Quirinale. Torna l’asse giallo-verde. Un tavolo sospetto e un piattino per Draghi

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Bei tempi quelli gialloverdi. Il Conte-1 sembrava l’avvio di una stagione realmente rivoluzionaria della politica. Contro le lobby, il vecchio sistema economico-istituzionale, il vecchio bipolarismo centro-destra vs centro-sinistra, per la moralizzazione della vita pubblica. I grillini volevano far fuori Mattarella (per l’affaire-Savona), parlavano di Terza Repubblica e Salvini chiudeva i porti ai migranti.

Era il trionfo del populismo sovranista e del populismo riformista. Al posto di destra e sinistra, “alto” e “basso”, le famose dicotomie “popoli contro caste”, “identità contro globalizzazione” e “sovranità monetarie contro finanza apolide”. E a dare fiato mondiale e vincente, la vittoria negli Usa di Trump. Espressione di una geopolitica alternativa alla precedente, centrata sul protezionismo e sul nazionalismo.

Poi, gradualmente tutto questo è cambiato. Ed è tornato il quadro precedente: di nuovo un centro-sinistra ancora diviso (liberal contro duri e puri), e un centro-destra sempre più spaccato tra schieramento di lotta (Fdi) e di governo (Lega e Fi); e in mezzo, un Movimento talmente liquido da non sembrare nemmeno più la pallida maschera degli inizi. Nella storia repubblicana non è mai esistito un partito capace di tradire così radicalmente ogni battaglia identitaria, grazie alla quale alle ultime politiche ha ottenuto la maggioranza relativa in parlamento.

E su tutto e tutti, un premier che ha rinnovato i fasti di Monti, commissariando la politica, nel nome e nel segno della tecnocrazia, della gestione pandemica direttoriale (che comincia a vacillare paurosamente), e dell’omogeneità obbligata con Bruxelles (modello-Recovery).
E proprio su questo, almeno nella forma, sembra si sia ricomposto l’asse gialloverde. Salvini e Conte, da un lato, hanno contestato i nuovi provvedimenti “cinesi” di Palazzo Chigi (la linea-Speranza), dall’altro flirtano da giorni per portare al Colle un uomo del centro-destra.

La prova? Il tavolo organizzato da Lorenzo Fontana, uomo di massima fiducia di Salvini, certamente più di Giorgetti, al momento in disgrazia, a causa della mancata svolta post-dc e filo Ppe della Lega; una riunione aperta ai grillini e a Italia viva. Obiettivo, andare oltre Berlusconi, al di là degli assensi di facciata, considerato divisivo e andare oltre lo stesso Draghi.

Ci sono due modi, infatti (e sicuramente lo vedremo), per liberarsi di super-Mario: toglierlo dal governo o impallinarlo nella corsa per il Colle.
Tanto, come ha detto Fontana, ci sono tanti uomini nel centro-destra, autorevoli, preparati, rappresentativi, in grado di intercettare trasversalmente i moderati.
Se son rose s-fioriranno.

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