VOTO 1. Meloni “asciuga” la Lega e porta FdI nella storia

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Ha un valore storico il risultato conseguito da Giorgia Meloni nelle elezioni di domenica 25 settembre. È la prima volta, nella storia dell’Italia democratica, che un partito di destra batte tutti gli altri partiti, sovrastando di parecchi punti sia gli avversari sia gli alleati. È la prima volta che un leader di destra si appresta a formare un governo. È la prima volta che una donna si accinge a diventare premier. Tutti questi primati sono stati conseguiti attraverso un partito, FdI, che reca nel proprio simbolo la fiamma, ancorché fortemente rimpicciolita, del fu Movimento sociale italiano.

Se non è un cataclisma, poco ci manca. Di questo sconvolgimento potremo valutare appieno le implicazioni sulla vita politica nazionale solo nei prossimi mesi, se non anni. Al momento registriamo che FdI ha ottenuto il 26,1 % dei voti (Senato) e ha trascinato l’intero centrodestra alla vittoria. E anche in questo dato sono contenuti due piccoli primati. Perché non accadeva dal 2008 che il centrodestra vincesse le elezioni politiche. E perché, sempre dallo stesso anno, non accadeva che uscisse dalle urne una chiara maggioranza di governo, pur se attraverso una legge elettorale da tutti giudicata pessima.

Qui però cominciano le dolenti note. Perché il trionfo della Meloni avviene a discapito di Matteo Salvini, che consegue un misero 8,9 %  dei voti, che è poco più della metà di quanto la Lega ottenne nelle elezioni del 2018 e poco più di un quarto del risultato delle europee dell’anno successivo. È un ridimensionamento che può creare instabilità sia nel partito sia nel futuro governo. La Lega dovrà darsi nuovi obiettivi e nuove strategie. Il progetto “nazionale” di Salvini naufraga miseramente e il Carroccio è costretto a rinserrarsi nelle valli del Nord.

Il “Capitano” paga certo la scelta di aver appoggiato il governo Draghi. E, sia detto per inciso, ciò costituisce un fattore di tensione all’interno del centrodestra, perché il “sangue donato” dalla Lega in nome della “responsabilità nazionale” è finito nel sistema circolatorio di FdI, determinandone la crescita record.

Ma Salvini paga soprattutto l’ambiguità con cui ha sostenuto l’esecutivo dell’ex presidente della Bce: l’aver interpretato il ruolo di “partito di lotta e di governo” non è stato gradito dagli elettori, soprattutto in questi ultimi mesi segnati da una sorta di schizofrenia della Lega nella politica delle sanzioni alla Russia e di invio delle armi all’Ucraina. La leadership del Carroccio non pare al momento in discussione, ma Salvini rischia di diventare una sorta di ostaggio nelle mani di Giorgetti e dei governatori leghisti.

Chi invece è uscito tutto sommato soddisfatto dalle elezioni è Silvio Berlusconi. Forza Italia è arrivata a un’incollatura dalla Lega, ottenendo l’8,3 % ed è riuscita  a  non farsi sorpassare dall’accoppiata Calenda-Renzi, che le è sotto di mezzo punto.

Tutti oggi sottolineano la straordinaria capacità di rigenerazione del Cavaliere, il quale, alla bella età di 86 anni, riesce ancora a offrire prospettive politiche al suo partito. Il risultato elettorale proietta infatti FI in una posizione interessante: può essere elemento di raccordo tra FdI e Lega nonché fattore di stabilità nel centrodestra e può, nello stesso tempo, rappresentare un punto di forza dell’area “moderata”, favorendo il dialogo tra il Terzo Polo e il centrodestra.

Tornando alla Meloni, va sottolineato che il suo successo è il frutto di una politica accorta e pragmatica, visto che è risultata capace di giocare sul doppio registro del sovranismo, da una parte, e del mainstream europeista-occidentalista, dall’altra, riuscendo alla fine a far convivere due immagini opposte, senza con questo apparire ambigua: l’immagine “radicale” e quella “moderata”. Va anche detto che tutti, amici e nemici, al di qua e al di là delle Alpi, al di qua e al di là dell’Atlantico, tutti, le hanno fatto in definitiva campagna elettorale.

Ora Giorgia è attesa a prove durissime, visto che entrerà a Palazzo Chigi nel momento più difficile per la storia italiana degli ultimi decenni, con una grave crisi economico-sociale incombente e sotto lo sguardo arcigno di tutti quelli che “contano”, sia in Italia sia in Europa.

Sarà vera gloria? Lo sapremo fin dai prossimi mesi. Però, nella storia, Giorgia Meloni c’è già entrata.

 

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