Ballottaggi. Meloni e Michetti, state sbagliando comunicazione

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Si capisce che il confronto col gigante mediatico, organo del pensiero unico politico, in questo momento, sia un’impresa improba, mortifera, ma almeno dal punto di vista della comunicazione cosiddetta “più debole”, quello che non bisogna fare è sbagliare. Per non soccombere.

E gli errori dipendono da quello che si chiama “posizionamento della comunicazione”. E dipende se la Meloni e Michetti vogliono vincere, cercando di conquistare il voto moderato, sensibile alle evocazioni mediatiche che vengono gonfiate ogni volta che si assiste a uno scontro politico all’ultimo sangue, oppure vincere, preservando la dignità e restando fedeli alle posizioni di partenza.

Prima riflessione: la gente non apprezza chi annacqua le idee. Lo sbaglio più grande è rivedere le scelte, ammorbidirle, quando si sta al governo e accentuare la radicalizzazione ideologica, quando si sta all’opposizione. Gli italiani saranno addormentati, saranno nichilisti o opportunisti, ma non sono scemi.
Se siamo dentro un pensiero unico, dal Regime-Covid, all’antifascismo, resuscitato ad arte prima dei ballottaggi; se la dinamica degli incidenti romani di sabato scorso un giorno chiarirà gli aspetti segreti e le allarmanti contiguità tra estremismo politico e il Palazzo, la risposta non può essere il balbettio o il chiedere scusa. Poi a chi? A chi non può dare lezioni di superiorità etnica o di non-violenza, visto che uccide chi non condivide il proprio schema? Le parole più usate per uccidere sono appunto, fascista, razzista, omofobo, medioevale, adesso no-vax etc.

Michetti è stato accusato dalla Gruber di essere un fascista (lui che viene dall’Azione cattolica); come se non bastasse, qualcuno ha ricordato la sua dichiarazione pro-Gualtieri, quando professionalmente lavorava per lui da tecnico (come se fosse un reato), e sempre qualcuno ha rispolverato dichiarazioni che hanno avuto come oggetto “un clamoroso e inconcepibile parallelismo” tra la Shoah e le foibe, denunciando gli investimenti economici a favore dalla prima e la totale assenza di finanziamenti (per film libri, iniziative editoriali) per le seconde. Addirittura parlando di strapotere degli ebrei sul piano economico. Come se questa superiorità, acclarata dalla storia e del tutto evidente, sia un peccato e non una normale constatazione.

E che fa Michetti? Anziché ribadire la legittimità e solidità del suo pensiero? Chiede scusa. Perché questo errore? Nel nome di un processo di Norimberga antifascista e laicista a cui tutti devono sottomettersi, per entrare nella normalità ed essere accettati a corte?
Si chiama “Sindrome da legittimazione”, che da decenni affligge la destra: il ritenersi inferiori alla cultura dominante e cercare di essere condivisi, al punto da sfiorare la “Sindrome di Stoccolma”, l’identificazione col carnefice, male che ha colpito certa destra dagli anni Settanta. Sindrome, a sua volta, speculare alla “Sindrome di Voltaire”, la pretesta da parte della sinistra di incarnare religiosamente il bene, la verità, l’etica, la morale, la giustizia, la democrazia, l’ambiente, la cultura, il progresso etc.
Chiedendo scusa Michetti conquisterà i moderati? Gli diamo una notizia: non basterà mai. E sarà sconfitto comunque alle urne, se deve essere sconfitto.

Stessa cosa per quanto riguarda la comunicazione della Meloni. Certamente da ben altro pulpito e con ben altra verve: sembra pure lei non riuscire ad uscire dall’angolo in cui l’hanno messa giornalisti militanti, trasmissioni tv, e partiti, dopo l’inchiesta Fanpage e l’assalto alla Cgil.
L’accusa di opacità del ministero degli interni, l’accettare la domanda se Fdi è antifascista, anzi, se le fa schifo il fascismo, è pretestuosa, elettorale, ideologica e non reale. E non merita repliche. Sarà dimenticata dopo la manifestazione antifascista della Cgil in pieno silenzio elettorale.

Il tema vero è che sia Michetti sia la Meloni sperano di conquistare il centro per governare e prevalere alle urne. Questo è l’errore. Vince chi non molla, chi non chi cede.
Perché il paradosso più grottesco è perdere avendo rinunciato pure al proprio Dna.

Ps: si deve scappare dallo schema “fascismo-antifascismo”. La destra ha già fatto i conti col passato (da Fiuggi), diventando destra moderna, conservatrice e sociale. Conti col passato che la sinistra col comunismo non ha fatto. Se non in modo blando e letterario. Avendo sempre ragione pure quando ha avuto torto.

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