Nomine Rai, la vera guerra di Conte non è contro i partiti, ma contro Di Maio

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Solo annunciate e hanno già scatenato una guerra. Ma non è il solito duello storico tra partiti, fratelli-coltelli, che rivendicano nomi, cognomi, amici, “amiche”, spazio, agibilità, nel nome e nel segno della più classica spartizione-lottizzazione del servizio pubblico, ormai all’ultima puntata di una merce di scambio che ha radici antiche. E che ha inesorabilmente svilito il ruolo centrale e strategico di una informazione, sinonimo di democrazia, che avrebbe dovuto non solo informare, ma anche e soprattutto formare i cittadini.

Invece, nel tempo, il servizio pubblico è diventato una palude partitocratica (si pensi al Codice Cencelli applicato al ribasso), e ha espresso unicamente veline (basti vedere i Tg), emanazione del padrone di turno, dalla destra alla sinistra, da Silvio a Renzi, per finire ora, da quando è scoppiato il virus, alla comunicazione etico-sanitaria.

Ecco la verità. I nuovi “papabili” via etere, hanno scatenato una guerra interna ai 5Stelle: Conte contro Di Maio. Un diverbio che era nell’aria da mesi. Non più tra grillini doc (Di Battista) e grillini liquidi (i ministri di prima e di ora), annacquatisi sulla via gialloverde e giallorossa, tradendo tutte le battaglie identitarie che hanno sancito quel gap ancora esistente, tra la rappresentanza parlamentare maggioritaria e il consenso popolare minoritario.
Conte pensa che le nomine Rai siano un palese schiaffone al ministro degli Esteri. Gratificato il centro-destra, il centro-sinistra e niente per lui e i suoi.

Ergo, ha deciso di tornare alle origini: divieto assoluto a dirigenti, deputati, senatori, di andare in tv, accettare ospitate, dialogare con i “giornalisti di regime”.
Un ritorno alle origini? Quando i grillini volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e tagliare la testa alle testate (il finanziamento per l’editoria), ridotto all’osso, non essendo riusciti a eliminarlo?

Assolutamente no. Conte, fingendo di difendere Di Maio, gioca e vuole giocare una partita diversa: rivendica solo un posto a tavola. Nella più fedele interpretazione della nuova fase. Non è stato consultato, non ha visto i suoi nomi. E quindi, nessun dialogo con chi (Pd, Leu, Lega, Fi), tra l’altro, partecipa alla stessa maggioranza draghiana.

Conte e Di Maio potranno convivere? Non sono opposti, speculari, complementari, regola normale per un’armonica-conflittuale convivenza dentro un partito, ma sono totalmente uguali. Incarnano la stessa identità e missione. Sono due moderati, governisti, riformisti etc. E’ ovvio che non possono, né potranno coesistere.
Una guerra tra i due, mai dichiarata apertamente, ma sempre esistita. I segnali? La scelta dei capi-gruppo parlamentari (nomi diversi), l’apertura dell’ex premier a Berlusconi sulle riforme istituzionali. Argomento che Di Maio non ha digerito. Per non parlare delle strategie per il Quirinale.
Certo, un’altra guerra i grillini non se l’aspettavano proprio. Rischiano di azzoppare una creatura appena nata (il Movimento2.0 “contiano”), ma già abortita.

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