Sorrisi a Bruxelles per Meloni, ma i nodi restano. E sono duri

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L’astronave sovranista ha fatto un giro a Bruxelles, giusto il tempo per consentire alla comandante Meloni di annunciare: «Non siamo marziani».

Gli abitanti del pianeta Ue hanno gradito la visita della extraterrestre. E le hanno ricambiato il sorriso. Ma è presto per dire se la tanto temuta (e da qualcuno auspicata) guerra dei mondi sia scongiurata.

La strategia della cordialità inaugurata dalla premier con gli ostici interlocutori europei sembra aver ottenuto un primo successo. L’affabilità esibita alla Meloni sia da Roberta Metsola (presidente del Parlamento Ue) sia da Ursula von der Leyen (presidente della Commissione) sia da Charles Michel (presidente del Consiglio europeo) non appare di pura facciata. I leader europei sono stati favorevolmente colpiti dal fatto che, per il suo esordio internazionale, il/la presidente del Consiglio abbia  scelto proprio Bruxelles e non sia andata né a Kiev, dove ha ricevuto l’invito di Volodymyr Zelenski,  né a Varsavia, dove governano conservatori affini a FdI. Il messaggio lanciato da Meloni era semplice: i rapporti con l’Europa sono una priorità per il nuovo governo italiano. E a Bruxelles hanno evidentemente gradito.

Ma siamo solo all’ouverture e l’allegretto andante delle prime note non vuole affatto dire che seguirà un’operetta. Sarà piuttosto un melodramma. Potrebbe essere certo a lieto fine. Ma potrebbe anche essere tragico.

L’opera vera comincerà quando la premier parteciperà al primo Consiglio europeo, quando cioè incontrerà i capi di Stato e di governo del continente, i veri azionisti dell’Ue. A partire da quelli di riferimento: Olaf Scholz ed Emmanuel Macron, più il codazzo dei leader “frugali” nordeuropei.

È in tale sede che emergeranno i veri nodi, tra i quali spiccano le regole di bilancio e il ritorno del patto di stabilità, dopo la “vacanza” determinata dalla pandemia. La faccenda s’annuncia complicatissima, perché la Meloni insisterà, dal canto suo, sulla necessità di istituire un fondo comune europeo per fare fronte all’emergenza energetica, argomento che produce da sempre l’orticaria nei governi del Nord Europa. Per l’Italia si tratta però di una necessità assoluta, perché il ritorno alle rigide regole del fiscal compact (in un momento peraltro di aumento dei tassi della Bce) potrebbe frustrare le speranze di ripresa economica per i prossimi anni.

Altro punto delicato riguarda la possibile modifica del Pnrr. Meloni ha detto che ne ha parlato con «franchezza» (nel linguaggio diplomatico vuol dire tono assertivo) alla von der Leyen. Potrebbe anche esserci la disponibilità di Bruxelles a qualche modifica non sostanziale, ma tale comunque da fornire un po’ di fiato alla nostra economia. Tutto dipenderà probabilmente da come verrà scritta la prossima legge di bilancio e da come la premier riuscirà a resistere alla pressione salviana per quei famosi “scostamenti” che fanno tanto inorridire i ragionieri europei.

Per quanto riguarda la questione migranti, Meloni ha insistito a Bruxelles sulla difesa  delle frontiere europee, ma la vicenda dei circa mille profughi in attesa, in questi giorni, di sbarcare in qualche porto mediterraneo sta riproponendo il tema di una prima accoglienza sulle coste italiane. A insistere su questo punto è, guarda caso, la Germania, visto che la nave con un centinaio di minori non accompagnati a bordo batte proprio bandiera tedesca. La Meloni se la deve però vedere anche con la pressione che viene in senso opposto da Salvini, il quale, forte della gestione porti che gli deriva dall’essere ministro delle Infrastrutture, vorrebbe replicare il braccio di ferro dell’estate 2019.

In linea di massima, Meloni potrebbe aspettarsi di tutto meno che sconti dai partner europei, non fosse altro perché il carattere di destra del suo governo è una comoda scusa per tenere sotto pressione l’Italia.

La premier potrebbe però oggi giocare qualche carta sulla freddezza calata tra Parigi e Berlino, fatto che sta mettendo seriamente in crisi il tradizionale asse franco-tedesco. I prossimi vertici europei saranno l’occasione per dimostrare la capacità della premier italiana di costruire nuove alleanze in Europa, incuneandosi tra le divisioni emerse in questi anni tra i governi Ue.

Una cosa, soprattutto, Giorgia dovrà dimostrare ai freddi alleati del vecchio continente: anche gli extraterrestri conoscono l’arte della politica.

 

 

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