Il M5s diventa garantista (ma non troppo). Frenata di Conte a Di Maio

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Addio giustizialismo, addio gogne mediatiche, addio ai sospetti anticamera delle verità, addio alla legalità come arma di lotta politica.

Il Movimento 5Stelle si riscopre garantista, affrettando il passo in direzione di quella svolta moderata che dovrebbe definitivamente recidere i legami con il passato “populista” e rigorosamente “anti-casta”, l’epoca dei vaffa day e delle inchieste giudiziarie usate come clava contro gli avversari politici.

I giochi li ha aperti l’ex capo politico Luigi Di Maio con una lettera pubblica inviata al quotidiano ultra garantista Il Foglio con cui ha chiesto scusa dell’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti per i toni violenti e accusatori utilizzati in passato nei suoi confronti. Uggetti è stato assolto dalle accuse mosse nei suoi confronti e che i 5Stelle avevano cavalcato per costringerlo alle dimissioni. Già altre volte in verità persone messe alla gogna dai grillini erano state poi assolte in sede giudiziaria ma non erano mai arrivate scuse da chicchessia. Stavolta invece Di Maio riconosce di aver sbagliato, ma è evidente come la vicenda sia tornata utile per evidenziare il cambio di passo del Movimento.

Con questa mossa il ministro degli Esteri è sembrato volersi assumere l’onere di inaugurare la svolta moderata del Movimento, il tanto evocato “nuovo corso” che dovrebbe portare i pentastellati a chiudere definitivamente la stagione del grillismo, per dare vita ad un nuovo soggetto politico liberale ed ecologista sempre meno estremista e barricadero e sempre più istituzionale ed europeista.

Ma il leader in pectore del Movimento non è l’ex premier Giuseppe Conte? Non dovrebbe essere lui ad indicare la linea politica? A che titolo è intervenuto Di Maio che non è più al vertice del Movimento? Con un post su Facebook Conte ha commentato: “In questo nuovo corso, riconoscere come errori alcuni toni e alcuni metodi usati in passato – come ha fatto Luigi Di Maio – vuol dire segnalare, anche all’esterno, alcuni fondamentali passaggi di questo importante processo di maturazione collettiva, che avrà al suo centro, sempre e comunque, il rispetto della persona, nella sua dimensione individuale e sociale, perché non ammettiamo una ‘ragione’ superiore alla quale sacrificare la dignità dell’essere umano e la tutela effettiva dei suoi diritti e libertà fondamentali”.

Ma nel confermare la svolta moderata e garantista, Conte è sembrato strizzare l’occhio anche all’ala ortodossa infastidita dall’iniziativa di Di Maio che è stata letta come un disconoscimento di tutte le battaglie portate avanti in materia di Giustizia. E infatti l’ex premier poi aggiunge: “È fondamentale ricordare che il rispetto della persona e della sua dignità va coniugato con i principi della trasparenza, della lealtà, del rigore etico, da sempre fondamentali per il M5S – aggiunge – Perché il Movimento sta maturando, certo, ma non archivierà la forza e il coraggio delle sue storiche battaglie per cambiare il Paese. Saremo una forza aperta, accogliente. Ma anche intransigente nella misura in cui non ci renderemo disponibili a negoziare i nostri principi e a scolorire i nostri valori”.

Una conferma alle parole di Di Maio che suona tanto come una smentita. O quantomeno una chiara ed evidente correzione di rotta, nel momento stesso in cui Conte ribadisce che le battaglie dei 5Stelle in tema di giustizia non saranno negoziate.

Insomma, se Di Maio ha scavalcato Conte inaugurando per primo quella svolta moderata che l’avvento dell’ex premier alla guida dovrebbe garantire, ecco che l’ex “avvocato del popolo” ha frenato la fuga in vita del ministro degli Esteri che in verità non ha mai messo del tutto da parte le sue aspirazioni da leader, dettando la linea politica del Movimento in tema di giustizia e tranquillizzando quanti non ne vogliono sapere di “morire democristiani”. E se Di Maio gioca a fare il moderato, Conte punta al consenso degli ortodossi che come tutti sanno non vedono di buon occhio l’ex capo politico accusato di aver annacquato la storia e l’identità del Movimento tendendo loro la mano e assicurando “continuità nella discontinuità”, ossimoro per coniugare l’esigenza di rompere con l’estremismo delle origini ma non con l’identitarismo grillino. E questo è soltanto l’inizio. 

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