La ricreazione è finita: centrodestra «unanime» su Giorgia Meloni

venerdì, 21 Ottobre 2022
2 minuti di lettura

Non è più tempo di giochetti mediatici. La ricreazione è finita. Ora si fa sul serio. Il centrodestra ritrova unità indicando in modo «unanime» al capo dello Stato il nome di Giorgia Meloni per il conferimento dell’incarico di formare il governo.

È la stessa premier in pectore a sottolineare questo carattere di unanimità nel brevissimo discorso davanti alle telecamere all’uscita dallo studio di Sergio Mattarella insieme alla folta delegazione, 12 persone, del centrodestra. «Siamo pronti, vogliamo procedere nel minor tempo possibile», ha aggiunto la Meloni, con accanto un Silvio Berlusconi impassibile e un Matteo Salvini con un sorriso appena abbozzato sulle labbra.

Ecco, per intuire i tempi della formazione del governo e lo stato attuale del  centrodestra, bastano pochissimi minuti di linguaggio del corpo. Tutti fermi, tutti composti, tutti seri. Il centrodestra punta a dare una immagine di solidità e di responsabilità. Nulla a che vedere con quanto avvenne nelle consultazioni del 2018, quando a parlare fu Salvini e Berlusconi, per rubargli la scena, si mise platealmente a fare il gesto della conta: ad ogni passaggio nel discorso del capo della Lega, il Cav mimava «uno…due… tre…». Fu una scena grottesca, che molti temevano di rivedere oggi, magari in altra forma. Invece no, stavolta il Cavaliere sembrava un statua di marmo. La ricreazione è finita.

Altro messaggio lanciato dal centrodestra riguarda la tempistica: «Intendiamo fare in fretta». L’incontro con il capo dello Stato è durato meno di un quarto d’ora. Pochissimi minuti lo “speech” della Meloni subito dopo. Il Paese rischia la crisi sociale e la recessione: la coalizione non vuole perdersi in chiacchiere, dopo l’alluvione di parole, spesso irresponsabili e velenose, dei giorni passati. Il clima pare oggi disteso. Le telecamere hanno mostrato i tre leader del centrodestra conversare tranquillamente all’uscita del Quirinale.

Quest’esigenza di celerità sembra condivisa anche da Mattarella. C’è la possibilità che il conferimento dell’incarico sia fulmineo e a quel punto la Meloni potrebbe accettare senza riserva, recandosi dal capo dello Stato già con la lista dei ministri.

Il capitolo più spinoso era quello della Giustizia, attorno a cui s’è svolto il braccio di ferro più duro tra Giorgia e Silvio. A quanto se ne sa, rimane fermo lo stop alla nomina di un ministro di Forza Italia, precisamente Elisabetta Casellati: per lei ci sarebbe il ministero delle Riforme. Il nuovo guardasigilli sarà probabilmente  l’ex magistrato Carlo Nordio, eletto deputato nelle liste di FdI. L’altro giorno si è svolto un incontro (chiarificatore?) tra Nordio stesso e Berlusconi. Presto comunque avremo la conferma (o la smentita) di questa ipotesi.

Un’altra patata bollente era diventata la nomina del ministro degli Esteri, dopo le esternazioni filo-putiniane di Berlusconi. Antonio Tajani, favorito per tale incarico, s’è dato da fare non poco, in queste ore, per rassicurare i circoli atlantici sulla saldezza della fede occidentale sua, del suo partito e persino di Berlusconi. «Sono qui – ha detto ieri, al vertice di Bruxelles tra i leader del Ppe – per confermare ancora una volta la posizione del mio partito, la mia posizione personale e la posizione del leader del mio partito a favore della Nato e delle relazioni transatlantiche, in favore dell’Europa e contro l’inaccettabile invasione russa dell’Ucraina». Parole che hanno ricevuto l’apprezzamento dei leader europei.  L’aspirante capo della Farnesina ha ottenuto la “benedizione” del capogruppo del Ppe a Strasburgo, Manfred Weber: «Sono felice che Antonio Tajani sia qui, è lui la garanzia dell’atlantismo e dell’europeismo di FI».

Queste parole risuonano però come una sorta di “dimissionamento” per Berlusconi. Bruxelles (sia come sede dell’Ue sia come sede della Nato) non gli perdona le polemiche provocate in questi giorni sulla politica estera dell’Italia. Non ha dato certo prova di serietà, il Cav,  quando ha provocato  una mezza crisi internazionale solo per “vendicare” Licia Ronzulli e alzare la posta nelle trattive per il governo.

Ma domani è un altro giorno. La ricreazione è finita.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.