Elezioni. Giorgetti sta a Salvini come Siena sta a Letta. Le vere partite

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Incontri ravvicinati del terzo tipo, oppure divergenze trasversali, oppure geometrie politiche asimmetriche, oppure fuoco amico.

Forse più semplicemente è meglio parlare di prove tecniche di nuovi scenari. Le elezioni di domenica-lunedì sono il banco di prova di tanti esami futuri. E le dichiarazioni che occupano le pagine dei giornali in questi giorni, più che guardare al voto, vanno lette in tale ottica.
Pensiamo veramente che Giorgetti abbia esternato a caso e che le sue parole siano state estrapolate, strumentalizzate, storpiate dai nemici cattivi?

E’ evidente che la Lega “di lotta e di governo” non poteva, come non può, durare a lungo. Salvini sta giocando la sua partita. E i numeri diranno se la sua strategia è stata vincente o dannosa. Lui, in questi mesi ha tentato di conciliare “governabilità” con “l’identitarismo” della Meloni.
Governabilità, nel senso del peso specifico nella maggioranza eventualmente da monetizzare (il correggere le derive grilline e della sinistra), occhieggiando a Giorgetti, a Bruxelles, al Ppe, ben sapendo che quelle con Letta e Conte, sono state e sono schermaglie marketing, nel momento di massima debolezza della politica, sostituita nelle decisioni che contano (Draghi) da logiche e diktat economici, europeisti, tecnocratici, finanziari e sanitari.

Identitarismo, nel senso di una difesa del Dna che la Lega ha acquisito fin da quando ha abbandonato il patriottismo padano e ha sostituito An nel ruolo di partito patriottico-sovranista nazionale. Ma il risultato è stato scadente, una comunicazione alternante e oscillante, sempre alla ricerca di battaglie forti, ma improduttive, senza costrutto. Si è visto con i vaccini, col Green pass, con le politiche economiche, le riaperture etc. Lì si è vista tutta la fragilità della politica attuale della Lega e del suo leader. Alle prese con il recupero di Fdi, partito impegnato a riprendersi il terreno un tempo occupato da Fini.
La botta poi, a orologeria su Luca Morisi, rischia di sferrare un colpo mortale alle aspettative del Carroccio. Se a questo aggiungiamo candidati civici deboli, con un consenso inferiore alla sommatoria dei partiti che compongono la coalizione, il dato è tratto.

Se domenica il candidato sindaco di Milano, scelto dalla Lega, perderà con Sala, la colpa sarà di Salvini. Se a Roma al ballottaggio (se ci arriverà come sembra), Michetti, perderà con Gualtieri o Calenda, la colpa sarà invece della Meloni.
Insomma, dopo il voto si parrà la nobilitate e la ricomposizione del centro-destra, prima federato da Silvio (col mastice anticomunista e liberista), poi egemonizzato dal Capitano (mastice sovranista), domani forse in mano a Fdi (conservatorismo sociale e popolare).

Stessa cosa a sinistra. Letta a Siena si gioca il futuro nel Pd. Più che degli avversari dovrebbe preoccuparsi del fuoco amico (dovrebbe ricordarsi dello “stai sereno”, di renziana memoria). Se trombato si apriranno tanti giochi. Teniamo presente che sia la Lega, sia il Pd celebreranno i loro congressi, salvo sorprese o rinvii sospetti, entro fine anno. E ci sarà da divertirsi.
Letta, anche lui marginale, nelle politiche serie (in mano a Draghi e i suoi), ha tentato la carta dei valori non negoziabili di sinistra (Ddl Zan, ius soli, giovani, diritti etc), ma la sua è apparsa una stanca riproposizione di uno schema logoro e inutilmente ideologico. Tra l’altro non credibile, visto che viene dalla scuola dc di sinistra e non dal Pci.
Vedremo, quindi, cosa sarà del Pd: di certo è alla ricerca di un’identità (non è più o soltanto social-democratico, laburista, clintoniano, riformista, liberal-progressista, neo-post-comunista, liberal, radical), sempre a caccia di un papa straniero o di un simbolo da seguire (da Greta a Fedez). L’insistenza della sinistra politica e intellettuale da salotto nel giudicare moralmente la vicenda di Luca Morisi, ergendosi a indignata morale, dimostra il nulla in cui versa oggi.

Se a Roma prevarrà Calenda, si aprirà un’ulteriore ferita. E un sicuro cambiamento nelle prospettive riformiste. Che ne sarà dell’alleanza grillini-Pd? Ai posteri l’ardua sentenza. Lunedì ne riparleremo.

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