Green Pass. Salvini “bipolare” tra Giorgetti, Zaia e la Meloni

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Cronaca di una “rappresentazione” annunciata: la Lega presenta una valanga di emendamenti al decreto sul Green Pass, che al dunque martedì ha ritirato. Ma poi, a sorpresa, ha votato con Fdi contro l’uso del passaporto verde per l’ingresso nei ristoranti. Stessa scena ieri (passaporto verde escluso per i minori di 18 anni). Per gli alleati di sinistra è inconcepibile: “Salvini chiarisca la sua posizione. Non può stare dentro e fuori il governo”. Anche perché poi, le idee dell’asse Lega-Fdi vengono sempre bocciate. Servono solo per fare clamore. Oggi il Green Pass sarà esteso comunque.

Ma cosa pensano gli italiani, fan della Lega e del centro-destra in primis?
Cerchiamo di approfondire. Ci sono tanti modi per decodificare questo comportamento ondivago, a prima vista ambiguo, della Lega, iniziato sin da quando Draghi si è insediato. Ed è addirittura inutile ricordarne il contenuto; l’atteggiamento sarebbe stato simile se si fosse trattato di argomenti economici, sociali, riguardanti l’immigrazione, la sicurezza, la Ue, il Recovery.
Stiamo parlando della famosa narrazione “di lotta e di governo”, o alias, il piede in due staffe.
Una narrazione “bipolare” con dinamiche bipolari e risultati bipolari.

Da un lato, Salvini mira a condizionare il governo, tirando per la giacchetta il premier, diventando il garante dei valori di destra dentro la maggioranza, per evitare la deriva sinistra di Pd e grillini. Sinistra che al di là delle dichiarazioni demagogiche anti-Salvini e delle schermaglie scontate, si muove e comunica specularmente: in modo ideologico (sempre per gratificare la base dem e grillina in vista del voto). Senza la Lega oggettivamente, l’unità e la compattezza dell’esecutivo si indebolisce.
E ricordiamo, il governo Draghi non è di svolta, ma di tregua. Una tregua, prima o poi, destinata a finire.

Il Capitano, va detto, non ha ancora dimenticato l’errore del Papeete: da ministro del fare, aveva capitalizzato e monetizzato elettoralmente ogni scelta (ad esempio, le chiusure dei porti per arginare gli sbarchi illegali); e infatti, il Carroccio, in occasione delle europee ha toccato il punto massimo di consenso. Lui sa perfettamente che dentro i giochi che contano può perdere le partite (il caso Durigon), come vincerle, ma almeno le gioca.
Fuori, invece, non conta. E il successo che adesso ha la Meloni, è destinato, come per tutti i partiti, a ridursi. Stare all’opposizione paga, per poco, quel che basta per aumentare le percentuali. Ma se il voto non sarà anticipato, il tempo per perdere le simpatie della gente (Fdi) o recuperare la perdita di consenso (Lega), c’è sempre.

Dall’altro, appunto Salvini vuole necessariamente restare leader del centro-destra. Da ciò nasce il continuo volteggiare tra decisioni interne al governo e forzature esterne. Al limite della rottura (mediatica).
Una strategia che sembra riuscire, però a correnti alterne.
Ma una cosa è certa: l’impressione che dà la politica populista-sovranista è di assoluta liquidità, evanescenza di posizioni, debolezza culturale e ideologica. Rincorrendo gli umori della società non si costruisce nulla. Si possono pure vincere le elezioni, ma non si governa.
Salvini vive da tempo sul filo del rasoio. Sente sul collo il respiro dei Giorgetti, di Zaia, ma dritto a sé vede la Meloni.

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