Verso un green pass graduale, l’ultima mediazione nel governo

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Nel governo è tutto un taglia e cuci sul nuovo decreto che dovrà fissare le regole per l’utilizzo del green pass.

Come al solito è ripartito lo scontro fra “rigoristi” e “morbidi” con riferimento alle misure da adottare. Il nodo che divide i partiti, con la Lega di Salvini decisa a fare le barricate e quella di Giorgetti invece impegnata a mediare, riguarda l’obbligo del green pass per accedere a ristoranti e locali pubblici al chiuso; mentre tutti sono favorevoli ad adottarlo in occasione dei grandi eventi.

Stavolta però ci sono soprattutto i governatori sul piede di guerra contro la possibilità di precludere l’accesso ai ristoranti e ai locali pubblici in piena estate, e ancora di più contro il ritorno delle zone gialle. Un compromesso non è semplice da raggiungere e queste saranno ore decisive in previsione del Consiglio dei Ministri di domani che dovrebbe partorire il decreto.

Sembra che si stia valutando l’ipotesi di consentire l’accesso nei ristoranti al chiuso anche con una sola dose di vaccino, mentre resta obbligatoria la doppia per i luoghi in cui sono previsti assembramenti. Questo almeno fino a settembre, quando poi diventerà obbligatorio il green pass completo di due vaccinazioni per tutti i luoghi al chiuso e per i mezzi pubblici, compresi i bus urbani (altro capitolo spinoso resta la scuola e la proposta del vaccino obbligatorio per i docenti). Un’ipotesi che però non convince tutti, tanto che l’incontro della cabina di regia è slittato proprio per approfondire la questione. Ma sembra che la soluzione del “green pass graduale” sia stata pensata soprattutto per incoraggiare le vaccinazioni in previsione dell’autunno.

Altro nodo da sciogliere riguarda i criteri per definire il rischio e quindi i colori delle Regioni. Passeranno in primo piano gli ingressi in terapia intensiva e le ospedalizzazioni rispetto all’andamento dei contagi. Se su questo sono tutti d’accordo, non lo sono però sul calcolo del rischio.

Il ministro Roberto Speranza propone infatti di decretare il passaggio nella zona gialla al superamento del 10% dei posti letto occupati nei reparti ordinari e del 5% nelle terapie intensive, ma i governatori spingono perché la soglia sia innalzata al 20% per le degenze ordinarie e al 15% per le intensive, con la possibilità di introdurre elementi di flessibilità per le Regioni più piccole.

Tutti nodi che dovranno essere sciolti nelle prossime ore e che finora hanno ritardato l’emanazione del decreto che il premier Draghi vorrebbe pronto al massimo entro venerdì.

Infine non piace a tutti la proposta di prorogare fino al 31 dicembre lo stato d’emergenza, ma dalla cabina di regia è arrivato un invito a non abbassare la guardia di fronte alla ripresa dei contagi e alla diffusione della variante Delta. Ad incidere sulla decisione di prorogarlo ci sarebbe anche la tornata elettorale del prossimo autunno, quando milioni di italiani si recheranno alle urne per eleggere le amministrazioni delle grandi città metropolitane. Situazione che in caso di peggioramento nei prossimi mesi potrebbe richiedere il ritorno a misure straordinarie. Ma questo alla fine sembra lo scoglio meno insormontabile.

Su tutto il resto è in corso una non facile mediazione aggravata anche dalle elezioni ormai alle porte. Nessuno si sente di assumere provvedimenti restrittivi nei confronti di cittadini e attività in un periodo come quello estivo caratterizzato da una consistente ripresa economica. Ecco perché un po’ tutti stanno cercando di studiare soluzioni che comunque non portino a conseguenze drastiche e impopolari. Ma le divisioni restano e sarà come al solito il premier Draghi a dover tirare le somme facendo sintesi.

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