La Lega “boccia” il decreto Covid: stavolta Salvini ha sconfessato Giorgetti

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La Lega si asterrà in Consiglio dei Ministri dal votare il nuovo decreto Covid sulle riaperture, che conferma il coprifuoco alle 22 e la chiusura dei locali non dotati di spazi all’aperto nelle zone gialle. Temi su cui i leghisti avevano puntato i piedi nel vertice di maggioranza.

Il problema sta però nel fatto che il premier ha già concesso al centrodestra le riaperture a partire dal 26 aprile e il ritorno alle zone gialle, contro la posizione più rigorista e attendista del ministro della Salute Roberto Speranza e dell’ex maggioranza giallorossa. Adesso Draghi non può oggettivamente sconfessare l’intera linea dell’altra parte della sua maggioranza, cedendo alle richieste della Lega anche sul coprifuoco e sull’apertura dei ristoranti al chiuso. Sono le regole di una maggioranza tanto larga quanto disomogenea che tiene in vita un governo: un pezzo a te, un pezzo a lui, tipico “Manuale Cencelli” o politica del bilancino. E se Speranza e company hanno dovuto storcere la bocca sulle riaperture il 26 aprile, inevitabilmente la Lega adesso dovrà ingoiare il mantenimento del coprifuoco alle 22.

Intanto però la notizia dell’astensione ha irritato molto il premier che non ha mancato di stigmatizzare la posizione del Carroccio: “Fatto grave che fatico a comprendere” sono le parole di Draghi riportate dal Corriere della Sera.

I rumors di palazzo riportati anche dal Corriere della Sera riferiscono di un tentativo di mediazione del ministro Giancarlo Giorgetti, l’uomo di Draghi nella Lega, per convincere Salvini a non andare allo scontro e a non creare una frattura nella maggioranza. Il leader leghista ha ribadito massima fiducia nei confronti del premier, ma non ne avrebbe voluto sentire di indietreggiare su tutta la linea.

Secondo il Corriere addirittura Giorgetti avrebbe assicurato a Draghi il sostegno del Carroccio ma sarebbe stato sconfessato da Salvini, “sgarbo” che il ministro non avrebbe affatto gradito. Anche perché “il Capitano” si sente sempre più stretto fra due fuochi: da una parte “l’offensiva giudiziaria” culminata con il recente rinvio a giudizio per la vicenda Open Arms dietro cui intravede il tentativo degli avversari di eliminarlo dalla politica per via giudiziaria, dall’altra la concorrenza “in casa” di Fratelli d’Italia che ormai da settimane ha preso in mano la bandiera delle riaperture, dell’abolizione del coprifuoco e spara a zero contro il governo accusandolo di essere la fotocopia del Conte-2.

Salvini dunque non può “istituzionalizzarsi” a 360 gradi e lasciare la protesta, e soprattutto le piazze, interamente alla Meloni. Draghi, oltre che irritato per quella che comunque si configura come una prima vistosa crepa dentro la sua maggioranza, sarebbe anche molto preoccupato per la tenuta dell’esecutivo e teme che Salvini, di fronte a sondaggi poco incoraggianti, possa dare vita ad una sorta di “opposizione interna” e destabilizzare il governo rendendo molto difficile il suo percorso. Anche perché all’interno del Carroccio starebbe montando un forte malumore nei confronti dello stesso Giorgetti, accusato dall’ala sovranista di essere troppo appiattito sulle posizioni di Draghi e della maggioranza. Fino ad oggi i due, Salvini e Giorgetti, sono sembrati recitare due ruoli diversi ma speculari; il primo ha strizzato l’occhio alla piazza e alla protesta per non perdere il contatto con l’elettorato più scontento per l’appoggio al governo, il secondo invece ha rafforzato l’asse con Draghi con l’obiettivo di rendere l’esecutivo sempre meno giallorosso e più sensibibile ai temi cari al centrodestra. Ma quanto potrà durare questa Lega di lotta e di governo?

 

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