Ddl Zan. Ecco chi sono i veri medioevali. Come rispondere alla religione radical

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Quando ci si scontra sui temi antropologici, sui valori non negoziabili, la famiglia naturale, quella arcobaleno, i matrimoni gay, l’utero in affitto, il Ddl Zan, ci si imbatte in una narrazione ideologica difficile da smontare, perché gode non solo dell’appoggio, del consenso di giornali, intellettuali, politici, rappresentanti del mondo accademico e influencer; ma anche dell’adesione passiva di molta, troppa gente, che ormai non riesce più a ragionare secondo categorie ben precise, limitandosi a esternare meccanicamente a seconda delle pulsioni superficiali del momento, del proprio istinto libertario (la libertà fisiologica, vero mantra della contemporaneità), confermando un “luogocomunismo” dogmatico, che è una vera religione rovesciata.

Lo schema che viene ripetuto ossessivamente nei panel tv, nei duelli sui social, nelle dichiarazioni pubbliche e sui giornali, è che c’è “la modernità” e “il Medioevo”, ossia, il futuro e il passato, naturalmente riproducendo l’asse morale bene-male.
A parte (una considerazione di fondo), occorrerebbe lanciare una seria campagna di controinformazione, mirata a rivalutare proprio il cosiddetto secolo buio. Siamo stati tutti vittime, nessuno escluso (basti riprendere i testi scolastici), di una descrizione manichea della storia: Medioevo negativo, l’umanesimo liberale, l’inizio della libertà, positivo; l’Illuminismo, secolo dei lumi, positivo. In quanti ricordano, invece, cosa ha rappresentato realmente il Medioevo? Quali frutti ha dato? Lo ricordiamo, a futura memoria: i borghi, i castelli, la nascita delle università, degli ospedali, il tomismo, la Scolastica, Dante, Petrarca, Giotto, l’economia curtense che ancora oggi viene studiata, la trasmissione della cultura classica-greca, grazie agli amanuensi delle Cattedrali, la condizione della donna senz’altro superiore (specialmente nell’Alto Medioevo) rispetto al Quattrocento. E in quanti sanno che le prime streghe sono state bruciate proprio agli albori dell’umanesimo? E le guerre di religione, quando sono state dichiarate? In quanti lo sanno o lo danno per scontato?

Ma il tema vero, venendo al dibattito odierno, è che non c’è un passato medioevale e un presente progredito (bisognerebbe poi distinguere tra progresso e civiltà). Si stanno contrapponendo, invece, “due idee di modernità”, uguali e contrarie: “una liberal, radical”, incentrata sull’idea che lo Stato (neutro) debba certificare unicamente le libertà individuali; l’altra, antropologica, basata sul primato della vita e della famiglia naturale e sulla comunità, sull’identità storica, religiosa, culturale dei popoli, sul bene comune; valori che vengono prima dell’individuo.
E seguendo, altra narrazione mediatica e ideologica sbagliata, creata a tavolino dalla contro-religione radical e liberal, è che si debba parlare di “famiglia tradizionale” e di “famiglia moderna”. Ovviamente, la prima sinonimo di antico, la seconda sinonimo di attualità. Niente di più sbagliato e fa specie che a sostenerlo siano proprio i cultori, i professionisti della Costituzione, alla quale dobbiamo richiamarci davvero, non nella forma, ma nella sostanza. Ebbene, la nostra Carta contempla l’articolo 29, in cui la Repubblica non definisce la famiglia, ma la riconosce come realtà naturale preesistente all’organizzazione civile e legislativa (pertanto, famiglia naturale), e poi, le formazioni sociali, frutto della legge Cirinnà che norma le unioni civili. Ergo, pure qui, il confronto deve essere non tra famiglia tradizionale e famiglia arcobaleno-moderna, ma tra “famiglia naturale”, l’unica prevista e le “formazioni sociali”.

Non a caso, Togliatti che viveva more uxorio con Nilde Iotti, non pretese che la Repubblica fosse l’estensione della sua condizione individuale (valore oggi intesto come obbligatorio, cioè che ogni desiderio deve diventare un diritto), ma contribuì, da comunista, a redigere l’articolo 29 della Costituzione, perché aveva ben chiaro cosa fosse utile e bene per la società (il primato della comunità sulle pulsioni dell’io), indipendentemente dalla sua vita privata.

Questa comunicazione introduttiva è quella che va usata per contrastare il pensiero unico dominante. Oggi si assiste a un pericoloso cambio di paradigma. Quando la madre non è più colei che partorisce, il padre colui che genera, i figli si possono acquistare con l’utero in affitto e il sesso si può decidere con la mente, con la sensazione, l’auto-percezione, significa che stanno saltando i punti fermi di una civiltà.

Un conto sono le libertà individuali, un conto i modelli pedagogici. Il Ddl Zan non va bene perché crea una categoria privilegiata, più difesa e protetta di altre (questa è una discriminazione al contrario). Se vogliamo una società normale, le persone devono essere tutelate come persone e basta, non come gay, trans etc. E per questo bastano le leggi esistenti e previste dall’ordinamento. Altrimenti perché non prevedere il reato di etero-fobia, di cristiano-fobia, perché non cassare, punire, il diritto alla blasfemia, come da Macron-pensiero, mito della laicità francese?

Nessuno deve essere soggetto all’interpretazione giudiziale circa le proprie opinioni. Col Ddl Zan non si potrà più affermare che la famiglia è una sola e che non si condividono i matrimoni gay, le adozioni gay etc.
Fedez, nella famosa esternazione del primo maggio, si è dato la zappa sui piedi, criticando quella censura Rai che il Ddl Zan prevede per chi si oppone alla vulgata laicista.

Infine, un’ultima osservazione: finora il dibattito tra radical e antropologici, erroneamente etichettati come ultra-cattolici, o bollati in malafede, come omofobi, si è svolto all’insegna dello schema “identità-natura”. Per gli antropologici il diritto naturale collima con la realtà e la famiglia naturale, e con la coincidenza tra identità biologica e identità psichica; per la narrazione omosessualista, la vera natura è scoprire di essere gay; e per le femministe il tema è sempre stato, la natura libera della donna, la sua autonomia, dignità e indipendenza sociale. Ormai, va detto, è un dibattito superato e anacronistico: oggi si tende a ritenere che la persona “è ciò che si sente di essere”: il regno del liquido, del fluido. Identità volatili per rapporti volatili.

Lo scontro è quindi, tra “natura-identità” e “mente”, confondendo l’autodeterminazione con la mente. Domanda: si può costruire una società, si possono costruire relazioni sane con la mente, con cittadini fluidi, liquidi? E se l’autorità, le leggi, le regole, lo Stato fossero a loro volta liquidi? La mente non è la libera volontà, ma il risultato di proiezioni, paure, ferite, esperienze, modelli culturali, sociali, famigliari di una persona. Papa Francesco ha messo in guardia un mondo (ideologia gender) incentrato sugli “errori della mente”.
La mente “mente”. La società per vivere ha bisogno di realtà, valori consolidati, istituzioni solide.

Il Ddl Zan è l’apripista di un nuovo mondo, disumanamente umanitario. Che sa dare solo risposte di morte (ti uccide per il tuo bene): sopprime chi deve nascere (aborto), chi può vivere (eutanasia), i fragili, i deboli, i piccoli, gli inguaribili ma non incurabili, rami secchi della sanità e improduttivi per il mercato, nel nome di una idea nazista della dignità e aspettativa di vita e del profitto; toglie di mezzo i giovani con la droga, con ogni tipo di dipendenza. I matrimoni gay non sono cultura sterile e per logica, non forieri di vita, visto che la vita se la vanno a prendere con l’utero in affitto? Ecco, col Ddl Zan queste parole potrebbero essere considerate omofobe e soggette a procedimento giudiziale.
I veri medioevali, sono proprio i liberal, i radical. Tolleranti con tutti, intolleranti con chi contesta il pensiero unico.

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