È già tempo di esami: Bonomi boccia Salvini e chiama alla cattedra la Meloni

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Mentre Giorgia Meloni è impegnatissima a formare un governo tenendo a bada gli alleati Salvini e Berlusconi, indeboliti alle urne ma fortissimi nei gruppi parlamentari, Confindustria entra a gamba tesa nei rapporti interni al centrodestra bocciando senza appello le proposte economiche della Lega, ovvero la flat tax e i pensionamenti anticipati.

Carlo Bonomi, che pure è abituato a parlare in maniera brusca, è stato inusualmente duro: “Non possiamo permetterci immaginifiche flat tax sull’Irpef che dimentichino Irap e Ires – ha attaccato -, non possiamo permetterci nuove misure di prepensionamento. Non vogliamo negare ai partiti il loro legittimo desiderio di perseguire quanto promesso agli elettori, ma oggi energia e finanza pubblica sono fronti di emergenza che non tollerano follie, ma che richiedono di concentrare grandi risorse”.

A rendere ancora più significative le sue parole il fatto che il numero uno di viale dell’Astronomia abbia pronunciate dal palco di Confindustria Varese, la città il cui collegio permise a Umberto Bossi di entrare per la prima volta in Parlamento 35 anni fa. Ovviamente Bonomi non ha citato il nome di alcun partito, e anzi si è affrettato a spiegare per l’ennesima volta che “Confindustria non tifa né per una parte né per l’altra”, ma è evidente che la sua uscita sia un assist per la Meloni, che sta facendo di tutto per contenere le voglie matte di spesa pubblica della Lega blindando il Mef con un ministro tecnico o comunque di provata serietà. Sforzo incoraggiato, sempre senza far nomi, dallo stesso Bonomi che ha pure invocato la scelta di “ministri autorevoli, competenti e inappuntabili”.

La nostalgia nei confronti di Franco e di tutto il governo Draghi è evidente: secondo Bonomi il meglio che il nuovo esecutivo potrà fare sarà copiare quello precedente, visto che quell’esecutivo “è stato capace di impiegare 60 miliardi di sostegno senza pregiudicare debito e deficit”. Parole che devono essere suonate quantomeno moleste al leader della Lega, che quel governo ha contribuito a farlo cadere. A Salvini devono essere fischiate le orecchie pure quando Bonomi ha invocato il totale rispetto della scelta atlantica e la lealtà nei confronti della Nato, visto che “ciò risponde agli interessi del paese, super indebitato”, in quanto “non siamo in grado di rispondere da soli alle sfide della difesa e della sicurezza”. Certo non un messaggio amichevole nei confronti del leader italiano più vicino a Mosca e sostenitore di una politica critica nei confronti delle istituzioni sovranazionali.

Non a caso le reazioni di Lega e FdI sono state ben diverse, quasi opposte. Salvini e Meloni hanno preferito lasciar rispondere le seconde schiere, ma di sicuro hanno ispirato le risposte. Se la Lega si è espressa tramite i soliti Claudio Borghi e Alberto Bagnai, che hanno rivendicato la necessità di mantenere le promesse fatto all’elettorato, mentre il responsabile del programma di FdI Giovanbattista Fazzolari è stato molto più morbido, rassicurando gli industriali sul fatto che la flat tax nel programma di centrodestra è “soft”, perché si limita a “portare a 100mila euro la flat tax per gli autonomi dagli attuali 65mila euro”. Ancora più esplicito il suo collega Massimiliano De Toma, che ha parlato di “piena sintonia” con Confindustria.

Insomma, non c’è dubbio che la Meloni abbia ricevuto, tramite la bocciatura dei suoi alleati, un’investitura importante dagli industriali. Un’investitura a tempo però, che sarà lesta a essere ritirata nel caso Giorgia dovesse far rimpiangere troppo Super Mario.

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