecnici.

Salvini un giorno mena e un giorno abbraccia. Un giorno si scaglia contro Arcuri, Speranza e Ricciardi, e un giorno fa pace, dicendo che vuole aiutarli. Un giorno parla bene dell’euro e un giorno dice che non c’è nulla di irreversibile. Un equilibrismo (un tradimento per qualcuno, un pragmatismo per qualcun altro), ma una scelta che guarda insieme alla Meloni e a Giorgetti.

Per non perdere la base dura e pura e nel contempo, non vedere sbiadito il proprio Dna storico, in favore di un partito troppo liberal, moderato (si pensi alla strategia legata al progetto di Alternativa popolare, verso il Ppe, cui sta lavorando il neo ministro dello Sviluppo Economico).
Un giorno mena e un altro abbraccia e tutti parlano di lui. Il Salvini ritrovato. Rubando la scena anche a Draghi.
Vedremo se nei prossimi mesi questo equilibrismo renderà o meno. Ma il gioco per Salvini è obbligatorio. E non ha vie d’uscita.

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