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Macron vince le elezioni, fa il Napoleone con Putin ma perde la Francia

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Il presidente francese Emanuel Macron è stato riconfermato alle presidenziali di aprile scorso, battendo di misura per la seconda volta Marine Le Pen.

Questo risultato è stato possibile grazie al voto trainante delle grandi città, fra cui Parigi, dove Marine Le Pen è crollata nelle percentuali. Da allora Macron ha continuato ad essere iperattivo sulla scena internazionale, come aveva già fatto con gli interventi a tutto campo nella crisi ucraina, nella difficile situazione delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale – Mali e Niger; con gli sforzi finalizzati a rilanciare il progetto europeista e persino la Nato, che secondo lui era in “stato di morte cerebrale”.

Insomma con Macron la Francia ha interpretato un ruolo di protagonismo internazionale, come non aveva mai fatto. Questo protagonismo in ambito estero, però, è andato a scapito della situazione interna della Francia. Da anni infatti il fallimento del progetto francese di integrazione degli immigrati nel contesto sociale, culturale ed economico della nazione ha prodotto gravi problemi di ordine pubblico soprattutto nelle banlieu parigine. Uno dei motivi per cui i gilet gialli hanno protestato era anche questa diffusa insicurezza sociale.

Ma sabato 28 maggio si sono verificati episodi gravissimi, che rischiano di scatenare una vera e propria guerra civile in Francia. Lo Stade de France, il grande impianto sportivo che ospita gli eventi più importanti, non si trova a Parigi, ma a Saint Denis, la più grande banlieu della capitale, città dormitorio abitata soprattutto da non francesi, africani e in particolare maghrebini. Sabato si disputava la finale di Coppa dei Campioni tra Real Madrid e Liverpool. Ma l’evento calcistico è stato funestato da torme di africani e arabi, che hanno tenuto in scacco per ore i tifosi inglesi e spagnoli: furti, borseggi, scippi, minacce anche solo per farsi consegnare il biglietto di ingresso allo stadio e ricatti agli automobilisti di passaggio. Purtroppo anche aggressioni sessuali. Il tutto nella totale impotenza e non-azione della polizia francese. D’altronde la zona dello stadio è una delle più pericolose del territorio formalmente francese, una delle sette-ottocento zone del paese sfuggite alla sovranità e alla presenza fisica dello stato.

Questo fenomeno di sostituzione etnica e di disintegrazione sociale può condurre ad una guerra civile. L’anno scorso è stata pubblicata da “Valeurs Actuelles” una lettera di allarme di decine di generali dell’esercito, a firma di Jan-Pierre Fabre-Bernadac. La lettera aveva un titolo molto chiaro “Per un recupero dell’onore dei nostri governanti: 20 generali chiedono a Macron di difendere il patriottismo” e di fermare un fenomeno che terrorizza i militari francesi: la “disintegrazione”. Macron non ha mai risposto.

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