Ddl Zan. Oltre le ideologie, prove tecniche di “maggioranza Ursula” rovesciata

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Oggi, salvo sorprese, con voto a scrutinio palese, sarà calendarizzato il Ddl Zan per il 13 luglio. Ma per quella data, quando si discuterà veramente in Senato il testo, oggetto di uno scontro senza fine, ci saranno due sicure varianti: la mancanza di un relatore, visto che il presidente della Commissione Giustizia, Ostellari è della Lega, e ha fatto il possibile per ritardare, affogare, appesantire i meccanismi di esame degli articoli, ricorrendo a procedure burocratiche, tante audizioni, ascoltando le associazioni famigliari, le femministe di sinistra, contrarie al Ddl Zan così come ora concepito. E seconda variante il 13 luglio, il voto a scrutinio segreto, con l’incognita Iv, che potrebbe far saltare l’impianto pregresso dei propugnatori della legge. Visto che i loro nervi sono già saltati da un pezzo.

La verità è che non si tratta solo di una guerra ideologica che ha come perimetro la concezione della famiglia, l’identità sessuale vera o percepita, la violenza, le discriminazioni, la libertà di pensiero, l’arbitrarietà della magistratura chiamata a intervenire a ogni diverbio o lite che abbiano come sottofondo la questione sessuale etc.
Si tratta anche degli assetti politici da riposizionare, in piena era draghiana, esecutivo di tregua, che ha imposto ai partiti, salvo Fdi, una convergenza al centro. Una tregua sotto una polveriera. E infatti, ci risiamo: i due Matteo, numeri e dati alla mano, sembrano aderire a una strategia non dichiarata, ma praticata nei fatti, nei silenziosi meandri della tattica che li ha portati da tempo a fare un gioco di sponda, utile per rompere gli equilibri, gli schemi e i teoremi precostituiti degli altri loro competitor.

Un “parallelismo” abbozzato già al tempo del governo gialloverde, incrinato quando è nato il governo giallorosso, e rafforzato quando si è trattato di mandare a casa Conte.
Salvini ha tutto l’interesse a dividere e imperare nel centro-destra: la federazione dello schieramento in Italia e il nuovo manifesto dei sovranisti europei sottoscritto di fresco, sono all’insegna di una politica mirata a cooptare e controllare la Meloni. Renzi, dal canto suo, ha tutto l’interesse a distinguersi a sinistra, dimostrando di avere sempre il boccino in mano.
E la legge Zan ha offerto ai due un ottimo spunto spettacolare e mediatico, a costo zero (le partite vere sono il Recovery, la gestione dei progetti e dei soldi, la campagna vaccinale), per riorganizzare il teatro dei pupi siciliani.

Ad attivare il flipper, nello specifico, è toccato a Faraone di Iv. I suoi emendamenti presentati venerdì scorso hanno fatto infuriare il Pd, Leu e i 5Stelle. Unanime la loro reazione: ma come, i renziani non hanno già votato la legge alla Camera, e ora?
Ovvio che il fatiscente fronte radical e liberal, teme il Vietnam. Se si sfila Iv, mancherebbero i numeri. E da Letta a Di Maio, hanno capito che lo scopo di Iv è strumentale. E guarda molto più in alto.

Ma entrando nel merito, le correzioni renziane attengono agli articoli 1-4-7 del testo; gli stessi criticati da Vaticano, Lega e Fi.
Se Ostellari oggi non riuscirà in una sintesi tra le proposte di mediazione del centro-destra più Iv, allungando il brodo, come detto, si voterà comunque per la calendarizzazione (il 13 luglio). Almeno sulla tempistica i renziani sono d’accordo. Ma la sorpresa sarà il voto segreto. E l’ex sindaco di Firenze, questo l’ha detto da settimane: “Basta inseguire Fedez, i like e i muscoli”.
Uno scontro ideologico gestito, quindi, da abili registi politici. L’obiettivo è condizionare Draghi e creare sul campo una “maggioranza Ursula” rovesciata, non esattamente quella auspicata da Letta (centro-sinistra più Fi e 5Stelle), ma centro-destra più Iv. E considerando l’implosione dei grillini, l’ipotesi sembra più percorribile. Per Palazzo Chigi e il Quirinale si prevedono interessanti rimescolamenti di carte. Ne parleremo.

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