Conte-Di Maio. Dai 5Stelle ai 5Stalla. Ecco come finirà la disfida grillina

giovedì, 10 Febbraio 2022
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Come andrà a finire la fiction grillina? Vincerà Conte, che rivendica il concetto di leadership politica rispetto alla leadership statutaria e formale? E che agita lo spettro del terzo mandato per calmare le acque e dare segnali precisi al suo competitor? Oppure Di Maio, che dimettendosi da membro del comitato di garanzia, ha alzato il tiro, piazzando una bomba non da poco? Oppure, vinceranno gli iscritti chiamati a pronunciarsi di nuovo sulla piattaforma, dopo che il tribunale ha rimandato tutti ai bordi di partenza, accogliendo il ricorso di tre iscritti (e quindi, invalidando i passaggi interni che hanno portato alla scelta dell’ex premier)? Il mistero è fitto. Degno di un giallo.

Tutti stanno aspettando Grillo che da garante a padre nobile, dopo aver postato messaggi religiosi, dovrà per forza pronunciarsi. Al momento tace, non si è fatto vedere agli incontri del Movimento (forse ce ne è uno verso la fine della settimana). Come interpretare la sua strategia? Al di là dell’ecumenismo paternalistico, attende i cadaveri (dopo che si sono scannati) passare lungo il fiume? Ma quale cadavere, quello di Conte o di Di Maio?

Una cosa è certa, il suo silenzio vuol dire che non condivide oggi Di Maio (ma nemmeno lo sconfessa, del resto è il suo prediletto), ma certamente nei fatti ha delegittimato Conte. Non lo ha mai sopportato, soltanto tollerato.
Dietro lo scontro di vertice, c’è una guerra antica. E ha a che fare con il Dna e il futuro del grillismo. L’inciampo sulla Belloni, durante le fasi concitate delle nomination quirinalizie, è stato solo un pretesto. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

La mutazione genetica dei 5 Stelle li ha portati a esprimere due correnti governiste: quella di Di Maio, fortemente ancorata al centro-sinistra e totalmente filo-Draghi. Quella di Conte, leggermente più distante dal centro-sinistra, con qualche interlocuzione al centro, e sicuramente anti-Draghi. Sia per ragioni storiche: Super-Mario l’ha defenestrato da Palazzo Chigi. Sia per ragioni personali: Conte rivendica il primato della politica, Draghi il primato della tecnocrazia.
Ma sulle idee, i due si assomigliano: combattono per un partito ecologista, progressista, moderato, liberista, europeista. Un partito-Recovery, la copia del Pd.

Una fine ingloriosa, se pensiamo alla partenza rivoluzionaria, anti-casta, del Movimento: No-tav, No-vax, contro i partiti, per la moralizzazione della vita pubblica. Voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e si è aperto da solo.

Come si comporteranno ora iscritti e parlamentari? E’ noto che senatori e deputati sono molto inquieti e depressi. Le squadre sono schierate. Conte può “contare” su Stefano Patuanelli, Vito Crimi, Paola Taverna, Ettore Licheri, Claudio Cominardi.
Di Maio, su Chiara Appendino, Virginia Raggi, Sergio Battelli, Mattia Fantinati, Manlio Di Stefano, Vincenzo Spadafora, Laura Castelli.
I battitori liberi, ago della bilancia, sono Riccardo Fraccaro, Danilo Toninelli, Stefano Buffagni, Dino Giarrusso.
La palla quindi, per salvare capra e cavoli, spetta ai mediatori: Roberto Fico, Federico D’Incà, Alfonso Bonafede e Davide Crippa.
La sensazione è che comunque, i due dovranno necessariamente parlarsi. E che dovranno trovare, salvo colpi di scena, una soluzione democristiana. Conte, per smisurata ambizione; Di Maio per consolidata poltronite.

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