Rai, M5S resta senza direttori e Conte reagisce alla Grillo

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Dura la vita del neo leader per Giuseppe Conte. L’ex premier è alle prese con i malumori interni al M5S dove non tutti hanno accettato la sua leadership e sono favorevoli al suo progetto di alleanza col Pd. E proprio ieri la sua politica ha subito un duro colpo, dopo che sono state rese note le nuove nomine dei direttori alla guida dei tg Rai da parte dell’amministratore delegato Carlo Fuortes.

Si tratta al momento di proposte che dovranno essere ratificate dal Consiglio d’Amministrazione di Viale Mazzini, ma ciò che salta subito agli occhi è la rimozione dalla guida del Tg1 di Giuseppe Carboni considerato molto vicino all’ex primo ministro. Al suo posto arriva Monica Maggioni già presidente della Rai con Carboni che, non soltanto ha perduto la poltrona del principale Tg Rai, ma al momento è rimasto senza collocazione visto che non gli sono stati assegnati altri incarichi dirigenziali.

Ma non è tutto, perché al Tg2 è stato riconfermato Gennaro Sangiuliano considerato vicino al leader della Lega Matteo Salvini e con cui i 5S hanno spesso polemizzato, mentre al Tg3 arriva Simona Sala di area dem. La novità di queste nomine sta nel fatto che per la prima volta c’è una donna alla guida del Tg1, ovvero il tg di punta della Rai espressione della linea governista, e contemporaneamente due donne siedono alla guida dei principali tg del servizio pubblico, Maggioni appunto e Sala.

Ma Conte grida alla lottizzazione minacciando addirittura il boicottaggio dei tg e delle trasmissioni della Rai. “Fuortes – attacca Conte – non libera la Rai dalla politica, ma sceglie scientemente di esautorarne una parte: la più ampia, uccidendo qualsiasi parvenza di pluralismo. Siamo alla definitiva degenerazione del sistema. Vorrà dire che, a partire da oggi, il Movimento 5 Stelle non farà sentire la sua voce nei canali del servizio pubblico, ma altrove”. Ricordate chi diceva di boicottare i canali Rai perché erano tutti lottizzati? Il Grillo della prima ora, quello del vaffa day che insultava i giornalisti del servizio pubblico e fra le regole imposte ai militanti raccomandava di stare lontano dai talk show televisivi perché erano tutti al servizio del sistema.

Lo smacco del Tg1 è troppo grande da mandare giù se si considera che solitamente il direttore viene indicato dal principale partito della maggioranza, che stando ai risultati delle elezioni del 2018 è appunto il M5S nonostante abbia perso diversi parlamentari per strada. Ma se questa logica poteva funzionare ai tempi del Conte 1 e del Conte 2, ovvero con governi politici, non è oggettivamente riproponibile oggi che c’è un governo di “unità nazionale”, mezzo tecnico e mezzo politico, e partecipato dalla maggioranza dei partiti che siedono in Parlamento, dalla destra (Lega) alla sinistra (Leu). Ecco perché si è preferito un nome super-partes come quello della Maggioni rispetto ad uno come Carboni che, professionalità a parte, è stato fino ad oggi, a torto o a ragione, collegato ai 5Stelle e a Conte in particolare.

La presa di posizione di Conte ha provocato la reazione ironica del leader di Italia Viva Matteo Renzi che con il capo pentastellato ha un conto aperto, dopo che quest’ultimo lo ha invitato a rispondere a 13 domande inerenti l’inchiesta sulla fondazione Open. Provocazione che Renzi ha accolto invitando Conte ad un confronto televisivo, che per ora però l’ex premier 5S ha rifiutato. Con un post su Fb Renzi attacca: “La posizione grillina sulla Rai dimostra che non c’è bisogno di piani segreti per distruggere i Cinque Stelle: basta lasciar fare a Giuseppe Conte. Fa tutto da solo. Un anno fa mandava veline e immagini al Tg1, oggi annuncia che non andranno più in TV. È stato bello, grazie di tutto. In momenti come questi, un pensiero ritorna alla mente: sì, ne valeva la pena”.

Ma la patata bollente adesso sta tutta nelle mani di Letta che dovrà ricucire i rapporti con l’alleato, che in qualche modo si sente tradito anche dai dem che le loro poltrone in questo giro di nomine le hanno comunque incassate.

I 5Stelle non soltanto minacciano di non partecipare più ai programmi Rai ma di non rilasciare più ai media del servizio pubblico nessuna dichiarazione, neanche quelle raccolte per strada fuori dai palazzi. Sarà interessante vedere quanto praticabile si rivelerà questa strategia di boicottaggio e quanto gli esponenti pentastellati resisteranno al digiuno da telecamera.

Che una minaccia del genere arrivi poi da un ex presidente del Consiglio, e non da un grillino della prima ora, fa riflettere ancora di più, e fa sorgere il legittimo sospetto che tutto sommato questa vicenda sia tornata utile a Conte per smontare l’immagine del leader ultra moderato che poco piace all’ala ortodossa del Movimento.

 

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