Vaccini, la “Caporetto” della Ue fra ritardi e strategie sbagliate

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Ormai c’è davvero poco da discutere, l’Italia e l’Europa hanno fallito per ciò che riguarda la campagna di vaccinazione e a riconoscerlo sono anche gli europeisti con la E maiuscola. Così come è un dato di fatto che i Paesi cosiddetti “sovranisti”, vedi la Russia, gli Stati Uniti, Israele, l’Inghilterra hanno risposto molto meglio e sono già molti passi avanti.

Lo scrive il Corriere della Sera, non un giornale antieuropeista o filo-sovranista, con un articolo firmato da Milena Gabanelli e Simona Ravizza, un vero e proprio atto d’accusa nei confronti della Commissione Europea.

Come mai la Gran Bretagna che è uscita dall’Europa grazie alla Brexit ha vaccinato il 35% della popolazione mentre l’Europa è ferma al 9%? E come mai gli Stati Uniti che sembravano in fortissimo ritardo rispetto alle misure di contenimento attuate da noi, in poco tempo hanno raggiunto il 27%?

La risposta è semplice: l’Europa ha accumulato scandalosi ritardi e oggi, mentre le altre Nazioni sono vicine all’immunità di gregge, da noi si continua a correre ai ripari con i lockdown e aggravando lo stato di crisi della nostra economia.

Scrive il Corriere: “L’autorizzazione delle agenzie regolatorie, ossia il via libera all’uso dei vaccini, è arrivata venti giorni dopo. Pfizer/BioNTech ottiene l’autorizzazione il 2 dicembre dall’Mhra inglese, l’11 dicembre dall’Fda americana, mentre solo il 21 dicembre dall’Ema europea. Lo stesso per Moderna: Fda 18 dicembre, Ema 6 gennaio, Mhra 8 gennaio. AstraZeneca: Mhra 30 dicembre, Ema 29 gennaio, Fda non ha ancora sciolto le riserve”.

Ma non è tutto. Mentre i Paesi extra europei, Usa e Gran Bretagna su tutti, si presentano alle trattative con le case farmaceutiche nel ruolo di partner, l’Europa lo fa da cliente perché in tutti questi anni non ha investito nella ricerca sui vaccini e quindi ha perso notevolmente la capacità produttiva che hanno invece le altre nazioni.

Eppoi, come denuncia la Gabanelli, la Ue avrebbe anche sbagliato a scegliere gli interlocutori da inviare nelle trattative con le aziende. “Per l’Italia – prosegue l’articolo – la scelta migliore sarebbe stata quella di delegare il direttore dell’ufficio che prepara i dossier negoziali dell’Agenzia Italiana del Farmaco, che conosce tutti i trucchi del mestiere, ma si è preferito mandare Giuseppe Ruocco, segretario generale del ministero della Salute. In queste condizioni l’Ue siede al tavolo delle trattative, mentre dall’altra parte ci sono schiere di avvocati e case farmaceutiche che non hanno fatto altro nella vita. Alla fine dettano le condizioni: l’Ue partecipa al rischio d’impresa nell’ampliamento della catena di produzione con un contributo di 2,8 miliardi di euro, da scalare dal prezzo di ogni fiala sulla prima fornitura. Fortunatamente il vaccino si trova e funziona”.

Ma c’è dell’altro: “L’accordo prevede che gli eventuali effetti collaterali siano totalmente a carico dei singoli Stati. Non è mai successo prima, ma è ragionevole, visti i tempi stretti con cui viene richiesta la commercializzazione; altrettanto ragionevole sarebbe stato pretendere di fare metà e metà. I vincoli di consegna: la dicitura utilizzata è che la casa farmaceutica «farà tutto il possibile», ma non viene stabilita nessuna penale in caso contrario”.

Meglio fermarsi qui. Appare chiaro come ormai il fallimento europeo sia sotto gli occhi di tutti e come il ruolo della Commissione europea si sia rivelato debolissimo, per non dire totalmente supino nei confronti delle case farmaceutiche che hanno dettato le loro condizioni capestro. E infine hanno pesato molto le lentezze burocratiche che gli altri Paesi hanno invece superato. Con l’Ema che manca totalmente di strumenti in grado di approvare velocemente l’utilizzo dei medicinali in casi d’emergenza.

Insomma, un’autentica “Caporetto”. E c’è ancora chi ha il coraggio di dire che possiamo salvarci dal Covid soltanto restando in Europa. 

Marta Moriconi

La velocità e la capacità di individuare subito la notizia sono le mie qualità. Sono laureata in Giurisprudenza con il massimo di voti ma lascio la pratica forense e i Tribunali ben presto per gettarmi nella mia passione. Inizio la carriera nel monitoraggio radiotelevisivo, passo per gli uffici stampa, arrivo ai giornali online.

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