Sputnik V, parla Meluzzi: “Così Putin ha sconfitto l’uso geopolitico del virus”

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L’Italia è pronta a produrre il vaccino russo Sputnik V anche se continuerà a muoversi in una cornice europea. Ma sembrano destinati ormai a cadere i pregiudizi che, fino ad oggi, avevano portato ad escluderne l’utilizzo. Riferisce l’Ansa: “L’azienda farmaceutica italo-svizzera Adienne Pharma&Biotech ha firmato un accordo con il Russian Direct Investment Fund (RDIF), che tratta la distribuzione dello Sputnik all’estero, per produrre il composto russo in Italia, presso gli stabilimenti di Caponago, a Monza. E si tratta di una prima assoluta in Europa, tanto che a Bruxelles hanno mal digerito la svolta”. La decisione infatti ha trovato fredda l’Unione Europea che però si trova alle prese con i fallimenti della campagna vaccinale. Sulla questione abbiamo intervistato il professor Alessandro Meluzzi, medico, psichiatra, noto opinionista televiso ed ex parlamentare.

L’Italia apre al vaccino russo e addirittura la Regione Lazio è pronta ad acquistare le dosi di Sputnik V anche contro il parere dell’Italia e dalla Ue. Come giudica una svolta così significativa?

“Questa svolta dipende sostanzialmente da due fattori. In primo luogo da una carenza quantitativa significativa. Ci si è resi conto che affidandosi ai fornitori della Ue non si riuscirà ad avere quella copertura vaccinale cui il governo dice di aspirare. Io ritengo che sia già in atto una vaccinazione di massa legata alla positivizzazione di tutte le persone entrate a contatto con il virus, come avvenuto con ottimi risultati in Svezia, ma se la linea prevalente è quella di ricorrere ai vaccini, allora credo che quello russo abbia dato ottima prova; con un cento per cento di copertura assicurata e con costi ragionevoli, come quelli che contraddistinguono tutti i prodotti che vengono esportati da Mosca dove sempre più spesso con poco si fa molto. Credo che vi sia quindi innanzitutto una ragione di necessità. In secondo luogo c’è una motivazione di carattere squisitamente politico”.

Ossia?

“E’ evidente che l’inserimento nella maggioranza di governo di forze politiche portatrici di posizioni non rigidamente atlantiste come la Lega e Forza Italia, ha permesso di affievolire l’ostracismo nei confronti di Putin. Direi che si sono combinati fattori sanitari e geopolitici”.

Eppure nella Ue c’è chi continua a diffidare dei russi e ad opporsi all’inserimento di Sputnik V nella filiera della vaccinazione. I pregiudizi geopolitici prevalgono pure sull’emergenza pandemica?

“Tenga presente che Paesi come la Francia di Macron ma anche la Gran Bretagna, hanno sempre avuto in politica estera, vedi la questione siriana o il medio-oriente in generale, una posizione fortemente antagonista verso la Russia che fortunatamente l’Italia non ha mai sposato, caratterizzandosi invece nello scacchiere europeo come il Paese che ha sempre manifestato atteggiamenti meno ostili nei confronti del mondo putiniano. Specie quando non c’è stato al governo il Pd”.

La Gran Bretagna dal punto di vista della copertura vaccinale è molto più avanti del resto d’Europa. C’è chi dice che questa è un’ulteriore prova di come gli inglesi abbiano fatto bene a percorrere fino in fondo la strada della Brexit. Condivide?

“Quando un Paese riacquista la propria sovranità, è in grado di produrre un vaccino e di disporre di grandi quantità come avvenuto con AstraZeneca, il fatto di non dover passare sotto le forche caudine europee, non dover sottostare a vincoli e regole di vario tipo e non dover attendere il responso del ferraginoso circuito burocratico della Ue, permette di unire la disponibilità quantitativa con una totale libertà d’azione e decisione”.

Per quanto riguarda la Ue è ormai sotto gli occhi di tutti il fallimento della campagna vaccinale partita con fortissimo ritardo e regolata da contratti capestro che sembrano offrire pochissimi margini di azione agli Stati in caso di inadempienze nella consegna delle dosi da parte delle aziende farmaceutiche. Come è spiegabile tutto questo?

“Ancora una volta l’Europa ha gestito un’altra emergenza con una strategia a marcia tedesca, con la regia della signora Merkel e della baronessa Von Der Leyen. Una strategia basata sulla massima lentezza, sulla burocrazia, sull’inoperatività, sui pregiudizi, le chiusure, le regole imposte anche contro il buon senso. Intendiamoci, ancora una volta non è un problema dell’Europa come entità geopolitica ma della sua struttura burocratica che anche nella vicenda della pandemia ha saputo dare una pessima prova”.

Pensa che il governo Draghi riuscirà a centrare l’obiettivo dell’immunità di gregge entro la fine dell’estate?

“L’immunità di gregge non sarà centrata dalle scelte del governo ma dal sistema immunitario di settanta milioni di esseri umani che raggiungeranno l’immunizzazione come fu raggiunta negli anni venti contro la febbre spagnola. L’immunità di gregge non dipende dall’azione di Draghi, ma da un’azione della natura, Il governo potrà soltanto accelerare questo processo con le vaccinazioni. Me lo auguro”.

Forse è anche per questo che sono caduti i veti sul vaccino russo?

“Certamente, se si vuole raggiungere l’obiettivo in tempi rapidi si deve guardare all’efficacia di un vaccino non a chi lo produce. Mi permetta poi di evidenziare come ancora una volta stiamo assistendo ad una grande vittoria politica e morale di Putin”.

In che senso?

“Nel senso che la gestione geopolitica del Covid aveva sin da subito come obiettivo la sconfitta di Trump, la demonizzazione di Bolsonaro in Brasile e l’indebolimento della Russia. Mentre Trump ha cercato di resistere meglio che ha potuto, Putin ha invece favorito quella che si chiama l’eterogenesi dei fini. Ha cavalcato l’emergenza Covid e invece di restarne vittima come Trump, ha deciso di gestirla a proprio vantaggio impegnandosi a produrre per primo il vaccino per sconfiggere il virus e dando una lezione di efficienza a tutti. E oggi mezza Europa, per uscire al più presto dalla pandemia, è costretta a rivolgersi ai russi che invece di uscire indeboliti si sono ulteriormente rafforzati sullo scenario internazionale anche dal punto di vista sanitario. Con il risultato che grazie al suo vaccino la Russia è oggi un Paese libero e aperto a tutti, diversamente dall’Europa che vive di lockdown, restrizioni alle libertà individuali, chiusure di attività, distanziamenti, e sta economicamente a pezzi”.

Americo Mascarucci

Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato.

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