Continua l’onda negativa per il Partito Democratico e per il segretario uscente Enrico Letta in particolare. I sondaggi sono impietosi, il partito ha subito un ulteriore crollo e rischia di essere superato dal Movimento 5Stelle.
Dopo la sconfitta elettorale e l’annuncio del suo ritiro non ripresentando la propria candidatura al congresso, sembra che Letta voglia uscire in bellezza: E come? Provando a rimettere insieme i cocci di quello che doveva essere il suo “campo largo” chiedendo alle altre forze di opposizione di fare fronte comune contro il nuovo governo a guida Meloni.
Un paradosso per certi versi, se si pensa che è stato proprio lui a suonare il de profundis a quel centrosinistra largo che si era tanto prodigato a mettere in campo, prima rompendo con il Movimento 5Stelle in nome dell’agenda Draghi, e poi con Carlo Calenda per recuperare la sinistra. Ospite di Fabio Fazio nel programma “Che Tempo che Fa” il segretario “traghettatore”, come ama definirsi lui, ha ribadito la svolta barricadera dei dem dopo averlo fatto davanti alla direzione nazionale, dichiarando finito il tempo della responsabilità istituzionale. Le sue parole sono state: “Saremo opposizione sia in piazza, nel Paese, che in Parlamento“.
Da qui poi un appello alle altre forze di opposizione a lavorare uniti: “Mi sento di fare un appello, dobbiamo fare insieme il più possibile l’opposizione. Non dobbiamo dare questo vantaggio a Meloni, perché questo governo di destra sarà un problema per l’Italia. Avremo il governo più di destra della storia italiana che non durerà cinque anni, noi stavolta chiederemo che si vada al voto subito”.
Parole per certi versi inquietanti che sembrano fare il paio con certi “avvertimenti” giunti dall’Europa. Come dire: gli italiani hanno votato, hanno scelto democraticamente da chi essere governati, ma poi ci penseremo noi a rimettere le cose a posto. E Letta, che con grande sicurezza sembra dare per scontato che il nuovo governo si fermerà a metà strada, non fa che confermare la rabbia per un voto che viene percepito dalla sinistra cosiddetta liberal come un errore da correggere, frutto non della razionalità ma della pancia, un voto di protesta e quindi da considerare quasi invalido. Soltanto quando gli italiani premiano il Pd allora sono responsabili, intelligenti, hanno saputo scegliere nel modo giusto.
Ma torniamo alla proposta del fronte unico delle opposizioni. Il primo a rispedirla al mittente è stato il leader di Azione Carlo Calenda che non soltanto ha detto No, ma ha in pratica suonato la marcia funebre al Pd. “Non è una proposta vera, è falsa – dice – sono sempre espedienti retorici che nascondono il nulla. Non sta succedendo niente né su questo fronte né tanto meno su quello delle Regionali”.
Poi aggiunge: “Non c’è nessun fronte comune, neanche interno al Pd. Metà partito sta già con Conte e infatti andrà alla manifestazione che, di fatto, è una manifestazione per la resa dell’Ucraina, sette deputati su undici hanno votato contro l’invio di armi… Ormai il Pd è già diviso in due campi. Proveranno a tenere tutto insieme attraverso un nuovo segretario che ricomincerà a dire ‘con Conte ma anche con Calenda’. È una cosa che non sta in piedi. E a proposito di Ucraina, io propongo a tutti i partiti, a cominciare da Pd e PiùEuropa, una grande manifestazione a sostegno”.
Forse saranno più disponibili i 5Stelle? Manco per idea. Da Conte porte chiuse, anzi sbarrate. Ancora di più dopo gli ultimi sondaggi che vedono il Movimento in forte crescita proprio a scapito dei dem. Il sondaggio Swg reso noto ieri sera dal tg di La7, vede i 5Stelle al 17% con i dem scesi al 17,5%. Il sorpasso è dunque vicino e Conte ce la sta mettendo davvero tutta per riguadagnare terreno. Il leader pentastellato in questo momento non ci pensa proprio a patti comuni di opposizione con il Pd, almeno fino a quando Letta non avrà lasciato il campo ad un altro segretario.
Conte è consapevole che i dem dovranno tornare da lui col cappello in mano se non vorranno perdere le elezioni in futuro e punta a consolidare il suo potere per essere ancora più decisivo.
Tanto per iniziare ha preso in mano la bandiera del pacifismo gridando no all’invio di armi all’Ucraina ed è riuscito a coagulare intorno a sé pezzi importanti della sinistra, da Stefano Fassina a Paolo Cento, passando per Loredana De Pretis e Claudio Grassi. Qualcuno le ha definite le prove tecniche per una nuova sinistra, chiudendo definitivamente con la stagione del draghismo.
E in questo modo Conte ha creato un serio problema al Pd, diviso al proprio interno fra chi, come il vicesegretario Giuseppe Provenzano sostiene che non si può lasciare la bandiera del pacifismo a Conte disertando le piazze, e chi invece come Letta insiste nel dire che il Pd non può essere ambiguo e deve mantenere il suo appoggio incondizionato all’Ucraina. E persino i cattolici si trovano in forte imbarazzo dopo che Conte ha chiamato a raccolta le piazze nel nome di Papa Francesco, l’unico leader mondiale che parla di pace e che ha saputo mantenere una posizione di vera neutralità. Graziano Del Rio ha infatti accusato Conte di essersi impadronito di un tema e di una piazza che non sono soltanto sue.
E intanto dal Nazareno c’è chi lavora per recuperare il rapporto con i 5Stelle almeno nel Lazio in vista delle elezioni regionali d’inverno. Sembra al momento molto difficile che possa sopravvivere il campo largo di Zingaretti con dentro tanto i 5S che il terzo polo, ma c’è chi sta operando perché almeno con una delle due parti l’alleanza resti in piedi. Al momento però né da parte dei 5Stelle, né di Calenda e Renzi sembra vi siano segnali di disponibilità ad un’intesa in virtù di un reciproco gioco di veti e controveti. Anzi, Conte sta facendo capire chiaramente che i pentastellati non hanno alcun timore di andare da soli e che non accetteranno accordi al ribasso. Il che tradotto vuol dire che l’alleanza si può fare ma alle condizioni che detteranno loro. Una strategia probabilmente rivolta a far capire che i giochi sono cambiati e che non è più il Pd ad avere il boccino in mano. Se poi i sondaggi a breve certificheranno il sorpasso, allora davvero per i dem le cose si metteranno molto male.



