Cdm-Meloni. Dopo le parole di destra ora i fatti di destra

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In attesa della legge di bilancio (con la regia pregressa di Draghi), che dovrà gestire la crisi economica ed energetica a partire dal prossimo Consiglio dei Ministri, quello di ieri ha cominciato a collocare il governo Meloni nella dura e complessa realtà dell’amministrazione pubblica, con le relative priorità da affrontare.

Dopo le “parole di destra” (merito, made in Italy, sovranità alimentare, natalità, famiglia etc), adesso cominciano i “fatti di destra”. Sperando di mettere la parola fine (ma sarà molto difficile) alle esternazioni strategico-estemporanee di una opposizione sinistra ormai alla frutta, senza idee e leadership degne di nota, ossessionata dalla figura emergente della premier “femminista al contrario” (si legga cortocircuito culturale della sinistra), e dal ritorno del fascismo; e la parola fine agli annunci di Salvini che mira unicamente a recuperare terreno dentro il partito, attraverso il già sperimentato protagonismo ministeriale del Conte-1, rischiando di fare danni oggettivi a Palazzo Chigi (si è meritato un “prima di parlare avvertimi” da Giorgia), e non da ultimo, le provocazioni di Berlusconi (in primis, sul tema della guerra), a metà tra il guastatore, il “rosicone” (stenta a recitare la parte da comprimario-ago della bilancia, un tempo dominus dello schieramento), e il poco lucido.

I provvedimenti di ieri sono, infatti, nel segno di un’inversione di tendenza rispetto ai modelli passati, confermando un equilibrio dinamico tra sovranismo e pragmatismo.
Il contrasto al rave party con l’introduzione di un nuovo reato (“in caso di condanna è sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e di quelle utilizzate per realizzare le finalità dell’occupazione”), ribadisce un discrimine netto, una cesura con l’approccio del governo giallorosso (la Lamorgese), totalmente giustificatorio, sociologico e inerte di fronte all’illegalità e allo sballo di una gioventù totalmente fuori registro. Con un messaggio tremendo dato alla collettività: chiunque può organizzare in Italia ciò che è illegale all’estero; chiunque può violare la proprietà privata, spacciare droga, uccidersi, bere alcol a fiumi, senza controlli.

Altra decisione in controtendenza, il provvedimento anti-mafia sulla stretta dei benefici penitenziari per chi non collabora (impostazione fortemente perseguita da Falcone e Borsellino). Oltre alla conferma, appunto, del carcere ostativo, pure il rinvio dell’entrata in vigore della riforma penale dell’ex ministro Cartabia al 30 dicembre, date le controindicazioni denunciate da una lettera firmata da quasi tutti i procuratori generali della Repubblica. Un rinvio, come ha sottolineato la Meloni nella conferenza stampa, che non pregiudica la rata del Pnrr, prevista per il 31 dicembre.
Infine, oltre ai sottosegretari non nominati per collusioni con indagini, le misure anti-Covid, con l’anticipo della fine dell’obbligo di vaccini al primo novembre per il personale sanitario. Sfumata la fine dell’obbligo di indossare mascherine negli ospedali.

Un cambiamento di rotta che contraddice le impostazioni ideologiche del “Regime-Covid” (la gestione etico-sanitaria del virus e dei vaccini), che hanno mortificato molti italiani e compresso per troppo tempo le libertà costituzionali.
Appuntamento ora al Cdm-2: con le prime iniziali misure anti-bollette.

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