Elezioni, la variabile Conte spaventa il centrodestra. Cosa potrebbe accadere

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Sembra che nelle segreterie del centrodestra stia circolando da giorni un forte timore, ovvero che la tanto annunciata vittoria pronosticata dai sondaggi possa in realtà rivelarsi molto ridimensionata. Al punto da temere una situazione di stallo in Senato che potrebbe impedire alla coalizione favorita di avere una maggioranza autonoma. 

E’ ciò che riportano i giornali, che riferiscono di umori e sensazioni poco ottimistiche che starebbero circolando dalle parti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il pericolo arriverebbe dal Sud dove sembra che il Movimento 5Stelle abbia recuperato in queste settimane parecchio terreno. Merito del capo politico Giuseppe Conte che proprio nel Meridione ha puntato tutte le sue carte per la rimonta.

Scrive Libero: “Deciderà il Sud, se Meloni, Salvini e Berlusconi avranno margine per governare con discreto agio o se invece sarà una battaglia parlamentare fin dal primo momento. Soprattutto al Senato, dove ci sono duecento seggi e, se la maggioranza non arrivasse almeno a quota 115, basterebbe davvero un soffio di vento a far cambiare gli equilibri. Il fatto è che Conte si sta dimostrando un candidato migliore di quanto non sia stato premier. Grillo gli ha fatto il favore di liberarlo della zavorra pentastellata, l’esercito degli scaduti causa secondo mandato fatto, i vari Fico, Raggi, Toninelli, Crimi, i quali non avrebbero fatto altro che riproporre in lista l’immagine del fallimento del Movimento come forza di governo. Poi gli hanno fatto una cortesia anche Di Battista e Di Maio; il primo non candidandosi, e quindi dando una parvenza di serietà al partito, che altrimenti sarebbe stato nelle mani di un tribuno surreale e fuori controllo, il secondo aggrappandosi al Pd e trascinando con sé i grillini entrati nella scatoletta di tonno e diventati casta. Tutto ciò di riflesso ha ripulito M5S agli occhi dei suoi elettori, restituendogli lo spirito originario. Il resto ce lo ha messo l’avvocato pugliese. Ha capito che il suo territorio di caccia è il Sud e ha cominciato a girarlo come una Madonna pellegrina, stringendo mani e baciando bambini”.

Non solo, il leader pentastellato è l’unico che sta difendendo a spada tratta il reddito di cittadinanza che tutti gli altri leader di partito invece denigrano, promettendone o l’abolizione come fa il centrodestra, o una radicale riforma come chiede il Pd. Ma sebbene sia sotto gli occhi di tutti che il reddito ha provocato forti storture, è però altrettanto vero che al Sud, dove il livello di disoccupazione continua a restare alto, sentir parlare di abolizione, o anche solo di revisione, suona stonato. E Conte sta lì a dire che il reddito di cittadinanza non si tocca, perché poi alla fine il voto di quello che lo vuole per non lavorare ed essere mantenuto dallo Stato vale quanto quello di chi dice che per colpa del sussidio nessuno ha voglia di lavorare.

Scrive il Sole24Ore: “Lo scenario di una vittoria pentastellata in 15 collegi uninominali meridionali è difficile ma non impossibile: i Cinque Stelle ci hanno già sorpreso nel 2013 e nel 2018”. Repubblica parla di una battaglia al fotofinish e racconta di un Conte che fra la gente del rione sanità di Napoli difende il reddito di cittadinanza dicendo: “Meloni dice che compriamo il voto con i sussidi? Voglio dirglielo in napoletano, a lei, a Salvini, a Renzi: non tengono scuorno”. Poi Repubblica riferisce: “Conte attraversa uno dei seggi più contendibili di un Sud che è diventato crocevia di partite aperte, l’ultimo miglio sorprendente di queste Politiche. Qui dove il leader M5S rincorre la rimonta e il Pd chiede ai suoi sindaci un lavoro paziente voto su voto, le elezioni sembrano essersi fatte più imprevedibili. Tant’è che Matteo Salvini s’è convinto a “tornare a casa”, giocarsi il finale di partita al Nord con tanto di bandiera autonomista, per non rischiare di cedere a Giorgia Meloni quell’elettorato che non s’era mai affezionato al progetto della Lega nazionale. E così ci prova lei, la leader di FdI, a reggere l’urto degli avversari, a non farsi scippare collegi come Napoli, Bari, Taranto o Sassari, che potrebbero pesare molto negli equilibri finali al Senato. Domani sarà nel capoluogo campano e chiuderà la campagna a Bagnoli, luogo simbolo di promesse mancate”.

I media si sa, tante volte hanno previsto scenari che poi non si sono verificati e tutti sanno che i principali giornali italiani non vedono di buon occhio una vittoria del centrodestra. Quindi viene da chiedersi se dietro la previsione di una vittoria monca del trio Meloni-Salvini-Berlusconi non ci sia in realtà soltanto una speranza, visto che da 15 giorni non si possono più pubblicare sondaggi, e quello che si legge in queste ultime ore ha tanto il sapore di un tentativo mediatico di indirizzare l’opinione pubblica. Ma che Conte al Sud abbia condotto una campagna elettorale incisiva ed efficace è sotto gli occhi di tutti, così come molto probabili appaiono le possibilità di ripresa di un M5S dato da tutti fino a ieri come morente. Ma da qui a pensare che l’effetto Conte possa addirittura impedire la vittoria netta del centrodestra ce ne corre.

Soltanto lunedì mattina capiremo se le previsioni di queste ultime ore di campagna elettorale erano reali, o invece soltanto l’ennesimno bluff giornalistico da parte di chi la Meloni a Palazzo Chigi proprio non la vuole neanche immaginare. Ma se la leader di Fratelli d’Italia ha scelto proprio la periferia del Sud per chiudere la campagna elettorale, forse dalle parti del centrodestra non stanno proprio del tutto sereni.

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