VOTO 3: la grande rimonta di Conte che spaventa Grillo

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Giuseppe Conte ha fatto il miracolo e ha resuscitato un Movimento 5Stelle che tutti davano in via d’estinzione. Certo, siamo lontanissimi dalle percentuali del 2018, ma considerando che due mesi fa i sondaggi prefiguravano un partito in lotta per non scendere sotto il 10%, il 15% ottenuto in queste elezioni è senza dubbio una vittoria.

Una vittoria personale di Conte che ha creduto sin dall’inizio alle possibilità di rimonta e non si è fatto scoraggiare delle porte in faccia del Pd che non gli ha perdonato la crisi del governo Draghi. Proprio quella crisi oggi appare come la mossa più azzeccata del capo politico, che invece i media con troppa fretta e superficialità hanno bollato come suicidio politico, esaltando come eroe quel Luigi di Maio che oggi è stato letteralmente cancellato dalla scena politica.

Conte ha compreso chiaramente che l’appoggio a Draghi stava logorando il Movimento e ha deciso di cambiare rotta; non si aspettava forse la caduta del governo e le lezioni anticipate, il suo gioco era soltanto quello di uscire dalla maggioranza e limitarsi ad un appoggio esterno, per prenderne parzialmente le distanze e contenere i danni. Poi la situazione è precipatata con le dimissioni di Draghi e la corsa al voto e, viste sfumare le possibilità di un accordo col Pd, ha deciso di giocare in proprio, di giocare il tutto e per tutto.

Si è quindi buttato al Sud sapendo che soltanto da lì poteva arrivare la rimonta e si è reinventato leader della sinistra barricandosi sulla difesa ad oltranza del reddito di cittadinanza, ben consapevole di come nel Meridione il sostegno sociale introdotto dal suo governo sia considerato sacro ed intoccabile.

Una strategia che ha prodotto i suoi effetti; perché Conte non soltanto ha dimostrato di esistere, può oggi accusare il Pd di aver consegnato l’Italia alla Meloni rifiutando l’alleanza con i pentastellati, ma di fatto può contare su un gruppo parlamentare composto da fedelissimi. Un Movimento delle origini di fatto depurato da contestatori ed elementi di disturbo come nell’ultima fase della legislatura.

Ora però si apre un capitolo decisivo: cosa ne sarà del rapporto con Beppe Grillo? I due non si amano, Conte non ha mai fatto mistero di non gradire le troppe interferenze del garante sulla linea politica, mentre Grillo ha sempre visto l’ex premier come un competitore di cui diffidare. I bene informati parlano di un Grillo molto irritato, sia perché come detto i nuovi eletti sono tutti di stretta osservanza contiana, sia perché il garante pare tifasse per un risultato poco soddisfacente tale da far rientrare in campo Alessandro Di Battista.

Si tratta ovviamente di indiscrezioni giornalistiche, ma è certo che Grillo in questa campagna elettorale non si è speso come cinque anni fa, restando dietro le quinte e lasciando soltanto Conte in prima linea. Se lo scopo era indebolirlo, il gioco non è riuscito. E adesso sembra essere proprio Conte ad avere la forza, il carisma, la credibilità e le armi per vincere quella resa dei conti che potrebbe estromettere per sempre l’ex comico dai destini del Movimento.

Cosa farà? Andrà fino in fondo o preferirà trovare ancora una volta un compromesso con Beppe nonostante sia ormai del tutto ininfluente per le sorti dei 5Stelle?

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