Effetto-Di Maio. Quello che ha capito e non ha capito Salvini

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Proprio nel giorno del Consiglio europeo (con argomenti tipo, il superamento del diritto di veto e l’ingresso nella Ue dell’Ucraina), e proprio nel giorno in cui pure Zelensky elogia la scelta “integerrima” di Di Maio, che non sarà rimosso da Conte (in quanto espressione di un gruppo parlamentare che non c’è più e capo di un gruppo “nemico”), Matteo Salvini gusta la sua improvvisa pole position.

La nascita di Insieme per il Futuro ha oggettivamente riposizionato le forze in campo. Alla Camera la Lega ha adesso 132 deputati, mentre i 5Stelle sono scesi a 105, segue il Pd a 97 e Fi a 83. L’Ipf frazionista “dimaiano” è in quinta posizione con 51. A Palazzo Madama, la Lega ha 61 senatori, a pari merito con i 5Stelle, poi nell’ordine Fi, con 51, il Pd con 39, Iv con 15 e al sesto posto l’Ipf con 11.
Ma il tema è ovviamente politico, non numerico, a partire dalle ripercussioni che inevitabilmente si avranno sulla tenuta del governo.

Salvini, lo abbiamo già scritto, ha fatto capire che non intende e non intenderà almeno fino a dicembre di quest’anno, tirare troppo la corda, tanto poi si entrerà di fatto in campagna elettorale. E lo dimostra che sulle armi ha abbaiato ma non ha morso; esattamente come ha fatto Conte.
Quello che interessa al Capitano, infatti, è unicamente monetizzare la sua nuova condizione negoziale, approfittando della scissione in casa grillina.

“Ora l’agenda la dettiamo noi”, ha pontificato urbi et orbi. Ma la domanda è: quale agenda? E’ noto che su interessi nazionali, Bruxelles, immigrazione, sicurezza, ha abbassato la guardia, al di là di una virulenta comunicazione solo mediatica, tanto per recuperare quei consensi che ha conquistato la Meloni.
L’agenda a cui pensa Salvini non a caso è diversa: sconti per i carburanti, decreto siccità, provvedimenti per aumentare il potere d’acquisto degli italiani, legge Fornero, la casa. In pratica, una sorta di programma liberale più vicino agli azzurri che al suo Dna sovranista. Che pure lui (come Di Maio) sia stato colpito dalla sindrome della smemoratezza, dell’amnesia?
Inoltre, ha chiesto un riequilibrio delle Commissioni.

La seconda domanda è: se vuole tornare a contare di più, non crede che l’ennesima riedizione della strategia “di lotta e di governo”, un colpo al cerchio e uno alla botte, non si traduca ancora e sempre in una ulteriore perdita di consenso, nella definitiva sconfitta? Anche perché tra i suoi colonnelli il partito che vuole staccare la spina a Draghi sta notevolmente aumentando.
E le nuove parole di Salvini non chiariscono l’ambiguità: “Niente regali alla sinistra, il centro-destra è unito”. Sembra l’equivalente della “operazione speciale” in luogo della guerra di Putin. Infine, l’obiettivo: “Dobbiamo tornare a essere il primo partito dello schieramento”. Ma allora non capisce o finge di non capire. Il centro-destra è unito, poi pensa di risorgere come leader che prende più voti, al momento scalzato da Fdi, entrando in competizione con la Meloni. Vuole stare al governo e all’opposizione, vuole contare di più in parlamento e incassare il tesoretto. Vuole cedere su alcuni punti e tenere duro su altri, ormai diversi.
Non è così che si tranquillizza un elettorato in fuga, i suoi alleati e l’esecutivo. Salvini rischia di vincere su tutto e perdere su tutto.

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