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Destra. Conservatorismo in salsa “Della Loggia”. Attenta Meloni agli elogi pelosi

6 minuti di lettura

Non passa molto che intellettuali, filosofi, giornalisti alla moda, politici e studiosi, dall’alto delle loro segreterie, delle loro cattedre, redazioni o salotti buoni, non discettino e ci dicano come dovrebbe essere la destra.

C’è infatti, da decenni, la “destra dei pensatori”; c’è quella che vorrebbe la sinistra, disegnandola a sua immagine e somiglianza (ovviamente sterilizzata, moderata e poco competitiva), e c’è la “destra percepita” dalla gente (che va per conto suo). Cos’hanno in comune? Sono distanti e in polemica con la “destra che c’è”. Quella che esiste e che non piace mai. Per lei c’è sempre, infatti, l’accusa di “destra non moderna”, “non liberale”, non pienamente antifascista, terribilmente indietro, anacronistica, troppo legata al passato, alla nostalgia, all’astrazione ideologica, con evidenti conati dittatoriali, razzisti, omofobi (scomuniche sempiterne). E chi più ne ha, più ne metta.

L’ultimo della gloriosa schiera di suggeritori (pelosi) è il blasonato Ernesto Galli della Loggia, che sulle colonne del “Corriere della sera”, ha trattato ieri l’argomento, con un titolo incoraggiante per Fratelli d’Italia: “Quella destra moderna che serve al paese”. Indicando nella leadership della Meloni la possibilità di rispondere a tale aspettativa. “Fratelli d’Italia – ha scritto il professore-intellettuale – potrebbe legittimamente aspirare a rappresentare quella destra conservatrice che nella seconda Repubblica è mancata”. E Galli della Loggia non si è fermato qui. E’ andato oltre. Ha disegnato pure lo scenario programmatico giusto per Fdi: “Coesione sociale, solidarietà e senso dello Stato”.

Per carità, tutto apprezzabile e di forte spessore. Solo che c’è un ma (al di là di chi ha pensato il titolo). “Destra moderna” cosa vuol dire? Che attingere alla tradizione, all’identità storica, culturale e religiosa di un popolo (la triade “Dio-patria-famiglia”), è retaggio reazionario da archiviare? E che la destra moderna deve essere al massimo “ordine e legalità”, in un contesto rigidamente “liberale e liberista”? Il pregiudizio anti-cattolico evidentemente, non muore mai. Eppure, tutte le persone di qualità, quelle che hanno studiato, sanno perfettamente che i filoni della destra italiana sono quello conservatore, quello cattolico, quello liberal-nazionale e quello sociale. E poi, il termine “serve”, quantomeno è singolare. A chi serve, a cosa dovrebbe servire una destra conservatrice costruita a tavolino?

Certo, ora Fdi sembrano assomigliare più della Lega e di Fi a ciò che era Alleanza nazionale, un soggetto liberal-conservatore. E la Lega, finora (vedremo dove porterà la manovra di avvicinamento al Ppe di Giorgetti), avendo imposto al centro-destra una trazione sovranista, populista-identitaria (inizialmente gradita pure alla Meloni), al momento è fuori gioco. Stesso discorso per Fi, che ha sempre rappresentato (anche Galli della Loggia lo ha ribadito), quella componente “individualista-liberista-aziendalista”, che mal si concilia col senso dello Stato, con la coesione sociale comunitaria e la stessa solidarietà.
Ma assomigliare non vuol dire esserlo. Il termine conservatore da noi ha assunto e assume un significato estremamente diverso da ciò che si intende in Europa o negli Usa. Applicare meccanicamente il “modello anglo-sassone” (liberali-progressisti, conservatori-laburisti), ad esempio (ci hanno provato in tanti), non funziona.

Conservatore, vuol dire incarnare il Dna di una nazione, i suoi valori profondi. E noi, siamo figli di un’altra storia, che per qualcuno può essere un’anomalia (anche per i nostri fan del globalismo, del pensiero liberal e radical), per qualcun altro una peculiarità.
Noi siamo eredi della destra storica risorgimentale che fu liberale in politica, non liberista in economia, della dottrina sociale della Chiesa (una terza posizione tra il marxismo e il capitalismo), e del Welfare di Mussolini (l’economia mista, le partecipate, gli istituti nazionali, gli enti previdenziali, la legislazione sociale, il capitalismo nazionale etc).

Comprendere ciò e attualizzarlo, significa costruire davvero un nuovo conservatorismo politico italiano.
Un umile consiglio alla Meloni. Ha tutte le ragioni per rallegrarsi della sua nuova grande e meritata visibilità. Ma pure tutti i motivi per preoccuparsi: quando il potere (culturale, economico, finanziario, politico, giornalistico, nazionale e internazionale), ti coccola, lo fa sempre per un altro obiettivo. Così come accadde ai finiani: valorizzati in modo eccessivo e compulsivo dal sistema mediatico e non solo, unicamente in funzione anti-berlusconiana, e spariti una volta raggiunto lo scopo (la caduta del Cavaliere). E anche adesso il rischio è il medesimo: disarcionare Salvini (il vero pericolo). Tanto poi, una bella accusa di fascismo e di impresentabilità per Fdi arriverà sempre.

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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