Francia, contrordine: Le Pen non più fascista ma putiniana

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“Francia, sondaggio: Macron batte Le Pen nel duello tv” è il titolo dell’Ansa; “Elezioni Francia: nel dibattito tv Marine Le Pen in imbarazzo su Putin, Macron più sicuro e competente” è il titolo di Repubblica; “Macron-Le Pen, il dibattito tv. Il presidente accusa la rivale di dipendere dal potere russo” titola infine il Messaggero.

Una carrellata di titoli dei principali quotidiani italiani per dimostrare come sulle elezioni francesi si stia riproponendo la sfida fra “bene e male”. E poiché oggi il male è rappresentato da Putin, ecco che puntualmente la narrazione mainstream punta a dipingere la leader della destra francese (chiamarla estrema oggi non è più possibile visto che quello spazio è stato occupato da Eric Zemmour) come complice del “mostro internazionale”. Il messaggio è chiaro: se vince la Le Pen anche la Francia finirà sotto l’egida di Mosca.

Ed ecco che tutti i giornali, anche quelli italiani, si sono puntualmente legati alla narrazione cosiddetta “democratica”. Forse perché non si può più accusare la Le Pen di essere fascista vista la presenza di una formazione ancora più a destra di lei? O forse ci si è resi conto che la retorica antifascista non funziona più?

Ed ecco quindi Macron, il democratico, il volto rassicurante della Francia moderata, europeista, filo atlantista, che puntualmente vince la sfida televisiva con l’avversaria, che i media godono nel veder inchiodata alle proprie responsabilità di filo – putiniana. Scrive Repubblica: “A dispetto delle aspettative Marine Le Pen ha deluso perché nel dibattito televisivo ha usato le parole di sempre. Macron al contrario è apparso subito competente, sicuro, informato parlando di Francia forte, dell’importanza di far parte dell’Europa, di ambientalismo”. Uno spot in piena regola per il presidente uscente elogiato come salvatore della patria, uomo della provvidenza.

Abbiamo già visto in passato come la demonizzazione dei leader cosiddetti sovranisti da parte del circuito mediatico abbia poi provocato un effetto boomerang, favorendo invece il loro successo. Nel caso della Le Pen probabilmente l’effetto boomerang non ci sarà, perché il sistema elettorale francese a doppio turno è funzionale proprio a garantire la difesa del sistema come è sempre avvenuto in passato. Quindi alla fine vincerà Macron come è nell’ordine delle cose. Eppure nonostante ciò che scrivono i giornali, mai come stavolta la partita è stata davvero aperta, con Macron che non è apparso affatto sicuro come si vorrebbe far credere. E lo dimostra proprio il tentativo di dipingere Le Pen come collusa con Putin.

La leader della destra nel dibattito tv ha detto che vanno bene le sanzioni contro la Russia ma non lo stop al gas russo che penalizzerebbe l’economia; tanto è bastato a Macron per affermare che “lei dipende dal potere russo e da Putin”. Preoccuparsi delle conseguenze economiche che il blocco del gas russo provocherebbe ai Paesi europei vuol dire essere putiniani? Lo avesse detto Macron sarebbe stato considerato un discorso di puro buon senso, ma se lo dice la Le Pen, ecco che a lei arriva l’accusa di dipendere da Mosca. Paradossale che l’accusa arrivi da Macron, un presidente che ha passato tutto il primo turno delle elezioni presidenziali incollato allo schermo in costante videoconferenza con il presidente russo, nel tentativo di convincerlo a cessare le ostilità e assumersi il merito di aver favorito la pace. La mediazione non gli è riuscita e anzi, proprio il tempo passato a discutere con Putin e sottratto alla propaganda elettorale, secondo molti osservatori avrebbe favorito l’avversaria che invece è stata costantemente in giro per il Paese.

Ma la verità è che Marine Le Pen è ormai a tutti gli effetti la leader della destra francese, l’unica rimasta a tenere alto il vessillo di una destra tradizionale, sovranista, patriottica che altrimenti non esisterebbe più vista la scomparsa del fronte gollista; una destra che unisce valori identitari e politiche sociali, e che non a caso raccoglie il consenso nelle aree rurali dove più è percepito il malcontento e il divario sociale. E’ l’unica alternativa al pensiero unico macroniano che ormai ha fagocitato i partiti della destra e della sinistra storici, gollisti e socialisti, lasciando spazio soltanto alle aree antagoniste.

E’ questo che non si perdona alla Le Pen, di essersi affrancata in tempi non sospetti dall’estremismo del padre, aver costruito una destra su valori nazionali ed identitari e aver soprattutto occupato parte dello spazio lasciato vuoto dalla sinistra in campo sociale (che divide con Melènchon l’unico leader della sinistra radicale). E se accusarla di fascismo non è più di moda, cosa resta se non accusarla di putinismo?

In realtà Le Pen ha fatto ciò che i sovranisti italiani, leggi Salvini e Meloni, non sono stati capaci di fare; affrancarsi dall’abbraccio di Putin ma senza aderire in toto all’atlantismo occidentale e mantenendo una posizione di difesa degli interessi nazionali nella difficile partita fra Mosca e l’Europa sul gas. Perché essere contro Putin va bene, ma non a costo di far pagare caro il prezzo al popolo francese.

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