Quirinale. Archiviato Berlusconi. Per destra e sinistra ora palla al “centro”

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Cominciano i giochi per evitare le nomination dell’ultima ora. La regola è semplice: candidati forti da presentare in zona Cesarini e altri, deboli, da bruciare subito.

Resta da vedere se Berlusconi ha fatto e fa parte dei primi o dei secondi. L’impressione che si ha, oltre le manfrine di Salvini e i desideri di Arcore di completare e concludere la sua vicenda politica occupando anche il Colle, è che la sua ipotesi sia effimera. Destinata a dissolversi.

Il no di Conte a Silvio è emblematico di una scrematura in progress. E soprattutto, inesorabile.
Da destra a sinistra, la partita cominciata a centrocampo sta dunque avvicinando i giocatori alle rispettive porte.
Ricapitoliamo. Salvini e Meloni hanno detto sì (formalmente) all’ipotesi-Cavaliere, sapendo di dover puntare su altri nomi, più probabili, nella obbligata mediazione con la sinistra. La quale, a sua volta, pensa come ha sempre pensato negli ultimi decenni, di avere perennemente, per diritto divino, il boccino in mano.

Peccato che numeri e dati alla mano, questo boccino non esista più. E allora il perimetro di convergenza tra Pd, Leu, Lega e Fdi, è come è stato finora, un uomo di centro, un moderato, venduto come garante e arbitro.
Terreno dove si muovono già con efficacia Calenda, Renzi e i resti della pattuglia post-dc.

La novità è Conte, che fino a qualche settimana fa era assillato dal doversi distinguere dal fratello-gemello Letta, e pertanto aveva aperto a Berlusconi, come contropartita al reddito di cittadinanza, sorprendentemente visto di buon occhio dal leader azzurro. Ora ha cambiato idea. Forse perché ha ottenuto garanzie circa il futuro dell’area progressista, pure dopo il suo ritiro dalle suppletive?

Le sue dichiarazioni di ieri non lasciano più spazio a dubbi: “Su di lui non sono stato dritto, ma drittissimo, non avrà i nostri voti”. Un autentico macigno dopo le frasi precedenti: “Il presidente di Forza Italia ha fatto anche molte cose buone nelle istituzioni”.
E quale ragione ha spinto Conte al cambio di passo? “Il suo conflitto di interessi non è nel Dna del M5s”. Una sentenza che va letta soprattutto in chiave interna al Movimento, alle prese con perturbazioni non da poco (il governo del gruppo parlamentare, l’opposizione dei duri e puri, la coerenza rispetto al passato, che l’ex premier, col suo obiettivo di costruire un partito moderato, liberale ed ecologista, non sembra voler rispettare).
Insomma, un Conte che torna giustizialista. E che intende partecipare alla mediazione sui papabili per il Quirinale.

E Draghi? “Forse duplicandolo – ha detto – se potessimo duplicarlo risolveremmo il problema. Non fatemi interpretare la sua posizione, non so neppure che intenzione abbia, ma di certo candidarsi al Quirinale è improprio e perciò non vedo come un’autocandidatura il fatto che tace”.
Definitivamente archiviato Berlusconi, ora per destra e sinistra, veramente cambierà la partita: E infatti, palla al “centro”.

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