Sovranismo, una parola usata a giorni alterni. Ecco cosa c’è dietro

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Che senso ha questa nuova (ennesima) svolta “sovranista” europea di Salvini, Meloni e compagnia cantando?

Certamente non piace a Berlusconi che lo stesso giorno della firma del manifesto, ha ribadito la necessità di costruire subito (prima del 2023) il nuovo partito unico del centro-destra: una sorta di riedizione fuori tempo massimo del Pdl, chiamato ora “Cdu”, tanto per evocare il partito della Merkel e differenziarsi ancora una volta, da Lega e Fdi, in senso filo-europeista.
Un modo singolare e grottesco per arrivare al processo unitario. Sembra una pantomima a metà tra la commedia degli inganni e il sotto vuoto spinto.

L’idea di Europa dei tre, infatti, è uguale alle parole che i leader usano per varare o non varare la loro unità italiana.
Salvini, come noto, auspica da tempo una “federazione di centro-destra” (gruppi parlamentari omogenei, portavoce unico, programmi condivisi), ma non gradisce l’opzione del partito unico; la ritiene prematura (“sarebbe una fusione a freddo”), al punto che ha pubblicamente detto che alle prossime elezioni la Lega ci sarà con il suo logo e i suoi candidati, tanto per rassicurare la base.
La Meloni ha bocciato la federazione, usando le stesse frasi di Salvini sul partito unico “ri-coniato” e riproposto da Silvio: “E’ una fusione a freddo”. Proprio ora che i sondaggi la danno prima rispetto agli altri due partiti.

E sull’Europa la comunicazione è una copia. Berlusconi sogna l’Europa dei padri costituenti, Salvini la vuole cambiare dall’interno, nel nome e nel segno della “federazione” dei popoli, la Meloni utilizza il concetto di “confederazione”: una diversa unione di Stati indipendenti e sovrani.
Peccato che siano tutte definizioni trite e ritrite. Consumate, stravecchie.

Come dire, la destra, nuova o vecchia che sia, non riesce a trovare perimetri e prospettive moderne. E non sa fare di meglio che riproporre schemi e proposte datate almeno di 30-50-70 anni, o giù di lì.
L’Europa delle patrie, la confederazione di Stati indipendenti e sovrani è stato il cruccio e il pallino di De Gaulle (1958). Fa un certo effetto vedere capi di partito incapaci di andare oltre il passato.
Con un’aggiunta non da poco. La Meloni ha partita facile nel parlare di un’altra Europa. In Italia è all’opposizione e sta monetizzando ogni inciampo e ogni vulnus del governo Draghi.
Berlusconi, per Dna, è da sempre allineato, quindi per lui, la Ue così com’è, va bene. Al massimo deve essere leggermente più solidale.

Salvini, dal canto suo, incontra qualche difficoltà. E’ stato il primo sovranista tra i sovranisti, punto di riferimento di francesi, olandesi, tedeschi e spagnoli. Quando è salito sul carro di Draghi, invece, ha immediatamente rinnegato tale percorso, cercando di moderare il sovranismo per un “identitarismo commestibile”, più in linea con i desiderata di Giorgetti, e più utile all’ingresso della Lega nel Ppe.
Tradotto: un “prima gli italiani”, declinato in modo più dolce e tranquillo.
Adesso Salvini, sorprendentemente, è tornato a bomba. Firmando il nuovo manifesto dei sovranisti, con lo scopo di riaggregarli tutti, a partire da Orban, fuggito dal Ppe, e riformare radicalmente la Ue.

La ragione di questa nuova svolta all’indietro?
Tattica, strategia, opportunismo, ignoranza, semplice liquidità?
La cosa che sembra più plausibile è il tentativo di fermare l’avanzata nazionale e internazionale della Meloni.
Pure sul piano continentale il Capitano pensa ogni giorno a un gruppo parlamentare che possa costituire il partito più forte a Bruxelles, capace di riposizionare a destra il Ppe, liberandolo dal patto satanico col Pse.
E anche qui, come per l’ipotesi di federazione italica del centro-destra, la Meloni aveva risposto picche: “Nessuna adesione, ma venite tutti da me per ingrandire la casa conservatrice”. Più chiaro di così.

Resta in piedi l’ultima riflessione. Questa federazione italiana ed europea dello schieramento, oltre a dare maggiore forza alle prossime elezioni amministrative, potrebbe gettare le basi per una “maggioranza Ursula” al contrario. Opposta alle volontà di Letta: un centro-sinistra (Pd-5Stelle-Leu) allargato al centro moderato, con Fi.
Cioè, una federazione di centro-destra allargata al centro moderato, estesa a Iv, in grado di condizionare le scelte di Draghi.
Se son rose (s)fioriranno.

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